I primi tre giorni della Settimana Santa (il lunedì, il martedì e il mercoledì) rappresentano un tempo spesso silenzioso e meno compreso, ma in realtà decisivo per entrare nel cuore del mistero pasquale. Non sono semplicemente una premessa agli eventi del Triduo, bensì un itinerario interiore che prepara il credente a confrontarsi con il volto più profondo della fede: l’amicizia con Cristo, la fragilità umana e il mistero del tradimento. In questa intervista, don Gaetano Saracino, Missionario Scalabriniano e teologo del SIMI (Scalabrini International Migration Institute), oltre che parroco della chiesa di San Giuseppe Cafasso a Tor Pignattara, Roma, ci accompagna in una lettura intensa e coinvolgente di questi giorni, mettendo in luce come la liturgia non solo introduca, ma provochi e trasformi, invitando ciascuno a vivere la Pasqua non come un evento già noto, ma come un’esperienza sempre nuova e personale.
L’intervista a don Gaetano Saracino
In che modo questi tre giorni preparano interiormente al Triduo Pasquale?
“Sono i giorni che nutrono la nostra fede ed il nostro raccoglimento perché il Triduo possa essere vissuto in pienezza. Ma questo stato d’animo viene preparato nello specifico da una liturgia che è come una mano che ci afferra e ci introduce nel mistero. Non senza inquietudine. In questo la liturgia è saggia perché non vuole solo accompagnare ma vuole anche sostenere il discepolo – fedele. È come se ci chiedesse: ‘sei sicuro di essere pronto a seguire Gesù in questa sorte?’. Non è una domanda di sfida ma di coinvolgimento. Dinanzi al ‘so già tutto’ del credente, o di chi in fondo pensa di sapere come sono andate le cose, la Pasqua porta in sé la forza di rivelarsi sempre come messaggio nuovo e sconvolgente: c’è una resa che è sconvolgente e c’è una salvezza che è sempre nuova”.
Il lunedì santo è il giorno in cui si celebra l’amicizia, Gesù è insieme a Marta, Maria e Lazzaro a Betania. Cosa ci rivelano e insegnano le letture di questo giorno?
“Il primo giorno parte da un valore simbolico, come l’amicizia, e lo supera. I protagonisti stessi del racconto sono simboli: Gesù è l’ospite di Marta, di Maria e di Lazzaro, in Betania. L’amicizia li lega. È a loro che viene annunciato cosa significa parlare della ‘vita’ e della ‘morte’ quando si tratta di Gesù. E proprio perché i giorni a seguire non siano solo il racconto sequenziale di una cronaca (anche quando è rappresentazione sacra, suggestiva e coinvolgente) questo è il giorno in cui siamo chiamati a comprendere meglio chi è Colui che va a morire e risorgere: ‘Io sono la resurrezione e la vita; chi crede in me anche se muore vivrà e chiunque vive e crede in me non morirà in eterno. Credi tu questo?’, aveva detto Gesù qualche giorno prima a Marta”.
Quale messaggio possiamo trarne?
“Gesù non è fuori dalla storia. È in mezzo all’umano (Marta e Maria) e dinanzi a Lui tutto prende vita: anche chi è umanamente deceduto: ‘e Lazzaro era uno dei commensali’, puntualizza l’evangelista. Marta compie i suoi doveri di padrona di casa e Maria unge i piedi di Gesù con un olio prezioso e li asciuga con i suoi capelli, qualcosa di umanamente sconveniente per vari motivi. La critica superficiale che le viene indirizzata riguarda il suo ‘sperpero’. È il pensiero di Giuda che vuole trasformare in molteplici piccole razioni il dono di Maria, e venire così in aiuto a tante piccole miserie. Ed ecco il messaggio: se resti inchiodato alla tua storia e valuti ogni cosa solo con il tuo sguardo, sarai uno scontento perenne che non diventerà mai dono totale per nessuno né accoglierà mai quel dono totale che è il Gesù che abbiamo dinanzi ovverosia Colui che donando tutto se stesso fino alla morte, riscatterà la vita del mondo”.
Il martedì santo, è il giorno in cui il Vangelo ci racconta di Gesù che annuncia che sarà tradito da uno dei suoi discepoli. Cosa ci dice questo sulla fragilità umana?
“Il tradimento di Gesù, per opera di Giuda, nasce nella logica ‘razionale’ (nel senso di spartitoria, ma non solo) di Giuda, quella cui sopra: se Gesù non è riconosciuto come il ‘pieno di vita’, che dona tutto se stesso e a cui si deve tutto, di Gesù ci si può anche liberare: è uno dei tanti, uno come i tanti ‘esauribili’ della storia. Hanno promesso e, forse, hanno anche dato un tanto a ciascuno ma non hanno riempito i vuoti assetati dell’umano. Questo pensa chi si pone dinanzi a Lui con quel carico di aspettative umane che poco o nulla lasciano a ciò che Gesù è in sé ed è stato inviato a compiere per noi. Stimando cosa da poco la solidarietà e la comunione umana, l’ondata di indifferenza e di cattiveria che il gesto di Giuda rovescia contro Gesù stesso, fondamento di ogni relazione positiva, è assunta ad esempio per eccellenza di cattiveria umana e abissale fragilità”.
Come ci invita il Vangelo a riconoscere la fragilità di ciascuno senza cadere nel giudizio verso gli altri, alla luce del tradimento di Giuda e del rinnegamento di Pietro?
“In questo giorno ci viene offerto l’altro rischio da cui fuggire: impantanarci nel giudizio umano che è solito addossare al colpevole di turno la causa di tutto il male, di ogni male, e usarlo come l’espediente più facile per scrollarsi di dosso l’indole del male che si rivela nella fragilità di tutti e di ciascuno. A metterci in guardia da questo atteggiamento è sempre il Vangelo che dopo l’annuncio del tradimento di Giuda rivela anche quello di Pietro, per di più smentendo una sua promessa di fedeltà: ‘Pietro disse: Signore, perché non posso seguirti ora? Darò la mia vita per te!’. Rispose Gesù: ‘Darai la tua vita per me? In verità, in verità io ti dico: non canterà il gallo, prima che tu non m’abbia rinnegato tre volte’”.
In che modo il tradimento di Giuda, pur segnato dal peccato, viene interpretato come parte del disegno di Dio e strumento della salvezza nel mistero della Passione?
“Dal burrone della fragilità ci tira fuori solo la gloria di Dio che impedisce persino alla cattiveria umana più grande di prevalere. Come a dire: ‘Giuda, guarda che sia la tua azione che quella dei carnefici che avranno parte a questa Passione, sarebbero impossibili senza l’azione di mio Padre che si sta consegnando attraverso di me’, come esplicitato nelle circostanze dell’Ultima Cena e della preghiera al Getsemani. Così il tradimento di Giuda, anche se colmo della perversità del peccato, diventa addirittura il mezzo attraverso cui lo Spirito d’amore viene mandato in questo mondo, per salvarlo. Il messaggio è proprio questo: la Passione di Gesù esprimerà nel tempo quello che il Padre è nell’eternità”.
Il mercoledì santo è il giorno in cui si verifica il tradimento di Giuda: come interpretarlo senza giudizio ma con profondità spirituale?
“È proprio la profondità spirituale la chiave per vivere intensamente questo giorno. Anche oggi il Vangelo non è proposto come sequenza di fatti che preludono a quello che sta per accadere. Anche perché il fatto del tradimento di Giuda nella versione odierna dell’evangelista Matteo, si sovrapporrebbe all’annuncio del tradimento di quello di Giovanni del giorno prima. Oggi il senso di tutta la liturgia della parola è quello di chi ci vuole dire che tutto quello che sta per accadere era da sempre presente agli occhi di Dio: il salmista aveva previsto il tradimento dell’amico; nel libro dell’Esodo il valore di un servo era stato fissato a trenta sicli d’argento e in Zaccaria, lo stesso valore era quello del profeta decaduto. E questo è il messaggio: quando ciò che era stato annunciato si realizza, le Scritture terminano. L’azione dell’uomo era prevista, ma non predeterminata. Ed è per questo che Gesù non toglie la responsabilità a colui che lo consegna, poiché egli ha utilizzato male la sua libertà; ma, attenzione, anche noi possiamo tradire Cristo, vendendolo per qualche moneta. Intanto, siamo giunti al giorno prima del banchetto del Giovedì Santo e per questo a tutti è offerta l’opportunità di fare parte dei convitati di Gesù, che celebrano con lui la Pasqua, come membra vive della sua Chiesa”.
Vuole fare una sua conclusione?
“Se quella cristiana è un’esperienza e non una religione è proprio perché ci coinvolge. Sono nostri la fragilità e il limite umano me è ancora più nostra la Salvezza operata da Gesù. Il fatto che ci viene donata non ci fa estranei ma co-eredi, e per di più riscattati da una offerta di amore totale. Accogliendola, ogni discepolo diventa a sua volta Amore Totale per il mondo a cui è inviato”.

