Zakia Attanasio: “Riscoprire la diplomazia di Luca significa riscoprire il valore della solidarietà”

Zakia Seddiki Attanasio ricorda a Interris.it il marito Luca, l’ambasciatore scomparso in Congo nel 2021, e racconta come ne onora la memoria aiutando gli altri

Zakia Seddiki Attanasio, moglie dell'ambasciatore Luca Attanasio e fondatrice di Mama Sofia. Foto gentilmente concessa

In un’epoca segnata da conflitti, tensioni internazionali, crisi umanitarie e disuguaglianze, “è essenziale riscoprire e praticare una diplomazia che non sia solo politica, ma che sappia guardare agli altri come persone, con storie e difficoltà. La diplomazia delle persone di Luca non si basava solo su negoziazioni tra Stati, ma sullo sforzo concreto di migliorare le vite”. A dirlo a Interris.it è Zakia Seddiki Attanasio, moglie dell’ambasciatore Luca Attanasio che ha perso la vita cinque anni fa in Congo, insieme al carabiniere scelto che lo scortava Vittorio Iacovacci e all’autista del Programma alimentare mondiale Mustapha Milambo. “Luca rappresenta l’essenza di una diplomazia umana, capace di unire la professionalità alla solidarietà, mettendo sempre l’umanità al centro del suo lavoro. Riscoprire la diplomazia di Luca significa riscoprire il valore della solidarietà internazionale, oltre le differenze culturali, geografiche e politiche”, continua.

Qual è il valore della cerimonia che si è tenuta alla Farnesina?

“Ha rappresentato un momento di memoria e riflessione. Nel quinto anniversario della loro morte, la targa commemorativa è un tributo al loro sacrificio e al loro impegno. Per me, è anche un modo per dare valore a un messaggio che va oltre la tragedia, quello della pace, della dignità e del rispetto reciproco tra i popoli. Non possiamo dimenticare ciò che è accaduto, ma possiamo onorare Luca e Vittorio continuando a lottare per costruire un futuro di speranza, per le nostre figlie e per chiunque creda nella giustizia e nei diritti umani”.

La targa commemorativa. Foto © Lorenzo Cipolla

Ha ricevuto il Premio Standout Woman 2026 per il suo impegno alla guida della Fondazione Mama Sofia. Quali progetti state realizzando?

“La Fondazione Mama Sofia è stata creata per fornire supporto concreto a donne e bambini in situazioni di fragilità, promuovendo educazione, inclusione sociale, e accesso alla salute. Per noi è fondamentale che i progetti abbiano un impatto tangibile e realmente trasformativo per le persone che coinvolgiamo. A Kinshasa, in collaborazione con Fondazione Milan, promuoviamo programmi di inclusione e sport giovanile, con l’obiettivo di usare lo sport come strumento educativo e di crescita, soprattutto nei contesti più fragili e con lo stesso partner stiamo lavorando all’ampliamento dell’Institut Luca Attanasio, realizzando laboratori multidisciplinari e aree educativo-ricreative, creando spazi per i ragazzi dove poter imparare, socializzare e sviluppare competenze in un ambiente protetto e stimolante”.

Cosa fate per l’educazione e l’accesso alla salute?

“Abbiamo avviato un progetto di cooperazione sanitaria tra Italia e Marocco, inserito nel Piano Mattei, insieme a partner come Vexavit, Dedalus, e l’Ospedale Gaslini di Genova, per favorire l’accesso alle cure sanitarie e creare un ponte tra competenze mediche e territori dove l’accesso alla salute è un diritto ancora troppo limitato. Crediamo fermamente che la salute debba essere un diritto universale e che la collaborazione internazionale possa ridurre le disuguaglianze. Un altro progetto sono le borse di studio dedicate a Luca, promosse in collaborazione con l’Università eCampus e il Ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale, destinate a studenti meritevoli che altrimenti non potrebbero proseguire gli studi. Un modo per dare una dimensione concreta e positiva all’impegno educativo di Luca. Per me, ogni iniziativa è un passo verso un impegno concreto e responsabilità condivisa che continua a fare vivere il suo legame con la comunità. Così possiamo davvero trasformare il sacrificio in un bene collettivo che aiuta a costruire il futuro”.

Un momento della cerimonia commemorativa dei caduti all’estero della Farnesina. Foto © Alessandro Amoruso da Imagoeconomica.

Che esempio può essere Attanasio per i giovani?

“Luca è un esempio di dedizione, coraggio e generosità. Per le nostre figlie, rappresenta un modello di vita basato sul rispetto per gli altri e sulla volontà di fare la differenza. I suoi insegnamenti non sono legati solo al suo lavoro ma anche ai valori di solidarietà e umanità. Ha sempre creduto che ognuno, nel suo piccolo, potesse contribuire a migliorare il mondo e a fare la differenza. Le nostre figlie sono cresciute con questo spirito di servizio, che spero possano portare avanti nella vita. Nonostante la tragedia che ci ha colpito, Luca continua a essere una fonte di ispirazione e di forza per loro e per chi lo ha conosciuto”.

Vuole concludere con un suo ricordo?

“Luca viveva ogni momento con entusiasmo e positività. Mi mancano la sua risata, la sua generosità, il suo modo di affrontare ogni giorno con determinazione e speranza, e il suo sguardo rassicurante, sempre pronto a dare consigli e forza. Uno dei ricordi più belli è la sua capacità di ascoltare e di dare valore ad ogni singolo individuo, che fosse un capo di Stato o una persona che incontrava per la prima volta. Luca aveva il dono di far sentire ogni persona vista e rispettata, ed è questo che continua a vivere in noi, nella nostra famiglia e nelle persone che lo hanno conosciuto”.

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