Il turismo di rivalsa (“revenge travel”) si è sviluppato dopo le enormi limitazioni imposte dalla pandemia del 2020 come risposta di riscatto e rilancio. Nonostante siano trascorsi alcuni anni, il fenomeno continua a manifestarsi e, in alcuni casi, assume caratteristiche quasi compulsive.
Molti viaggiatori non partono soltanto per piacere, ma come forma di compensazione per le privazioni subite durante il periodo pandemico. In una logica orientata al soddisfacimento immediato, il viaggio diventa una ricompensa più che un’esperienza da progettare e vivere con consapevolezza.
Eppure, il viaggio richiede riflessione, pianificazione e desiderio. Inizia nel momento in cui viene immaginato e sognato, prosegue nella scelta della destinazione, dei compagni di viaggio, dei mezzi di trasporto e delle attività da svolgere. Anche nell’era dell’intelligenza artificiale, questa dimensione profondamente umana dovrebbe conservare un ruolo centrale.
Negli ultimi anni è cambiata anche l’essenza stessa del viaggio. La necessità di pubblicare immagini e video sui social network spinge molte persone a trasformarsi in visitatori seriali del mondo, più interessati all’ostentazione che all’esperienza.
Le conseguenze della turistificazione
Il principio del “viaggiare a tutti i costi” comporta diverse problematiche: sovraffollamento delle destinazioni, aumento dei prezzi, rischi per la sostenibilità ambientale e difficoltà economiche per chi sviluppa una vera e propria dipendenza dal viaggio.
Il turismo nasce per il piacere della scoperta, per ampliare le conoscenze e per evadere dalla quotidianità. La logica della rivalsa ha però favorito un fenomeno sempre più alimentato dal dovere di viaggiare e dalla necessità di mostrare le proprie esperienze sui social.
Sul tema del rancore e della rivalsa, Papa Francesco, durante l’Udienza Generale del 20 agosto 2025, ha ricordato come il perdono rappresenti una via alternativa alla vendetta e come il rancore non debba mai determinare il futuro delle persone.
Anche il volume “Turistificazione. Overtourism e resistenze nella città neoliberista”, scritto dal sociologo Luca Alteri e dallo storico Alessandro Barile e pubblicato da Mondadori Università nel febbraio scorso, evidenzia la necessità di trovare un equilibrio tra sviluppo turistico, tutela delle destinazioni e diritto alla mobilità.
Dati e tendenze del revenge travel
Un sondaggio pubblicato da Piratinviaggio.it nel novembre 2022 ha evidenziato gli effetti ancora molto presenti del revenge travel. Il 24% degli italiani intervistati ha indicato come principale motivazione dei viaggi a lungo raggio la volontà di recuperare le occasioni perse durante la pandemia, mentre il 71% ha dichiarato di voler viaggiare il più possibile dopo aver compreso quanto rapidamente possano cambiare le condizioni di vita.
Parallelamente, i dati diffusi da ENIT nel febbraio scorso confermano l’ottimo stato di salute del settore turistico italiano. Il turismo genera quasi 240 miliardi di euro di impatto sul PIL e contribuisce per il 13,2% all’occupazione. Le prospettive per il prossimo decennio indicano una crescita ulteriore sia della spesa turistica sia degli arrivi internazionali.
Nonostante ciò, permane una forte richiesta di libertà assoluta nella scelta delle destinazioni. Molti viaggiatori tendono a ignorare gli inviti delle istituzioni e degli operatori del settore a distribuire i flussi turistici nel tempo e nello spazio per evitare la congestione delle località più frequentate.
Aspetti positivi e rischi futuri
Il revenge travel ha prodotto anche effetti positivi. Tra questi emerge il turismo di prossimità, che ha portato molti viaggiatori a riscoprire destinazioni vicine, meno costose e meno affollate rispetto ai tradizionali circuiti turistici. Questo fenomeno ha favorito la valorizzazione di piccoli centri e realtà territoriali spesso escluse dai grandi flussi turistici.
Un altro elemento significativo riguarda il recupero delle relazioni sociali. Dopo l’isolamento imposto dalla pandemia, numerosi viaggiatori hanno attribuito maggiore importanza agli incontri con parenti e amici, privilegiando l’aspetto relazionale rispetto a fattori come accessibilità, paesaggio o costi. Si è così rafforzata la diffusione di forme di turismo più sociali, sostenibili e orientate anche al volontariato.
Resta tuttavia il rischio di una crescente polarizzazione tra destinazioni di lusso, accessibili soltanto ai più abbienti, e mete marginali soggette a spopolamento turistico. Questa dinamica potrebbe accentuare le disuguaglianze economiche e territoriali, favorendo un modello di turismo sempre più selettivo e discriminante.

