Amare chi viene scartato

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ramonda

Non si può amare Dio che non si vede se non amiamo i fratelli che vediamo. È la carta di credibilità dell’amore, anche dell’amore ai poveri. Figli di uno stesso Padre, dobbiamo andare incontro a tutti, partendo dal prossimo, da quelli che generalmente scartiamo. Diceva don Oreste Benzi: «La fraternità è la conseguenza di un’esperienza mistica: scoprire di essere figli di Dio; non è frutto di un proposito, è frutto di una conversione. Se è debole la relazione con Dio diminuisce anche la relazione con il fratello. La fraternità ci allena al dialogo sempre e comunque, oltre ogni barriera ed incomprensione».

E papa Giovanni XXIII nella Pacem in terris diceva che “la pace deriva dalla giustizia”. Cioè bisogna ripartire dai fratelli più poveri, molte volte considerati cose, spazzatura, con una scelta non assistenzialistica ma di condivisione. Tutti, a partire dagli ultimi, devono partecipare ai doni di Dio, del creato, avere una famiglia che li accoglie, una casa, il diritto alla scuola, alla salute, al lavoro.

“Bisogna prendersi cura di ogni persona, specie del più piccolo e indifeso” sottolinea spesso papa Francesco. Perché le sue parole non rimangano flatus vocis, parole vuote, che ci commuovono ma non ci trasformano, dobbiamo partire da noi sulla via della fraternità, amando per primi, gratuitamente, senza chiedere nulla in cambio, partendo dalla stima per il fratello, che può portare anche alla correzione fraterna come spiegato bene dall’evangelista Matteo nel discorso ecclesiale (Matteo cap. 18).

La fraternità vince l’indifferenza o il particolarismo, lo stare solo con quelli che la pensano come te. Nella scelta della fraternità non si sta insieme per affinità ed empatia, ma perché il Signore ci ha chiamati a percorrere lo stesso pezzo di strada; un segno importante della presenza del Regno e, unita alla condivisione diretta con i poveri, rende concreto il volto accogliente di Dio.

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