Figura centrale della musica italiana del secondo Novecento, Lucio Dalla ha saputo attraversare generi, epoche e linguaggi con straordinaria libertà creativa. Cantautore, musicista e sperimentatore, ha unito poesia e impegno civile, ironia e profondità, lasciando brani entrati nell’immaginario collettivo. La sua capacità di raccontare l’animo umano e le trasformazioni del Paese lo ha reso un riferimento imprescindibile, capace di influenzare generazioni di artisti e di parlare ancora oggi a pubblici diversi. Interris.it, nel giorno dell’anniversario della scomparsa del cantautore bolognese, ha intervistato Roberta Giallo, cantautrice e musicista allieva di Lucio Dalla.
L’intervista
Oggi ricordiamo Lucio Dalla, scomparso nel 2012. Cosa ha rappresentato per lei?
“Lucio Dalla, per me, è stato un amico maestro, o forse un maestro amico: una di quelle figure che non hanno bisogno di ribadire il proprio ruolo, perché lo si percepisce naturalmente. Aveva una luce particolare, un modo di porsi umile e insieme autorevole, capace di coinvolgere profondamente. Ricordo la sua capacità di includermi nei suoi progetti, di farmi sentire parte di un dialogo più grande. Portava avanti l’idea che gli artisti dovessero conoscersi e confrontarsi, creare relazioni vere. Di lui mi resta anche un’immagine quasi mitica. Mi piace pensarlo come un ‘angelo custode’, definizione che lui stesso aveva evocato in qualche intervista: un protettore degli artisti, di chi ama le arti in tutte le loro forme e le fa dialogare tra loro. Per me è stato soprattutto questo: un grande dialogatore, sempre in ascolto e in scambio con altri artisti e con i diversi linguaggi espressivi.”
Lei ha scritto la canzone “La città di Lucio Dalla”. Qual è il significato più profondo di quel brano?
“Scrissi il brano poco dopo la sua scomparsa, ma lo pubblicai quasi dieci anni più tardi. In quel momento vissi il lutto in modo molto intimo e riservato; non sentivo il bisogno di esporre pubblicamente il mio dolore. Solo col tempo ho iniziato a raccontare la mia storia legata a Lucio e alla sua figura. Il significato più profondo della canzone è un addio accompagnato da un grande grazie. È stata la mia maniera di salutarlo, forse più un arrivederci, con la speranza di ritrovarlo. È anche un messaggio di gratitudine immensa verso di lui e verso Bologna, città alla quale sono profondamente legata e che, a mio avviso, gli somiglia nell’animo. Se Lucio per me è stato una sorta di zio, di fratello maggiore o di nonno, spero di poter essere, per gli artisti più giovani che incontro, un ponte, un esempio, un affetto su cui potersi appoggiare.”
Quali desideri nutre per il futuro della sua carriera musicale?
“A breve uscirà ‘Balla balla ballerino’ in una mia versione essenziale, accompagnata alla chitarra da Agostino Raimo. Ho deciso di pubblicarla dopo averla interpretata lo scorso 2 agosto, in occasione della commemorazione della strage di Bologna, quando mi fu chiesto di cantarla in stazione. L’accoglienza calorosa del pubblico mi ha spinta a condividerla ufficialmente. Mi piacerebbe, ogni marzo, reinterpretare un suo brano e riproporlo. Quanto alla mia carriera, la sento aperta e in continuo movimento. Sono una cantautrice, ma anche musicista, interprete, produttrice di altri artisti, autrice di colonne sonore. Amo l’arte visiva, il teatro; ho scritto un romanzo e sto lavorando ad altri libri. Il mio desiderio è continuare a vivere di arte, rimanendo libera. Non voglio perdere il piacere di creare per inseguire fama o successo economico. Oggi il mio obiettivo è fare un’arte onesta, sentita, necessaria per me.”
Quale insegnamento può offrire la figura di Lucio Dalla ai giovani cantautori?
“Credo che il suo insegnamento più grande sia la libertà. Cercare sé stessi senza omologarsi, osservare la realtà con spirito critico e sguardo attento. Avere il coraggio di vivere nel proprio tempo, di immergersi nel mondo ma anche di metterlo in discussione. Senza perdere mai autenticità e profondità.”

