2 giugno 1946: uno spartiacque profondo con il passato regime autoritario

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La scelta istituzionale fu affidata alla decisione popolare. Proprio in occasione della scelta tra Monarchia e Repubblica, Alcide De Gasperi fece osservare che solo una consultazione referendaria poteva offrire “il senso democratico e pacificatore di un consenso esplicito della maggioranza della popolazione”. Il 2 giugno 1946 si celebrò il referendum in cui le cittadine e i cittadini italiani scelsero la Repubblica. Fu la prima volta che votarono anche le donne.

Lo stesso giorno si svolsero le elezioni per l’Assemblea costituente: circa un terzo di voti andarono alla Democrazia Cristiana, un terzo ai partiti di sinistra (socialisti e comunisti), un altro terzo ai partiti c.d. laici minori. L’Assemblea iniziò i suoi lavori il 25 giugno 1946 che vennero completati con la promulgazione della Costituzione il 27 dicembre 1947. A distanza di un secolo dalla concessione dello Statuto Albertino venne adottata la Costituzione repubblicana. Il nuovo Testo fondamentale, votato a larghissima maggioranza (453 voti a favore e 62 contrari), introdusse significative novità: un sistema di garanzie per i diritti fondamentali della persona e dei gruppi intermedi, segnando uno spartiacque profondo con il passato regime autoritario.

Con la Costituzione si affermò il principio personalista e la garanzia delle formazioni sociali. Il fondamento dell’autorità pubblica venne radicato sul libero consenso dei cittadini. Il governo della maggioranza diede risalto al rispetto delle minoranze.

L’origine compromissoria della Carta costituzionale rifletteva esattamente gli esiti del Referendum del 1946 e consentì di elaborare un progetto politico e sociale basato sugli ideali di democrazia e libertà. Con il pieno riconoscimento dell’uguaglianza formale e sostanziale e delle autonomie territoriali in un quadro unitario, la tutela giudiziaria dei diritti e la collocazione dell’ordinamento italiano nel più ampio contesto internazionale.

L’Italia repubblicana acquista una precisa identità nel segno della valorizzazione del pluralismo e della solidarietà “come vincolo reciproco nella cittadinanza”, come ha affermato il Presidente della Repubblica in una recente intervista sul significato storico del Referendum. Il patto repubblicano ha rappresentato il collante per la comunità nazionale e ha reso possibile l’emancipazione dei cittadini anche meno abbienti dalla povertà materiale e culturale attraverso l’affermazione dei diritti sociali, grazie al carattere gratuito del diritto allo studio, del diritto alla salute, del diritto all’assistenza e alla previdenza.

Settantacinque anni di storia in cui grazie alle istituzioni repubblicane è stato possibile superare le prove più difficili della stagione del terrorismo e delle stragi mafiose, delle crisi economiche e dei disastri naturali che si sono abbattuti sul territorio nazionale.

Per volontà di Carlo Azeglio Ciampi venne ripristinato il giorno festivo del 2 giugno con la legge 14 novembre 2000. Il grande merito del Presidente Ciampi fu – come egli stesso affermò – di “aver tirato fuori una data scivolata nel dimenticatoio del calendario civile”. Un modo per consegnare alle generazioni future un appuntamento importante con la storia della Patria. Una data simbolica che ha costituito una risposta alle guerre e alla violenza che aveva sfregiato la prima metà del Novecento.

Nel settantacinquesimo anniversario della Repubblica ci troviamo a fare i conti con il lascito devastante della Pandemia, che si spera stia volgendo al termine. Si tratta ancora una volta del tempo della ricostruzione sociale ed economica, ripartendo dallo spirito repubblicano, che unisce il Paese anche attraverso i simboli e le ricorrenze.

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