Azzurri uniti per l’impresa: Milano-Cortina nel segno del tricolore

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Si comincia. Ecco Milano-Cortina, sedici anni dopo Torino e a 70 di distanza da Cortina 1956. Lo Stadio San Siro chiesto in prestito al calcio per una cerimonia inaugurale che si preannuncia fantasmagorica. Effetti speciali, colori di luce ed un progetto che avrà un migliaio di “attori” protagonisti. Ad esibirsi, saranno artisti di fama internazionale, da Andrea Bocelli a Laura Pausini che recentemente era stata testimonial anche al Mondiale per Club di calcio negli Stati Uniti, senza dimenticare la presenza di Mariah Carey e Pierfrancesco Favino e molti altri ancora, a colorare il cielo sopra Milano. Diciotto giorni di gare fino all’ultimo atto del 22 febbraio. Attese e speranze, soprattutto in casa azzurra, di cui abbiamo già parlato dettagliatamente. Adesso la parola spetta al campo, unico giudice in grado di tagliare il traguardo almeno delle venti medaglie per eguagliare e magari superare il tetto toccato nel 1994 a Lillehammer. L’Italia ci crede e confida nel fattore campo per provare a sfondare quel muro per scrivere sul libro bianco dei Giochi un’altra meravigliosa pagina per il nostro sport: sulle spalle di Sofia Goggia, Arianna Fontana, Federica Pellegrino, Michela Moioli, Federica Brignone, per un progetto ambizioso, ma alla nostra portata.

Ma non sarà solo il singolo a fare la differenza, perché in questa Italia c’è la forza del gruppo che potrebbe incidere in maniera particolare. Si dice che l’unione fa la forza, l’unione che si manifesta attraverso la fusione di intenti dei vari gruppi sportivi, dalle Fiamme Oro a quelle Gialle, Esercito e Carabinieri, gli angeli della porta accanto, quelli che quotidianamente si occupano della nostra sicurezza sul territorio nazionale, che faranno da colonna sonora ai Giochi di Milano Cortina. Si gareggia singolarmente, ma dietro un lavoro di squadra che non si vede ma si sente una volta in campo. La forza del gruppo che va al di là del personalismo, la rivalità che si trasforma in una forza sconosciuta che l’atleta avverte una volta in pista, perché non c’è solo un nome da difendere, ma la cultura di un gruppo sportivo, uno spirito di squadra che fa aumentare l’autostima, accresce la fiducia e aumenta la competitività, perché il talento individuale si mischia al successo condiviso dagli atleti.

Così si vince, con la coesione tra i vari atleti che si vede anche nei giorni che hanno preceduto l’appuntamento olimpico. Poi, inevitabilmente, resta anche il nome stampato sull’albo d’oro olimpico, ma ai Giochi si viaggia sulle ali di un impegno condiviso che va persino al di là della vittoria del singolo. Che pure conta. Ma è il gruppo a fare la differenza, barriere divistiche abbattute e insieme a trainare il Corpo verso il successo.

E in questo campo, siamo favoriti, perché presentiamo a Milano-Cortina, il meglio dei nostri gruppi sportivi che anche in passato hanno dimostrato qualità e senso di appartenenza. Lo diciamo a denti stretti, ma stavolta, al netto di qualche solista che non arriva al meglio della condizione, ci sono tutte le credenziali per fare meglio di Pechino e abbattere il muro di Lillehammer. Giochiamo in casa, vogliamo dimostrare al mondo olimpico in primo luogo la qualità organizzativa, ennesimo banco di prova in vista di altri grandi eventi già programmati per l’immediato futuro, ma soprattutto vogliamo sorridere e alzare le braccia al cielo, davanti ai nostri tifosi, far suonare il più possibile l’inno nazionale. Perché nonostante De Coubertin, l’importante non è partecipare. Ma vincere.

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