Non è solo una rievocazione della Natività, ma un vero e proprio “marchio d’amore” impresso nel cuore della cristianità. Il presepe che quest’anno adorna Piazza San Pietro è un omaggio colmo di gratitudine della terra campana, curato con dedizione dalla Diocesi di Nocera Inferiore-Sarno. L’opera si presenta come un raffinato incastro di architettura sacra e vita quotidiana, portando sotto lo sguardo del mondo i tesori dell’Agro nocerino.
Un viaggio nel tempo
Il progetto, coordinato da Angelo Santitoro, ha vinto la sfida di condensare in pochi metri quadrati l’immensa ricchezza monumentale del territorio. La scenografia richiama il Battistero Paleocristiano di Nocera Superiore e la fontana romana Helvius di Sant’Egidio del Monte Albino, incorniciati nei tipici cortili dell’Agro che ancora oggi definiscono il tessuto urbano locale. “Il tema principale è ‘Tu scendi dalle stelle'”, spiega Santitoro. “Il Vescovo ha voluto al centro Sant’Alfonso Maria de’ Liguori, raffigurato all’interno di un cortile mentre intona al clavicembalo le sue celebri melodie, accompagnato da due bambini”.

L’arte della “scintilla”
Le statue, realizzate secondo i canoni della scuola napoletana del Settecento, portano la firma del maestro Federico Iaccarino. Per lo scultore, la creazione di queste figure è stata una vera e propria vocazione: “Nasce come una scintilla – racconta Iaccarino – la capacità di trasformare ciò che vediamo in qualcosa di ideale e animato”. Tra i pastori non compaiono solo figure tradizionali, ma simboli del servizio moderno: don Enrico Smaldone, fondatore della Città dei Ragazzi, e il volontario Alfonso Russo. Accanto a loro, una pastorella reca in dono i frutti della terra: dal pomodoro San Marzano al cipollotto nocerino, simboli di un’economia che si fa offerta sacra.

Meraviglia e speranza giubilare
In vista dell’Anno Santo che sta per finire, il presepe si carica di simboli profetici. Una stella cometa a forma di ancora domina la scena, richiamando la speranza in Cristo, mentre un pescatore indica la Porta Santa. Ma è nei piccoli dettagli che si nasconde il messaggio più profondo, come la scena del lupo e dell’agnellino che riposano in pace, citazione del profeta Isaia e delle rime alfonsiane. “Vogliamo trasmettere stupore e meraviglia – prosegue Iaccarino – quel sentimento che noi adulti stiamo perdendo e che brilla ancora negli occhi dei bambini”. Un concetto ribadito da Santitoro, che cita le parole di Sant’Alfonso: ‘Che la nostra bocca si possa addolcire e il nostro cuore ubriacare di gioia‘.

Un’opera destinata a tornare a casa
Il presepe resterà in Piazza San Pietro fino all’11 gennaio. Il giorno successivo inizieranno le operazioni di smontaggio per il rientro in Diocesi, dove troverà una collocazione permanente. “Per noi non è solo un presepe, è un’opera d’arte identitaria”, concludono i realizzatori. Da oggi, però, un piccolo frammento dell’Agro Nocerino Sarnese resterà idealmente impresso tra i sanpietrini di Roma, testimone di una fede che sa farsi bellezza universale.

