Stango (FIDU): “La tratta di esseri umani è una minaccia globale”

In occasione della Giornata internazionale della tratta, l'intervista al presidente della Federazione Italiana Diritti Umani (FIDU), Antonio Stango

A sinistra Antonio Stango. A destra: Foto di Kate Oseen su Unsplash

Una minaccia globale. Così il professore Antonio Stango, presidente della Federazione Italiana Diritti Umani (FIDU), ha definito la tratta di esseri umani in un’intervista rilasciata a Interris.it in occasione della Giornata Internazionale della tratta. Un fenomeno che, come spiega il professore Stango, ogni anno nel mondo causa circa 50 mila vittime ma, sottolinea, “le reali dimensioni di questo crimine contro l’umanità sono maggiori, poiché moltissime vittime non hanno la possibilità di denunciare i responsabili, temendo ulteriori violenze o ritorsioni contro i propri familiari”.

L’intervista

Professore, la tratta di esseri umani è un fenomeno circoscritto solo ad alcuni Paesi o è una minaccia globale?

“Si tratta decisamente di una minaccia globale. Secondo l’UNODC (Ufficio delle Nazioni Unite contro la droga e il crimine), le persone identificate nel mondo come vittime del traffico sono circa 50.000 ogni anno; ma naturalmente le reali dimensioni di questo crimine contro l’umanità sono maggiori, poiché moltissime vittime non hanno la possibilità di denunciare i responsabili, temendo ulteriori violenze o ritorsioni contro i propri familiari. I profitti che ne traggono i trafficanti sono verosimilmente di circa 150 miliardi di dollari annui. Circa il 31% delle persone trafficate lo sono dal continente africano (in particolare, per il 26% dalla fascia sub-sahariana); quindi da aree di Medio Oriente, Asia meridionale, Asia orientale, America centro-meridionale e Caraibi, ma anche di Europa orientale e Asia centrale, verso Paesi più sviluppati o anche verso aree dello stesso Paese di origine ma con maggiore richiesta di persone. Da notare che circa il 74% del traffico è operato da organizzazioni criminali strutturate, in modo simile a quanto avviene per i narcotici”.

Chi sono le vittime della tratta di esseri umani?

“Secondo i dati dell’UNODC diffusi nel 2024, il 61% di loro sono di genere femminile; per entrambi i generi, oltre un terzo sono minorenni. Fra questi, circa il 60% delle ragazze identificate come vittime lo sono state a scopo di sfruttamento sessuale, il 21% per lavoro forzato (compreso quello domestico), altre per matrimoni forzati; fra i ragazzi, il 45% sono utilizzati per varie attività lavorative, l’8% sfruttati sessualmente, il 47% per altri scopi, tra i quali la criminalità (come spaccio di droga, borseggi e scippi) e l’accattonaggio. In alcune zone, in particolare in Africa centrale, bande armate che attaccano villaggi arruolano forzatamente bambini. Sono stati registrati anche casi di tratta finalizzata all’adozione illegale”.

Il sempre più massiccio utilizzo delle tecnologie digitali influisce sulla diffusione di questa piaga?

“Sì, comuni piattaforme di comunicazione online o social media sono ormai utilizzate frequentemente dai trafficanti, soprattutto per irretire minorenni. La gestione del traffico e dello sfruttamento avviene poi spesso nel cosiddetto ‘dark web’, accessibile solo con configurazione e accessi riservati”.

Quali sono le cause della tratta di esseri umani?

“Secondo stime della Banca Mondiale, circa 700 milioni di persone, dei quali poco meno della metà sono minorenni, vivono in condizioni di povertà estrema e senza strutture educative e sociali adeguate. Questa è di fatto non solo una condizione favorevole alla tratta ma una delle sue cause, cui in molte parti del mondo si aggiungono conflitti armati, tensioni interetniche, regimi liberticidi, corruzione, inefficienza degli apparati giudiziari e investigativi, se non addirittura controllo di vaste aree da parte della criminalità”.

Quali misure bisognerebbe mettere in campo per contrastare la tratta di esseri umani?

“Idealmente, occorrerebbe operare per la riduzione delle cause profonde che ho citato, a partire dalla transizione allo Stato di diritto in Paesi dominati da regimi autoritari e corrotti che rendono impossibile l’attuazione di efficaci piani di sviluppo sostenibile. Questi, con investimenti molto elevati, dovrebbero essere gestiti dalle istituzioni internazionali competenti, con il concorso di Stati donatori e grandi fondazioni oltre che con l’impegno del volontariato. Intanto dovrebbero essere condotte con urgenza delle vaste campagne di informazione su cosa comporta davvero la tratta, spesso con sostanziale riduzione in schiavitù, nei Paesi d’origine delle potenziali vittime, soprattutto per le categorie più vulnerabili. Nei Paesi di destinazione e in quelli di transito si devono rafforzare, con la costituzione di unità formate specificamente al contrasto della tratta, i corpi di polizia, sia di frontiera che interni. Gli ispettorati del lavoro dovrebbero essere molto più efficaci. Le vittime devono essere individuate prontamente e quindi liberate dai loro oppressori in modo sistematico, non episodico e occasionale. Esistono, peraltro, protocolli delle Nazioni Unite e valide linee guida in materia da parte dell’Organizzazione Mondiale delle Migrazioni, dell’Unione Europea e dei suoi Stati membri, come il ‘Piano nazionale d’azione contro la tratta e il grave sfruttamento degli esseri umani’ adottato dal governo italiano nell’ottobre 2022. Occorre che questi strumenti siano dotati delle necessarie risorse e pienamente attuati, con resoconti più frequenti”.

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