VENERDÌ 19 FEBBRAIO 2016, 000:01, IN TERRIS

Il canguro degli altri

AUTORE OSPITE
Il canguro degli altri
Il canguro degli altri
Povera bestia, il canguro. Stavolta ha fatto proprio una brutta fine. Peggio che in Australia, dove per il sovraffollamento dei marsupiali a ridosso delle aree urbane ne è consentita la caccia. Da noi il canguro è morto a fuoco lento, sulla graticola del Senato. O meglio, sulla stepchild adoption, che se avessero avuto il coraggio di parlare italiano, sarebbe l’adozione del figlio del partner. Che a sua volta tiene sulla graticola l’intera maggioranza di governo.

Alla base c’è un problema tutto nostro: negli ultimi anni le leggi più importanti non vengono più discusse in Parlamento, come previsto dalla Costituzione, ma vengono votate a colpi di fiducia: senatori e deputati possono solo prendere o lasciare. E di solito prendono.

Questa volta sul disegno di legge sulle unioni civili non è stata posta la fiducia: soltanto perché le forze di governo sono completamente spaccate sui diritti delle coppie omosessuali. Ma si è tentato comunque un trucco parlamentare che ne ricalca gli effetti. Appunto, il cosiddetto canguro: un emendamento mostruoso che serve a saltare tutte le proposte di modifica della legge in discussione e passare direttamente all’approvazione. Secondo diversi giuristi è contro la democrazia, oltre che contro la Costituzione. Eppure, negli ultimi tempi ha preso parecchio piede, anche per fronteggiare soggetti come Calderoli che si vantano di bloccare i lavori parlamentari con milioni di emendamenti prodotti al computer. Con il canguro, quindi con uno schiaffo alla democrazia, sono passate riforme costituzionali come quella del Senato o comunque fondamentali, come quella del sistema elettorale, l’Italicum. Due leggi, guarda caso, che diminuiscono il potere di voto degli elettori.

Stavolta per far passare il salto a piedi pari del confronto parlamentare non bastavano i voti di tutti i senatori che hanno cambiato casacca. Il PD sperava nei 5 Stelle, favorevoli una volta tanto ad una legge voluta da Renzi. Ma gli ex grillini (ormai Grillo è uscito dal simbolo) a votare un canguro dopo averne subiti tanti non ci sono proprio riusciti. Quindi: sì alla legge, no al canguro.

Lo scenario che si apre è uno spettacolo che non vedevamo da tempo: un dibattito parlamentare vero. Su grandi temi etici poi, come negli anni 70 per il divorzio e l’aborto. Non è la fine del mondo, anzi. Finalmente vedremo quanti sono veramente favorevoli alle unioni civili nel PD e nella maggioranza e quanti no. Perchè su una questione così importante, sulla quale siamo ultimi in Europa, a prescindere da come la si pensi, non è onesto fare i pesci in barile.

Non ci vorrà nenache tanto. Per votare i temutissimi 500 emendamenti non serve più di una settimana di lavoro. O meglio, sei giorni lavorativi, che però per i parlamentari italiani abituati a lavorare dal martedì al giovedì, corrispondono a due settimane.
Certo, se al Senato potesse arrivare l’esercito dei cinesi delle primarie, il problema non si porrebbe e alla bouvette starebbero già mangiando riso alla cantonese e ravioli al vapore da un pezzo. E invece, si mangerà canguro arrosto, almeno per un po’.
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