Rimettersi in gioco con lo sport: Giuliana Turra dall’incidente alle Paralimpiadi

In occasione dell’inizio delle Paralimpiadi invernali Milano-Cortina 2026, Interris.it ha parlato con la giocatrice azzurra di curling in carrozzina Giuliana Turra

La nazionale italiana di curling in carrozzina, Giuliana Turra è la prima da destra. Foto © Federazione italiana sport del ghiaccio

Ogni quattro anni il curling risveglia la curiosità e la simpatia nel grande pubblico. In occasione dei Giochi olimpici invernali le gare di questa disciplina, che ha antiche radici scozzesi, entrano nelle case dei telespettatori, attirandoli con il lancio di un disco di pietra, detto stone, e i movimenti degli sweeper che spazzano la superficie di ghiaccio per ridurre l’attrito e influenzare la traiettoria del sasso sulla base della strategia di gara definita. Sono spesso proprio gli atleti muniti di scopa a catturare l’attenzione del pubblico, che durante i match di curling in carrozzina dovrà invece concentrarsi sull’abilità e la precisione dei lanciatori – data l’assenza del ruolo dello sweeper. Il wheelchair curling azzurro torna quest’anno alle Paralimpiadi invernali dopo un’assenza di 15 anni, due decenni dopo il debutto a cinque cerchi della disciplina a Torino 2006, con quattro atleti all’esordio paralimpico. Il torneo a squadre miste, vedrà partecipare dieci squadre, mentre nel doppio misto, alla sua prima apparizione olimpica, si confronteranno otto coppie.

Il sogno dell’atleta

“Le Olimpiadi sono l’obiettivo e il sogno di qualsiasi atleta. Arrivarci dà tanta gioia e tanta emozione, è il traguardo di anni di preparazione e sacrifici, ma anche tanto divertimento”, dice a Interris.it Giuliana Turra, paratleta della squadra mista italiana alla sua prima partecipazione a questa competizione.

Curling in carrozzina. Foto © CIP

Come si gioca

Turra, nella ostetrica cuneese, milita in una delle quattro squadre da quattro giocatori del campionato italiano di curling in carrozzina, la Disval Aosta, dove gioca come lead – il giocatore che lancia le prime due stone di una frazione di partita (end). Nel quartetto misto azzurro, che vede tra le sue fila i veterani Egidio Marchese, già a Torino 2006 e Angela Menardi, oltre ai compagni Fabrizio Bich e Matteo Ronzani, ricopre il ruolo di alternate, il giocatore di riserva che può subentrare ai titolari in ogni momento della gara. Nel doppio misto la coppia azzurra è composta da Orietta Bertò e Paolo Ioratti. “Ogni atleta lancia due stone a testa, anche con l’ausilio dell’extender, una sorta di bastone dotato di un aggancio all’impugnatura della pietra, e un compagno gli tiene ferma la carrozzina per farla muovere in meno possibile”, spiega. Gli end sono quattro, per cui ogni squadra tira la pietra otto volte: fa il punto chi la avvicina di più al centro del bersaglio, detto “casa”. “Il momento più bello dell’end è quando fai il punto realizzando la richiesta dello skip”, aggiunge.

La nazionale italiana di curling in carrozzina alle Paralimpiadi di Vancouver 2010. Foto © CIP

La vicenda personale

L’ingresso di Turra nel mondo dello sport paralimpico risale a meno di dieci anni fa, dopo un incidente in montagna che le ha causato una lesione midollare alla spina dorsale. La passione per l’attività fisica e l’amore le hanno permesso di superare le difficoltà che un’esperienza come quelle ti pone davanti. “Sono sempre stata una ragazza sportiva, ho praticato judo fino a 20 anni, arrivando alle Olimpiadi under 18, poi con l’inizio degli studi universitari mi sono dedicata alla corsa sulle lunghe in distanze, ai trail in montagna e nel deserto”, racconta. “Lo sport mi ha aiutato nella riabilitazione dopo l’incidente. Mi sono avvicinata al curling in carrozzina quando ho conosciuto Emanuele Spelorzi”, diventato poi suo compagno sia di squadra che nella vita.

Rimettersi in gioco

Lo sport non è solo segnare un punto in più dell’anniversario, bensì un’opportunità per mettersi in gioco e accettare le sfide che la vita ti pone davanti. “L’attività sportiva mi ha accompagnata fin da piccola e mi ha dato quella disciplina e quel rigore necessari durante la riabilitazione. Ti permettere di rimetterti in gioco, di ricucire le ferite interiori, ti dà coraggio e forza”, commenta. “In Italia ci sono molti ostacoli per le persone con disabilità, ma lo sport ti fa sentire vivo. Speriamo che i le Paralimpiadi invernali siano l’occasione per sensibilizzare sulla disabilità, con tutti i suoi pro e i suoi contro”, conclude.

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