Il 30 giugno 1908, il cielo della Siberia nella regione di Tunguska venne squarciato dall’esplosione di un piccolo corpo celeste, non sappiamo se fosse un asteroide oppure una cometa. L’evento distrusse una vasta area di foresta siberiana e venne rivelato dai sismografi di tutta l’Europa e l’Asia.
Ecco perché le Nazioni Unite hanno scelto il 30 giugno come Asteroid Day. L’iniziativa non vuole spaventare il pubblico ma piuttosto spingerlo ad informarsi sugli asteroidi che sfrecciano a miliardi nel sistema solare. Sappiamo che sono un potenziale pericolo per l’umanità e, benché la probabilità di essere colpiti sia molto piccola, cerchiamo di imparare a deviarli, come ha fatto nel 2022 la missione DART della NASA. Gli effetti a lungo temine dell’impatto intenzionale sull’asteroide Dimorphos saranno studiati dalla missione HERA dall’ESA che arriverà in loco alla fine del 2026.
Gli asteroidi, però, rappresentano anche la memoria storica della nascita del sistema solare. Sono vere e proprie capsule del tempo, perché sono identici a com’erano 4,5 miliardi di anni fa e la loro composizione ci può rivelare molto sulla formazione dei pianeti e, forse, anche darci qualche indizio sull’origine della vita. Di sicuro, parte dell’acqua dei nostri oceani ci è stata portata da asteroidi e comete, che, quando hanno colpito la giovane Terra, potrebbero avere disseminato molecole organiche che sono i mattoni fondamentali per lo sviluppo della vita.
Per mettere alla prova questa affascinante ipotesi, sia l’agenzia spaziale giapponese (JAXA) sia la NASA hanno visitato asteroidi carboniosi, i più comuni tra i sassi celesti. La JAXA ha scelto Itokawa e Ryugu mentre la NASA si è concentrata su Bennu che è stato a lungo studiato dalla missione OSIRIS REx. Il 20 ottobre 2020, la sonda si è avvicinata alla superficie sassosa dell’asteroide e, sparando azoto dal suo braccio robotico, ha smosso una nuvola di polvere dell’asteroide, per poi aspirare più di 120 grammi di materiale, subito chiuso in un contenitore stagno che poi è stato riportato a terra.
In parallelo, la NASA pianifica di studiarne altri. La missione Lucy è in viaggio verso gli asteroidi che orbitano vicino a Giove, mentre la sonda Psyche si sta dirigendo verso la fascia degli asteroidi per studiare 16Psyche, il più grande dei 9 asteroidi metallici che conosciamo. È stato scoperto dall’Osservatorio di Capodimonte nel 1852 e, oltre farci sognare di ricchezze infinite, potrebbe aiutarci a capire il nucleo della nostra terra che è sotto i nostri piedi, ma irraggiungibile.
Tornando a Bennu, nei campioni raccolti dalla missione Osiris-REX è stata rivelata presenza di acqua in minerali idrati, oltre ad abbondante carbonio. Ma era solo l’inizio: la grande quantità del materiale raccolto ha permesso di fare analisi molto dettagliate che hanno rivelato la presenza di 16mila tipi di molecole organiche. Tra queste, 16 dei venti tipi di amminoacidi che le nostre cellule usano per fare le proteine. Inoltre sono stati trovate adenina, guanina, citosina, timina e uracile, vale a dire le cinque basi che costituiscono DNA e RNA.
Il bellissimo risultato della missione OSIRIS REx della NASA non è però una totale sorpresa. La glicina, che è l’amminoacido più semplice, era già stata trovata nei granelli di polvere raccolta dalla chioma della cometa Wild 2 dalla missione NASA Stardust, ed anche l’analisi del meteorite di Murchinson, caduto in Australia nel 1969, aveva rivelato la presenza di zuccheri e amminoacidi. Sappiamo che, all’inizio della storia del sistema solare, la giovane Terra è stata sottoposta ad un intenso bombardamento da parte di asteroidi e comete. Qualcuno di questi oggetti potrebbe avere portato sulla Terra i mattoni della vita? È un’ipotesi affasciante sulla quale riflettere nel corso dell’Asteroid Day.

