Alla Grotta Rossa la Festa del Riconoscimento: la rinascita di una vita

Don Oreste Benzi alla Festa del Riconoscimento per i ragazzi che hanno finito il programma della comuntià terapeutica

Ogni anno, il 26, la Comunità Papa Giovanni XXIII si raccoglie per celebrare la Festa del Riconoscimento, un appuntamento fortemente voluto da Don Oreste e diventato nel tempo uno dei momenti più significativi per i ragazzi e le ragazze che concludono il loro percorso in comunità terapeutica.

Non si tratta semplicemente della fine di un cammino, ma di un passaggio decisivo: il momento in cui una persona viene restituita alla propria famiglia, alla comunità e alla società, dopo essersi temporaneamente ritirata per affrontare il “buco nero” delle dipendenze patologiche. È un ritorno che non è mai scontato, ma profondamente conquistato.

La celebrazione, che si svolge alla Grotta Rossa, vede riunite tutte le comunità terapeutiche con i ragazzi, gli educatori e le famiglie. È un segno concreto che questo passaggio non è privato, ma comunitario: il reinserimento nella società è un atto che riguarda tutti, perché tutti siamo chiamati a riconoscere il valore di una vita che rinasce.

Non a caso si parla di riconoscimento. I familiari riconoscono il cammino compiuto dai loro figli; la comunità parrocchiale e la Comunità Papa Giovanni, insieme agli educatori, riconoscono l’impegno, la fatica e la crescita di questi ragazzi; e, nella celebrazione eucaristica, è il Signore stesso che benedice questo ritorno, come una vera e propria restituzione della dignità. Una dignità che l’uso di droghe e sostanze aveva progressivamente consumato, ma che non è mai andata perduta.

I ragazzi attendono questa giornata con emozione e consapevolezza. La vivono come un momento solenne, carico di significato. Anche la Chiesa locale e la diocesi, con la presenza costante di un vescovo, riconoscono l’importanza di questa festa, confermando quanto il tema delle dipendenze e del recupero sia una responsabilità condivisa.

Negli ultimi anni, il dramma delle dipendenze è entrato con forza anche nel dibattito pubblico e politico. Sempre più si comprende che la vera sfida è la prevenzione: investire perché giovani e adulti non cadano nella spirale delle dipendenze, che oggi non riguardano solo le sostanze, ma anche l’alcol, le droghe sintetiche, il crack, il gioco d’azzardo e il gioco online. Dipendenze che generano enormi costi umani, sociali e sanitari.

Accanto alla prevenzione, è fondamentale abbattere lo stigma che ancora circonda le dipendenze. Troppo spesso la vergogna e il silenzio ritardano l’intervento, lasciando famiglie e persone sole nella sofferenza. Parlare, andare nelle scuole, incontrare i giovani nei luoghi della loro quotidianità, costruire una cultura del dialogo e della responsabilità: tutto questo è parte integrante della cura.

Oggi, inoltre, emerge con forza un’altra sfida: la cosiddetta doppia diagnosi, quando alla dipendenza si affiancano gravi problematiche psicologiche o psichiatriche. È un fronte su cui il sistema sanitario e sociale è chiamato a lavorare con maggiore integrazione e sinergia, per non lasciare nessuno indietro.

Se Don Oreste potesse parlare oggi ai ragazzi che il 26 concludono il loro percorso, ricorderebbe loro una verità semplice e radicale: il vuoto non si colma con qualcosa, ma con qualcuno: quel qualcuno è Gesù, che li ha pensati e voluti come parole irripetibili di Dio, perle preziose. In questo cammino hanno riscoperto quella perla, imparando a custodirla e a farla brillare. La Festa del Riconoscimento è questo: non la celebrazione di una fine, ma l’inizio di una vita nuova, finalmente riconosciuta.

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