Lo sport, a tutti i livelli, permette di superare gli ostacoli, individuali e sociali, e stabilire connessioni tra persone, culture e mondi diversi. Questo è il messaggio della Giornata internazionale dello sport per lo sviluppo e pace, che si celebra il 6 aprile e in questa edizione lancia il messaggio “costruire ponti, abbattere barriere”. “Lo vediamo nelle manifestazioni internazionali, come i recenti Giochi olimpici e paralimpici invernali Milano-Cortina”, commenta con Interris.it don Luca Meacci, assistente ecclesiastico del Centro sportivo italiano (Csi), “le immagini delle squadre partecipanti che si radunano per la cerimonia di apertura e le bandiere che ondeggiano tutte insieme testimoniano come lo sport contribuisca a ‘costruire ponti’”.
L’intervista
Lo sport è relazione? Sia che si giochi in squadra, con i compagni, sia che si pratichi una disciplina individuale, c’è comunque la figura dell’allenatore…
“Lo sport ‘costringe’ alla relazione. Pensiamo a quella tra l’atleta e il suo ‘mister’: quest’ultimo lo incita, lo corregge, lo conosce nel profondo, può diventare anche un confidente. Quando si sale di livello c’è spesso un intero team che segue gli sportivi negli ambiti più vari. Anche quella con l’atleta competitore è una relazione, pure se caratterizzata dall’agonismo. Ma penso anche a quelle discipline che prevedono momenti di incontro e condivisione tra le squadre, come il ‘terzo tempo’ nel rugby. Nei campionati nazionali del Centro la manifestazione sportiva diventa un’occasione di conoscenza e di amicizia tra gli atleti e le loro famiglie”.

In che modo lo sport ci aiuta a crescere come persone?
“Chi pratica uno sport cerca di migliorare le proprie prestazioni, un processo che esige tempi lunghi e sacrifici. La progressione di un atleta non è solo fisica ma anche mentale, perché accettare le ‘regole del gioco’ lo aiuta a comprendere quelle della vita. Inoltre, ognuno di noi per conoscersi meglio e migliorarsi ha bisogno di misurarsi con gli altri. Nel confronto sportivo, leale e sincero, l’altro atleta mi aiuta a riconoscere il mio livello, in caso di vittoria, e i miei limiti, in caso di sconfitta. Da queste esperienze prendo consapevolezza delle mie capacità e dove posso migliorare”.
Qual è la visione cristiana dello sport?
“Quella in cui l’attività sportiva, e il fenomeno più in generale, mirano a valorizzare la persona, a migliorare il contesto sociale e a liberare lo sport dai condizionamenti del doping e del successo ad ogni costo. Il Csi nel suo patto associativo afferma la promozione di una pratica che metta al centro il valore della persona. La Chiesa stessa richiama a interessarsi a tutte le realtà in cui un individuo è coinvolto, tra cui l’attività fisica, tanto da aver redatto nel 1995 il documento ‘Sport e vita cristiana’”.

Nello sport i rischi che si corrono sono la volontà di superare i limiti ad ogni costo e considerare l’avversario come un “nemico”. Com’è possibile prevenirli?
“Non dobbiamo mistificare lo sport, perché il superamento del limite vi è insito. Un atleta si allena e fa sacrifici per fare meglio dell’altro e conquistare la medaglia. Purtroppo oggi assistiamo ad una commercializzazione – non in tutte le discipline – che lo trasforma in business, dove tutti devono essere sempre al massimo. Questa tensione spinge gli atleti a considerare gli altri ‘nemici’ e genera problemi come il doping e la disonestà, infangando il mondo dello sport. L’azione pastorale della Chiesa vuole richiamare questa dimensione alla sua origine, alla sua purezza. Papa Leone in ‘La vita in abbondanza’ riflette sull’etimologia della parola ‘competizione’, formata da ‘cum’ – insieme – e ‘petere’ – chiedere. Si può dire che in una competizione le due parti cerchino insieme l’eccellenza”.

Quali sono le vostre iniziative per uno sport che promuova la pace, lo sviluppo e l’inclusione?
“Tutte le manifestazioni del Csi sono occasioni di incontro, dialogo e festa, per ‘costruire pace’ a partire dalle esperienze quotidiane. A Cremona si è tenuta una manifestazione sportiva per la pace e in Toscana è in corso il campionato “Coppa della pace”, che coinvolge otto diocesi toscane e gli oratori parrocchiali. Inoltre il Centro partecipa, in collaborazione con la Lega di Serie A, al torneo Philadelphia Junior Cup, a sostegno della campagna per il contrasto al razzismo nello sport ‘Keep Racism Out’”.

