Il Piano italiano per l’Economia Sociale, presentato dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, segna una svolta storica nel riconoscimento del valore generativo di cooperative, imprese sociali e enti del terzo settore. Questo articolo propone un confronto con la tradizione francescana, che da secoli concepisce l’economia come servizio alla vita e alla comunità. Attraverso riferimenti storici e esperienze concrete, si esplora la convergenza tra economia sociale e francescanesimo, indicando una possibile via verso una politica economica della fraternità. Il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha presentato, per la prima volta nella storia repubblicana, un Piano italiano per l’Economia Sociale. Un documento strategico che risponde alla Raccomandazione del Consiglio dell’Unione Europea del novembre 2023, e che mira a riconoscere, sostenere e valorizzare un universo di soggetti economici che operano per il bene comune: cooperative, imprese sociali, fondazioni, enti del terzo settore.
L’economia sociale come visione trasformativa
Dietro le righe tecniche del Piano, si intravede una visione trasformativa dell’economia, dove il valore non è misurato solo in termini di profitto, ma in termini di impatto relazionale, economico, sociale, culturale, comunitario, ambientale; quel modello che papa Francesco ha chiamato nell’enciclica Laudato sì, riunendo i vari aspetti delle “specie viventi che formano una rete che non finiamo mai di conoscere e comprendere”, Ecologia integrale, nelle sue dimensioni umane e sociali. È qui che si apre uno spazio fecondo per un confronto con l’economia francescana, che da secoli propone una visione alternativa del vivere economico: sobria, relazionale, fraterna. L’aver cura di tutti, di ogni persona, con amore, di tutti coloro che sono più fragili e spesso sono purtroppo non solo nelle periferie delle nostre città, ma anche nei nostri cuori. E qui arriviamo proprio alla politica, alla quale spetta di prendere in mano le ingiustizie e risolverle. Chi crede, cristiani o non cristiani o professante di altre forme di spiritualità non può rimanere indifferente al depredamento effettuato da alcune società a discapito di altre, inseguendo un benessere materiale, perché attratti dalla droga ideologica del consumismo.
Il Piano, frutto di un lavoro interministeriale e partecipativo (con il contributo di centri di ricerca come AICCON), proponendo una definizione ampia e inclusiva dell’economia sociale, costituisce già un’iniziativa concreta, che comprende soggetti i quali operano con finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale; reinvestono gli utili per la missione; promuovono la partecipazione democratica; generano valore territoriale e relazionale. Non si tratta solo di riconoscere ciò che già esiste, ma di orientare le politiche pubbliche verso un modello di sviluppo più equo, sostenibile e generativo.
Francescanesimo ed economia: convergenze profonde
La tradizione francescana, da Pietro di Giovanni Olivi a Bonaventura, da Duns Scoto a Bernardino da Siena e a papa Francesco ed alla dottrina sociale, ha sempre concepito l’economia come servizio alla vita, non come dominio su di essa. Alcuni punti di convergenza con il Piano:
- Fraternità come principio economico: non solo valore spirituale, ma criterio di giustizia distributiva e cooperazione. Come scrive Benedetto XVI in Deus caritas est (2005), l’icona del Buon Samaritano è paradigma di un’economia che si prende cura.
- Valore d’uso e beni comuni: Il teologo Pietro di Giovanni Olivi (XIII sec.) introduce il valore d’uso e valore legame, anticipando la critica alla mercificazione del valore di scambio, introdotto dall’economia classica. E l’economia sociale recupera questa logica, promuovendo beni relazionali e comunitari.
- Credito come strumento di giustizia: i Monti di Pietà, fondati dai frati francescani nel XV secolo, sono l’archetipo delle moderne BCC. Erano istituzioni finanziarie senza scopo di lucro, nate per liberare i poveri dall’usura.
- Relazione e comunità: l’impresa sociale è luogo di relazioni, non solo di transazioni. L’economia francescana si fonda su tre valori: valore d’uso, valore fiducia e valore relazione, che sostituisce il valore di scambio dell’economia capitalistica.
Una chiamata alla partecipazione, guardando al futuro con un nuovo paradigma
Il Piano è ora in consultazione pubblica. È un’occasione storica per il mondo ecclesiale, francescano e cattolico, di contribuire con pensiero e prassi a una politica economica della fraternità. Non si tratta di aggiungere un’etichetta spirituale, ma di incarnare una visione che già vive nei territori, nelle parrocchie, nelle cooperative, nei festival della dottrina sociale e dell’economia civile.
Come uscire dalla crisi attuale, chiudendo con il passato – pur riconoscendo che la memoria è storia dinamica -, e ripartire con un cambio di paradigma, avendo chiara la direzione:
- nuovo modello di sviluppo fondato sull’ecologia integrale (Laudato sì, cap. IV). Il creato capolavoro di Dio in sintonia con S. Francesco e la dottrina sociale. Questa è l’ecologia integrale: economica, sociale, ambientale, culturale, della vita quotidiana, che protegge il bene comune e sa guardare al futuro. Essa oggi richiede una conversione-rivoluzione, che si chiama fraternità.
- sul versante della memoria del passato, due principalmente sono state le intuizioni dei pensatori francescani nel XIII-XV secolo, che, a contato con il popolo, sono stati protagonisti e testimoni della “rivoluzione mercantile: la cultura della dignità della persona umana nell’economia e il rapporto di questa con il bene comune.
- convinzione di vivere un vero e proprio cambiamento d’epoca, segnalato da una complessa crisi antropologica e socio-ambientale nella quale si riscontrano sempre più frequenti eventi di degrado, catastrofi naturali e crisi socio-economiche e finanziarie.
- bisogno di una leadership mondiale illuminata che indichi autorevolmente la strada. Attraverso Gesù Cristo, Logos incarnato – evento decisivo della teologia della storia e origine del cristianesimo – la divinità si riveste di umanità e si rivolge a tutti gli uomini di tutte le religioni e di tutte le razze, liberi di accoglierlo o rifiutarlo. Ma i “semina Verbi” (segni e tracce di Gesù Cristo), fin dall’inizio, diventarono la leva concettuale per affrontare in modo diretto, inedito e teologicamente motivato, il delicato rapporto tra le religioni, nelle quali si trova la comprensione del bene e della verità. E proprio su questo fondamento tutte le religioni oggi sono chiamate a svolgere una parte importante sia nel processo di pace e di fraternità universale, sia nel delineare il cambio di paradigma, da cui dipendono le sorti future dell’umanità. Paradigmatico in questo senso lo storico evento verificatosi ad Assisi il 27 ottobre 1986, quando papa Giovanni Paolo II invitò nella città di san Francesco – paladino del dialogo interreligioso – i rappresentanti delle chiese cristiane e delle religioni di tutto il mondo
- necessità di un’Europa risorta. “Non si può governare la storia – scriveva Benedetto XVI in Gesù di Nazareth (Rizzoli, Milano 2007) – con mere strutture materiali, prescindendo da Dio”.
Dio è tornato a far parte della storia europea, nonostante che lo Statuto ne neghi ancora la verità delle radici giudaico-cristiane. Se l’Europa vuole tornare, da protagonista, sul palcoscenico mondiale, dovrà riattivare la sua identità, che ai valori citati all’art.2 dello Statuto, aggiunga la solidarietà e l’unità nel bene comune.
Verso una politica economica della fraternità
Scrivere, pensare, agire in questa direzione significa riconoscere che l’economia è una forma di convivenza. Il Piano italiano per l’Economia Sociale può diventare, se accompagnato da visioni alte e pratiche concrete, una pietra miliare verso un’economia del Vangelo. E il francescanesimo, con la sua radicalità tenue, può offrire parole e gesti per abitare questo cammino.

