Nel Vangelo di Luca, c’è sicuramente una tra le più belle e significative pagine scritte e riportate dall’evangelista, che sembrano quasi un testo poetico: quello dell’Annunciazione e dell’arrivo dell’angelo nella casa di una fanciulla: Maria. Rileggendo il brano sembra a distanza di tempo di rivivere quei momenti, di immaginare la scena: siamo a Nazareth, una piccola cittadina a nord di Israele, nella storica regione della Galilea, situata in una zona decisamente collinare a circa 450 metri sopra il livello del mare.
I Vangeli non raccontano quale fosse l’età della Vergine, ma gli studi storici e culturali sul contesto ebraico del I secolo, suggeriscono che Maria fosse molto giovane, infatti nella società dell’epoca, le ragazze venivano promesse in matrimonio già durante l’adolescenza e spesso si sposavano tra i 12 e i 16 anni. È quindi probabile che Maria fosse ancora adolescente. All’improvviso un angelo, Gabriele, si presenta a Maria: “Rallegrati piena di grazia”. E qui per la prima volta nel Vangelo viene usata la parola grazia, col significato di “dono gratuito”, la Vergine è “piena di grazia” per una scelta divina, Dio stesso la chiama ad un compito unico e importante. Così scrive don Luis Cruz, sacerdote dell’Opus Dei: “La ‘piena di grazia’ è il nome che Dio stesso le ha dato, per indicare che da sempre e per sempre è l’amata, la scelta per accogliere il dono più prezioso, Gesù, l’amore incarnato di Dio”.
E appare evidente che la “grazia” è la presenza di Dio stesso in lei, e qui sta la grandezza e al tempo stesso la semplicità di quest’umile fanciulla nazarena che ascolta tutto quello che dice l’angelo. Non dimentichiamo che nel linguaggio della Bibbia, la “grazia”, non è un elemento esterno, ma è quel qualcosa che trasforma all’interno la persona stessa che la riceve. Così Maria è capace di accogliere l’annuncio e di rispondere liberamente proprio perché sostenuta da questa grazia.
Scrive ancora don Luis Cruz: “La storia di Maria, così, è la storia di un Dio che sorprende. E Maria si lascia sorprendere dall’annuncio dell’Angelo, non nasconde la sua meraviglia, nello stupore di capire che Dio vuole farsi uomo e che ha scelto proprio lei per essere sua madre…”. E la Vergine, ascolta dall’angelo Gabriele, che diventerà la madre di Gesù, e risponderà: “Avvenga per me secondo la tua parola”, è un “sì” totale, che in latino s’identificherà con quel “fiat”, che significa proprio “sia fatto”.
In questa semplice risposta, scopriamo in Maria, la totale accoglienza della volontà di Dio, si fida ancor prima di comprendere quello che accadrà, la sua non è una scelta obbligata, ma è libera di scegliere, e allo stesso tempo, crede ed è sicura e convinta che tutto quello promesso da Dio, si realizzerà. Con il suo “sì”, proprio la Vergine Maria, permette l’incarnazione di Gesù, aprendogli la strada nel mondo.
La scelta del 25 marzo per celebrare l’Annunciazione non deriva da una data storica certa, ma da un insieme di motivazioni teologiche, simboliche e tradizionali che si sono consolidate nei primi secoli del cristianesimo. Il 25 marzo si colloca vicino all’equinozio di primavera, un periodo che nell’antichità simboleggiava la rinascita della natura. Questo rafforza ancora di più il significato spirituale dell’evento: con l’Annunciazione inizia una nuova vita non solo per Maria, ma simbolicamente per tutta l’umanità. La data si è consolidata nella liturgia della Chiesa già tra il IV e il V secolo, diventando una delle feste più importanti dedicate alla Vergine Maria.
Le prime tracce di una possibile festa dell’Annunciazione compaiono nell’area dell’Impero Romano d’Oriente, soprattutto a Costantinopoli e si svilupparono dopo il Concilio di Efeso del 431 d.C. dove si proclamò Maria come Theotokos, Madre di Dio.
E’ probabile inoltre che già nel IV secolo, in Palestina, ci sia stata una festa che celebrava l’incarnazione, e quindi l’Annunciazione. Si sa infatti che la madre dell’imperatore Costantino, S. Elena (248-330) fece edificare una grande basilica nel 330, sul luogo dove la tradizione poneva la casa e la grotta della Madonna. Successivamente la basilica moderna venne inaugurata nel 1969, e quella superiore è dedicata a Maria, mentre quella inferiore custodisce la grotta della Sacra Famiglia. A Roma la data del 25 marzo si attesterà solamente entro il VII secolo, e sarà Papa Sergio I (687-701) a renderla in maniera stabile e solenne nella liturgia romana.

