Le battaglie di Maradona affinchè il calcio fosse un gioco senza interessi

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Ne ho lette tante su Diego Armando Maradona e francamente, tante, me le sarei risparmiate. L’ipocrisia prende, spesso e volentieri, il sopravvento quando una persona ci lascia. Fiumi di inchiostro, parole dettate troppo spesso dalla retorica. Di Diego si conosceva tutto e ancora oggi trova scomodo parlare del Diego che è stato, manco a parlare fossero tutti i Santi del Paradiso. Chi sono io per giudicare la vita di Maradona?  Io Diego l’ho conosciuto e frequentato tanti anni fa quando insieme abbiamo fatto televisione a Il Processo di Biscardi, e in quei dodici mesi ho scoperto una persona fantastica. Ricordo la genialità di Aldo Biscardi, che proprio il 26 novembre come oggi, ma del 1930, nasceva. La genialità dell’uomo che ha fatto la tv legata a quella del Dio Pallone, Diego Armando Maradona. Aldo lo scelse quale opinionista per il suo Processo.

Lo presentò a Montecarlo e la scelta non fu affatto casuale, perché proprio a Montecarlo, ogni anno si svolge il Golden Foot, il premio internazionale riservato ai calciatori che abbiano fatto la storia. E i vincitori, lasciano l’impronta del proprio piede sulla Champions Promenade di Montecarlo, quella che si affaccia davanti al Grimaldi Forum. Una particolare Walk of Fame in stile Hollywood Boulevard sul lungomare monegasco. Nel 2003, la prima edizione fu vinta da Roberto Baggio, che lasciò le impronte dei piedi insieme a Gianni Rivera, Just Fontaine, Eusebio e Diego Armando Maradona. Ed ecco l’occasione per unire la premiazione di Diego, con la presentazione dell’argentino quale nuovo volto del Processo. Un successo senza precedenti.

La mattina, in uno dei più rinomati hotel di Montecarlo, ero in attesa di Diego per la conferenza stampa. Aldo aveva preparato tutto nei minimi particolari, demandando alla figlia Antonella, la preparazione non solo della giornata, ma dell’intero palinsesto televisivo. Era lei, Antonella Biscardi, a doversi prendere cura di Maradona, che anche nella vita di tutti i giorni, era immarcabile, come lo era una volta in campo. La regia di Antonella fu straordinaria, Diego la seguì passo passo nella sua nuova veste televisiva. E poi c’erano gli intermezzi, quelli privati, lontano dall’occhio della telecamera, che rendevano Diego più bello. Un tipo solare, persino refrattario alla pubblicità. Diego Armando Maradona e Aldo Biscardi hanno segnato nel 2003 un incredibile record di ascolti.

Aldo sapeva che bastava una parola per innescare Diego e così dal nulla nascevano duetti che inchiodavano l’ascoltatore davanti alla tv, perché Diego non era mai banale. Una persona vera, che capiva di calcio come pochi altri, che innescò subito una battaglia cruenta con l’ex presidente della Fifa Blatter che secondo Diego non faceva il bene del calcio. “Scrivilo”, mi disse una sera, “il calcio ha bisogno di gente che lo ami, non che lo sfrutti per i propri interessi”. E non perdeva occasione Diego per rimarcare in  pubblico gli errori di Blatter, tanto che con entusiasmo accolse la notizia datata 2015 dello scandalo corruzione che investì il numero uno della Fifa, squalificato insieme a Platini per otto anni. E non a caso l’arrivo di Gianni Infantino alla presidenza, segnò anche l’arrivo di Maradona alla Fifa. Ambasciatore nel mondo, di quel calcio pulito che Diego ha sempre sognato.

Poi c’è Napoli che non finirà mai di piangere il suo scugnizzo dai piedi buoni e dal cuore d’oro. Basta affacciarsi in queste ore tra il murales dei quartieri Spagnoli al San Paolo, per rendersi conto di chi fosse Diego Armando Maradona per i napoletani. Quell’anima che adesso aleggia sopra uno stadio che presto sarà ribattezzato in Stadio Diego Armando Maradona. Perché tutto si compie, nel nome del più grande, portato via troppo presto, diventato eterno come le sue giocate, i suoi gol. E pensare che c’è ancora chi parla di Diego e delle sue storie. Ma chi siamo noi per giudicare. L’unica cosa che possiamo fare, è dire Grazie Diego per averti visto giocare, per esserti stato amico di tutti i giorni, in un inverno del 2003, che ci ha fatto innamorare di un uomo oltre che di un eterno campione. Grazie di tutto Diego.

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