Annus horribilis

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vaccarella-150x15031Si chiudono con le immagini di un traghetto in fiamme, con le voci dei sopravvissuti e i volti dei bambini impauriti e tremanti, la tragica contabilità di morti e dispersi, questi dodici mesi lunghissimi della cronaca nera. Il Norman Atlantic in fiamme, un altro Titanic come due anni fa era stato il Concordia, anch’esso protaganista del 2014 ma con la spettacolare operazione di recupero nel giugno scorso e l’ultimo viaggio verso il porto di Genova per lo smantellamento e l’oblio.

Un anno difficile, quello appena trascorso, un anno di sangue. Ancora una volta un anno di femminicidi, decine e decine di donne uccise dai compagni, dai mariti, dai fidanzati. Come Veronica Valenti, assassinata a fine ottobre con 60 coltellate dall’ex fidanzato senegalese, o Sonia Trimboli, strangolata con un laccio dal 42enne Gianluca Gerardo Maggioncalda. E poi Angelina Butera e la figlia Concetta Traina di San Giovanni Gemini, massacrate a colpi di lama dal fidanzato trentenne della ragazza Mirco Lena, forse per gelosia, o ancora a settembre la 34enne Alessandra Agostinelli, assassinata dal marito a Subiaco; e Maria Stella Puntillo coi figli Luca e Chiara per mano del padre e marito Vito a Potenza. Un elenco lunghissimo, un anno di stragi, questo, come quella compiuta da Carlo Lissi, che stermina la famiglia e poi confessa dopo aver tentato un’incredibile messinscena.

Proprio la madre coi due bambini – di 5 anni e 20 mesi – le vittime del massacro di Motta Visconti, perché ostacolavano l’irrefrenabile desiderio di un amore nuovo di Lissi. Non gli unici angeli volati in cielo in questo 2014 di morte che resterà nella memoria per altre creature innocenti strappate alla vita da madri e padri assassini. Fra loro il piccolo Carmine De Santis, 11 anni, ucciso dalla mamma Daniela Falcone a Cosenza: ammazzato a colpi di forbice in auto dalla donna, che prima lo aveva immobilizzato con la cintura di sicurezza. All’inizio dell’anno, a febbraio, era stato Michele Graziano, 37 anni, ad accoltellare i suoi bambini, Elena e Thomas, 9 e 2 anni; sul finire di questo 2014 invece sono i volti del piccolo Loris Stival, secondo la procura ucciso dalla madre Veronica nel ragusano, e del tredicenne Simone Forconi, ammazzato dalla madre nelle Marche, a restare negli occhi dei lettori e telespettatori italiani.

Delitti presto risolti, questi, a differenza di un giallo che invece proprio quest’anno ha trovato – forse? – soluzione definitiva: l’omicidio di Yara Gambirasio a Brembate, per il quale è finito in carcere il presunto assassino, Massimo Bossetti. Presto per dire una parola certa, su questo caso che ha sconvolto l’opinione pubblica. Chiusa per sempre invece un’altra vicenda, un giallo a quanto pare ormai destinato a rimanere irrisolto: l’omicidio di via Poma, il delitto di Simonetta Cesaroni. A febbraio la Cassazione ha scritto la parola fine sul lungo processo che vedeva imputato l’ex fidanzato della vittima: per la giustizia italiana Raniero Busco è un uomo innocente ed esce definitivamente dall’inchiesta. Che ora, semmai questo accadrà, dovrà ripartire da zero.

E a proposito di inchieste, proprio in questo 2014 gli italiani sono tornati a respirare l’aria di quella che parrebbe una nuova Tangentopoli. Dal Mose di Venezia all’Expo di Milano, in quest’anno si è scoperto che non c’è opera pubblica immune dalla corruzione, sempre più arrogante, sempre più estesa, sempre più vorace. Milioni e milioni euro divorati da nord a sud passando per partiti di destra, di sinistra e di centro. Come degna conclusione, l’indagine su Mafia Capitale, altre valanghe di soldi sottratte alla cosa pubblica nel modo più infame, lucrando sulla pelle degli ultimi, dai centri d’accoglienza per migranti ai fondi per l’emergenza abitativa.

Non sono immuni, se non dalla corruzione, quanto meno dall’incapacità e dagli sprechi, neppure le opere per la salvaguardia della sicurezza pubblica: negli occhi di tutti restano i filmati degli argini dei fiumi sbriciolati come biscotti da quelli che una volta erano forti acquazzoni e che oggi invece chiamiamo bombe d’acqua, forse per darci ragione della loro potenza distruttiva. Già, perché in Italia, quest’anno, ogni volta che ha piovuto un po’ più del normale, sono state alluvioni e piccole o grandi catastrofi, dalla Toscana alla Liguria, dall’Emilia fino a Milano. Insomma un ritratto a tinte forti, per un anno di cronaca di un paese in cui ogni problema diventa emergenza e ogni emergenza è subito calamità. Con la speranza che il 2015 non si apra con un’emergenza neve – in queste ore sta cadendo e già si fermano treni e vie di comunicazioni – e l’augurio che il nuovo anno sia migliore del precedente. Tutto sommato non sarà difficile.

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