“Solo travelling” (o “solo travel”) rappresenta, con tale definizione contemporanea e riconosciuta nel mondo, il viaggiare da soli, con l’obiettivo di concedere spazio a sé stessi e per riflettere a livello esistenziale. Si tratta di una tendenza in crescita che riprende, ciclicamente, quella degli anni ‘60 e ’70 del Novecento, in cui si prospettavano salvifici viaggi in altri continenti, “per ritrovare sé stessi”. Il solo travel non riguarda viaggi per single, organizzati per far conoscere e per creare delle relazioni sentimentali.
Un’accezione e un’interpretazione più estese del concetto, tuttavia, hanno dato luogo all’organizzazione di viaggi, con partenza da solitari, per conoscere eventuali anime gemelle. La fascia di età più coinvolta è quella che spazia fra i 25-50 anni, soprattutto single che, oltre ad avere minor legami familiari per partire, sfruttano l’occasione per conoscere, dal vivo, nuove persone. In alcuni itinerari è prevista la partenza da soli, per poi confluire in un gruppo di altri “solitari”, tra loro sconosciuti.
Complice il desiderio di avere minor legacci nell’organizzare e sostenere il viaggio, questi turisti preferiscono decidere in totale autonomia e indipendenza, senza faticare per trovare l’accordo con altri. È preferibile, inizialmente, testare la propria capacità di viaggiare in solitudine, attraverso degli itinerari non proibitivi a livello di distanza e di durata. Il solo travelling comporta notevoli responsabilità e minori momenti di distrazione ma consente altri risultati. A esempio, viste le situazioni di impaccio da cui doversi districare in autonomia, “costringe” a imparare la lingua del posto.
Papa Francesco, durante l’Udienza Generale del 5 ottobre 2022, ricordò “Un buon discernimento richiede anche la conoscenza di sé stessi. Conoscere sé stesso. E questo non è facile. Il discernimento infatti coinvolge le nostre facoltà umane: la memoria, l’intelletto, la volontà, gli affetti. Spesso non sappiamo discernere perché non ci conosciamo abbastanza, e così non sappiamo che cosa veramente vogliamo. […] Conoscere sé stessi non è difficile, ma è faticoso: implica un paziente lavoro di scavo interiore. Richiede la capacità di fermarsi, di ‘disattivare il pilota automatico’, per acquistare consapevolezza sul nostro modo di fare, sui sentimenti che ci abitano, sui pensieri ricorrenti che ci condizionano, e spesso a nostra insaputa”.
Francesca Di Pietro, psicologa del viaggio, è l’autrice del volume “Il bello di viaggiare da soli” (sottotitolo “Guida al travel coaching per ottenere il massimo da noi stessi”), pubblicato da “Feltrinelli” nell’ottobre del 2020. Parte dell’estratto recita “Viaggiare in solitaria per molti è una modalità avvolta da pregiudizi e paure, per altri è la massima espressione di libertà e autonomia. In effetti, il viaggio, soprattutto se affrontato da soli, può diventare uno strumento di crescita, un momento in cui andare oltre la propria area di comfort e attivare un percorso di trasformazione personale”. L’autrice ha anche creato un sito, viaggiaredasoli.net, in cui offre informazioni e consigli su dove, come e perché viaggiare in solitario.
Raccomandato per tutti, in particolare per chi si muove da solo, è un preventivo riscontro informativo sul sito https://www.viaggiaresicuri.it/home, curato dal ministero degli Affari esteri e della Cooperazione Internazionale.
I numeri dimostrano che il fenomeno è in costante ascesa. Alla base, in genere, non vi sono motivazioni di latente asocialità o di distacco dal prossimo, quanto una comoda gestione della vacanza, in considerazione della non sempre facile coincidenza delle ferie con altre persone, della preferenza sul luogo da visitare e sui tempi di svolgimento.
Il 2ottobre 2024, booking.com, al link https://news.booking.com/it/viaggi-in-solitaria-piu-della-meta-degli-uomini-italiani-e-delle-persone-in-coppia-scelgono-di-partire-da-soli-secondo-lultima-ricerca-di-bookingcom/, riportava diversi dati. Fra questi “Oggi una nuova tendenza prende piede: il 56% degli italiani in coppia – sposati o conviventi – dichiara di voler fare una vacanza in solitaria. Desiderosi di evitare discussioni familiari o disaccordi con il partner sulla meta successiva, quasi un terzo (32%) di tutti gli italiani vuole viaggiare da solo per avere la piena libertà di pianificare le vacanze quando e come preferisce, percentuale che sale al 56% tra i divorziati. […] In passato, il viaggio in solitaria evocava immagini di scoperta personale alla ‘Eat, Pray, Love’, ma oggi sono gli uomini a trainare questa tendenza: il 66% sta pianificando un viaggio da solo, contro il 61% delle donne. […] Gli italiani non sembrano preoccuparsi troppo del budget: quasi un terzo (29%) è disposto a spendere oltre 1000 euro per una vacanza in solitaria, con una settimana ritenuta la durata ideale per la maggioranza (41%)”.
AIGO, società di consulenza in marketing e comunicazione, il 4 marzo scorso riporta, al link https://www.aigo.it/press/donne-e-viaggi-in-solitaria-un-trend-in-crescita-del-20-secondo-evaneos, “Le donne di tutto il mondo viaggiano da sole più degli uomini: quelle che partono per viaggi in solitaria sono il 15% in più degli uomini. Tra il 2023 e il 2024 questa tendenza è aumentata del 20% ed è raddoppiata rispetto al 2022”.
È cambiata anche l’interpretazione sociale: un tempo, il viaggiare da soli era considerato qualcosa di strano, da ultimo ripiego di chi, non avendo amici o partner sentimentali, era costretto a tali fughe senza vantarsi. Vi era una sorta di stigma e chi ne era coinvolto, soffriva tale condizione, aveva pudore. La tendenza moderna ha ribaltato tale concezione e i solitari non sono da considerarsi come asociali.
Il “perché” si parte, diviene una dimensione più importante rispetto al passato: la tendenza è nel riflettere maggiormente sulla motivazione del viaggio rispetto ad altri parametri, lavorando più sulla qualità rispetto alla quantità.
Di fronte a un turismo di massa, l’overtourism, in cui dover “consumare” la gita in poco tempo, giusto per ostentarla attraverso i social e procedere, poi, lesti verso un’altra meta, per aumentare il “curriculum”, se ne pone uno di spessore, volto a un arricchimento personale e spirituale. Quest’ultimo non si posta sui social per dimostrare capacità, soprattutto economiche, felicità e suscitare invidia; si mostra con discrezione, con intento diverso e inclusivo, per condividere l’esperienza e far comprendere, a chi non l’ha vissuta, quanto sia fondamentale.
Testimonianze presenti nel web descrivono le caratteristiche positive (maggiori rispetto a quelle negative) del solo travelling, soffermandosi, tuttavia, sull’opportunità di non considerarla come unica scelta di viaggio, alternandola a quella più classica, in compagnia.
In solitaria si sperimentano delle dinamiche diverse, in grado di aumentare la sensibilità e la concentrazione di chi le vive. Senza arrivare a esperienze estreme, tra cui quelle di scalate pericolose in montagna o di settimane in barca a vela negli oceani, il singolo sperimenta delle sensazioni forti e, nel silenzio che lo circonda, ascolta altri input e valuta. La responsabilità delle scelte è personale, non condivisa, non c’è confronto o nuovo consiglio: presa una decisione, si va avanti fino al verificarsi di imprevisti.
Evitare pericoli e cavarsela da soli quando dovessero verificarsi, aumenta l’autostima; questa, tuttavia, non deve condurre all’idealizzazione di sé stessi, considerandosi semidivinità indistruttibili, peraltro esposti facilmente alla smentita. L’elevata libertà non deve, comunque, scadere nell’eccesso, in un’anarchia in cui si è convinti di padroneggiare tutto e tutti, salvo poi, svegliarsi dall’illusione, con inquietudine, nel momento in cui si torna a casa.
Il rischio è che questo isolamento temporaneo possa condurre a uno stile quotidiano, nell’impostare una vita solo su di sé, senza accettare gli accordi e i tempi conseguenti allo stabilire relazioni con gli altri. “Felici soltanto se soli” significa negare la socialità innata degli esseri umani e rischiare di sprofondare in una solitudine che, inizialmente vissuta come egoistica soddisfazione, poi è vissuta come condizione di malessere.
Riuscire a risolvere problemi complessi e da solo, implica anche una sana rivalutazione delle avversità della vita, spesso sovradimensionate. Si profila, dunque, una riequilibratura del vissuto, ridotta dalle lamentele per guai di poca entità e ampliata, invece, nell’apprezzare gli aspetti più veri e nobili.
Il solitario viaggia privo di ruoli, sperimenta, così, sé stesso in piena naturalezza, senza le convenzioni e il conformismo che lo seguono nel quotidiano. Il distacco dalla normalità, permette di immaginare scenari alternativi e di vedersi in parte nuovo, soprattutto in culture e civiltà diverse, con società disposte su altre regole e tradizioni. Sganciati dal conformismo, si è più puri, si ha più “spazio” per accogliere l’altro e porsi in una maniera più libera e aperta.
A volte, la solitudine va affrontata in pari modo, per sconfiggerla e scorgere, nella scoperta dell’alterità, l’antidoto alla chiusura, al comfort fisico e mentale di sé come unico scopo di vita. Si cresce anche da soli ma la piena maturità fisica e spirituale è solo comunitaria: si realizza dove c’è un “altro”.

