Parlare in modo corretto di disabilità non è solo una questione linguistica, ma un atto culturale e civile che incide profondamente sulla qualità delle relazioni e sull’effettiva inclusione delle persone. Le parole che utilizziamo contribuiscono a costruire rappresentazioni, orientare comportamenti e definire visioni condivise. Interris.it ha intervistato il dottor Massimo Maggio, direttore di CBM Italia e tra gli ideatori del podcast “Criptonite”, un progetto che promuove una narrazione consapevole e rispettosa della disabilità, ponendo al centro la persona e il valore di una cultura autenticamente inclusiva.
L’intervista
Dottor Maggio, come nasce e quali obiettivi ha il podcast “Criptonite”?
“Criptonite nasce dal desiderio di raccontare in modo diverso il mondo della disabilità e delle persone con disabilità. Abbiamo scelto il podcast perché è uno strumento moderno, capace di raggiungere molte persone e di intercettare un consenso crescente. Criptonite è un “podcast disarmante”: lo abbiamo chiamato così perché affronta in modo diretto e autentico i temi che ruotano attorno alla disabilità. Il podcast è presente su tutte le principali piattaforme — YouTube, Spotify e altre — ed è quindi facilmente accessibile a chiunque. Uno dei temi centrali delle puntate attualmente in onda è quello del linguaggio, affrontato in un ciclo di quattro episodi. Il linguaggio è fondamentale nell’approccio alla disabilità perché, il modo in cui definiamo le cose, influenza profondamente il modo in cui le trattiamo, e quindi anche il modo in cui trattiamo le persone. Se definiamo una persona ‘disabile’, attribuiamo valore a un solo aspetto della sua condizione; se diciamo invece “persona con disabilità”, mettiamo al centro la persona. Noi vogliamo dare valore alla persona, e lo facciamo anche attraverso questo strumento. C’è poi un aspetto ulteriore: Criptonite vuole essere uno strumento culturale. Dalla nostra ricerca su povertà e disabilità emerge chiaramente come la cultura dell’inclusione sia fondamentale per una vita realmente inclusiva. Inclusione non significa ‘io includo te’, in una logica gerarchica, ma piuttosto compartecipazione e convivenza”.
Sulla base della vostra esperienza, quali sono i vostri auspici futuri sul piano culturale dell’inclusione?
“Il nostro desiderio è continuare a lavorare sui temi della cultura dell’inclusione, utilizzando diversi strumenti. Criptonite è uno di questi, ma non l’unico. Vorrei citare un progetto a cui tengo particolarmente, perché rappresenta bene il nostro approccio: si chiama ‘Cambiamo Sguardo’. È un progetto dedicato agli studenti di ogni ordine e grado delle scuole italiane e oggi è attivo in circa 500 scuole. Si tratta di uno strumento che ci permette non solo di raccontare, ma soprattutto di offrire una chiave interpretativa e di lettura della cultura dell’inclusione alle generazioni più giovani. Perché partire dai giovani? Perché saranno gli adulti di domani. Se riusciamo a trasmettere loro valori che sono, in fondo, universali, possiamo davvero lasciare un segno per il futuro. Un futuro che non riguarda solo le persone con disabilità, ma l’umanità nel suo insieme. In questo senso, il nostro impegno sulla cultura dell’inclusione è centrale nel nostro approccio e nel nostro modello di intervento in Italia”.

