Bambini e adulti: la differenza di azione di Omicron

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Oggi sappiamo che Omicron invade meglio i nasi dei giovani rispetto ad altre varianti. E la perdita dell’olfatto può predire problemi di memoria. A dimostrarlo sono alcuni studi recenti sul Covid -19. Il naso dei bambini si difende meno bene dall’Omicron La variante Omicron risulta più efficiente nell’infettare i bambini e gli adolescenti attraverso il naso rispetto alle versioni precedenti del coronavirus. Gli studi condotti sul SARS-CoV-2 originale e su alcune sue varianti hanno rilevato che il virus è stato accolto da risposte immunitarie più forti nelle cellule che rivestono i nasi dei bambini rispetto alle cellule nasali degli adulti ed è stato meno efficiente nel creare copie di sé stesso nei nasi dei bambini. Esperimenti in provetta condotti mescolando il virus con le cellule nasali di bambini sani e adulti sani hanno rilevato che le difese antivirali nei nasi dei bambini «erano nettamente meno pronunciate nel caso di Omicron», hanno riferito i ricercatori su PLOS Biology.

I ricercatori hanno anche riferito che Omicron si è riprodotto in modo più efficiente nelle cellule nasali dei bambini rispetto a Delta e al virus originale. «Questi dati sono coerenti con l’aumento del numero di infezioni pediatriche osservato durante l’ondata di Omicron», scrivono i ricercatori. Il picco della quinta ondata si è raggiunto il 14 luglio, data dopo la quale il numero dei contagi e la percentuale dei tamponi positivi rispetto alla percentuale dei tamponi eseguiti sono stati in progressivo decremento. In analogia a quanto osservato nelle precedenti ondate, la diminuzione dei ricoveri in area medica ed in terapia intensiva (che in alcune regioni ha raggiunto livelli di guardia), così come il numero dei decessi, diminuirà progressivamente nel corso delle prossime settimane dal momento che esiste un gap temporale tra diminuzione dei contagi e decrescita di questi parametri. Secondo una simulazione matematica assai attendibile, perché ricalca di fatto quanto avvenuto nei mesi passati in Portogallo, paese colpito prima di noi da Omicron 5, si dovrà però attendere la fine di agosto per avere un numero di contagi e una percentuale di occupazione di posti letto in area medica e in terapia intensiva ed un numero di decessi pari a quello che erano prima della 5° ondata.

Osservando criticamente quanto avvenuto nel corso di quest’ultima, si può sicuramente dire che c’è stata un’importante diffusione del contagio, così come testimoniato dal numero rilevante di soggetti colpiti anche se, a fronte di questo aumento, l’impatto sui ricoveri in area medica e soprattutto in terapia intensiva è stato limitato. Questo andamento, che ricalca quanto osservato nella precedente ondata da Omicron 1, è dovuto ad un mix di situazioni rappresentate da: minore aggressività del virus che tende a causare meno forme polmonari, positivo impatto della vaccinazione completata da uno o due richiami ed oggettiva riduzione per l’alta trasmissibilità della sotto variante Omicron 5 della platea dei contagiati.

In questa fase, non è peraltro possibile fare previsioni per l’autunno, anche se è lecito ipotizzare che sarà necessario effettuare un richiamo con un virus aggiornato, in coincidenza con la vaccinazione antinfluenzale, per adeguatamente adattarsi a questa nuova situazione epidemiologica che si può definire di endemicità di SARS-CoV-2 e che implica un mutamento di passo anche nell’approccio in termini di sanità pubblica. Infatti, pur ribadendo le notevoli differenze in termini di diffusione e gravità che sussistono con altre virosi respiratorie e l’influenza, bisognerà adattare i tempi ed i modi di isolamento e di quarantena di COVID-19 alla mutata situazione epidemiologica rappresentata oggi dalla necessità di convivere con il virus, certi che SARS-CoV-2 continuerà a circolare anche se la pandemia terminerà.

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