Da qualche giorno, ormai, il suono della campanella ha sancito il rientro in classe dei bambini italiani. Con i loro grembiulini stirati di tutto punto, zainetti nuovi e accessori di cancelleria e quaderni con i disegni dei loro personaggi preferiti, hanno avuto l’opportunità di iniziare un nuovo anno scolastico. Purtroppo, questa è una realtà che in molti Paesi del mondo risulta essere un miraggio. Come in Sudan, dove tre bambini su quattro – ossia 13 milioni su 17 milioni di bambini – non potranno frequentare la scuola perché costretti a rimanere a casa o in rifugi temporanei. E’ quanto dichiara Save The Children sulla base di un’analisi effettuata sui dati del Global Education Cluster, rete di coordinamento impegnata nel settore educativo e guidata dalla stessa Stc e da Unicef.
La mancata istruzione e formazione
Per il secondo anno di fila, quindi, tredici milioni di bambini non potranno inziare l’anno scolastico. Diritto allo studio inesistente anche per i sette milioni di bambini sudanesi che si sono iscritti per rientrare in classe ma che non potranno farlo perché il 55% delle scuole è inacessibile perché distrutte, danneggiate o riconvertite in rifugi per gi sfollati interni.
La testimonianza di Razan
Razan (nome di fantasia), una bambina di 10 anni originaria di Khartoum, è stata costretta a fuggire da casa quando è scoppiato il conflitto e da allora non ha più potuto frequentare la scuola perdendo un intero anno scolastico. Una volta stabilitasi in un villaggio vicino a Sinjai, a sud-est della capitale, ha potuto reiscriversi e ricominciare ad andare a scuola: “Quando abbiamo lasciato Khartoum, pensavo che saremmo tornati a casa dopo pochi giorni. Continuavo a chiedere a mio padre: ‘Quando potrò tornare a scuola?’. Perdere un anno scolastico mi ha fatto stare male. Mi mancavano tantissimo i miei amici e la mia classe. Non voglio più guerre. Vorrei solo prendere il mio zaino ogni mattina e andare a imparare cose nuove”.
La crisi in Sudan
Il Sudan sta affrontando una delle peggiori crisi umanitarie al mondo: a luglio si stimava che 9,9 milioni di persone fossero state sfollate con la forza, mentre alcune aree del Paese sono spinte verso condizioni di carestia. Save the Children chiede alla comunità internazionale di raddoppiare gli sforzi per chiedere un cessate il fuoco in Sudan, al fine di consentire un accesso umanitario sicuro e senza ostacoli, e di aumentare in modo significativo gli aiuti umanitari per permettere ai bambini di tornare a scuola. “L’istruzione viene troppo spesso considerata una priorità minore e trascurata durante una crisi, ma quando un conflitto si protrae, gli anni fondamentali per l’apprendimento dei bambini passano e non potranno mai essere recuperati. Per alcuni questo significherà non finire mai la scuola superiore, per altri non imparare mai a leggere o scrivere. In tutti i casi, l’impatto è devastante”, ha dichiarato Mohamed Abdiladif, Direttore di Save the Children in Sudan. “Se il conflitto continua, milioni di bambini non potranno tornare a scuola, rimanendo esposti a pericoli a breve e lungo termine, tra cui lo sfollamento, il reclutamento in gruppi armati e la violenza sessuale”. “Siamo concentrati e impegnati a fare in modo che il maggior numero possibile di bambini continui a studiare in Sudan, nonostante il Paese stia attraversando uno dei capitoli più violenti della sua storia, ma la sfida è enorme. Molti bambini hanno già perso anni di istruzione fondamentale, con conseguenze terribili per il loro sviluppo e benessere. Se il conflitto non finirà subito, il futuro di questi bambini e dell’intero paese rischia di essere compromesso”.

