A San Giovanni Bianco, in provincia di Bergamo, tra le ridenti Alpi lombarde, un gruppo di amici e amministratori ha scelto di trasformare una domanda di inclusione e attenzione alle fragilità sociali in un progetto concreto. È nato così, grazie alla cooperativa sociale “I love Val Brembana”, un forno “Di-Verso” impegnato a creare opportunità di lavoro attraverso la valorizzazione delle eccellenze alimentari locali. In questo forno, pane, pizza e prodotti del territorio diventano strumenti di partecipazione, autonomia e scoperta di nuovi talenti. Interris.it, in merito a questa esperienza di inclusione e valorizzazione delle eccellenze alimentari del territorio, ha intervistato Alessandro Adragna, presidente della cooperativa sociale “I love Val Brembana”.
L’intervista
Presidente, come nasce e che obiettivi ha un forno Di-Verso?
“La nostra cooperativa ha l’obiettivo di inserire lavorativamente persone con fragilità. Lo facciamo attraverso un forno ‘Di-Verso’ e il ristorante, un ‘tirolese diverso’, proprio per dare spazio a queste persone e permettere loro di esprimere i propri talenti. Questo è il vero obiettivo. Naturalmente, per raggiungerlo, dobbiamo lavorare e oggi sono 13 i ragazzi coinvolti”.
In che modo unite l’inclusione lavorativa e la valorizzazione delle eccellenze alimentari?
“Il primo ostacolo da superare, in un anno e mezzo, è stato proprio quello di individuare le eccellenze del territorio. Abbiamo iniziato osservando la Val Brembana e abbiamo scoperto realtà di grande valore, alcune delle quali ancora poco conosciute”.
Date lustro a tre elementi fondamentali…
“Esatto. Abbiamo così scelto di valorizzare tre elementi fondamentali: il territorio, gli alimenti che vengono prodotti e le persone che lo abitano, con un’attenzione particolare alle persone fragili. Quando abbiamo chiesto alle varie amministrazioni se tutti lavorassero nella valle, ci è stato risposto di sì. Quando, però, abbiamo posto la domanda sulla fragilità, dopo un po’ di silenzio ci è stato detto: ‘il 100%’. Ci siamo quindi concentrati sulle persone che non avevano un lavoro”.
Il pane è un alimento quotidiano in che modo attraverso questo alimento quotidiano avete incentivato la popolazione a guardare al valore della diversità?
“Spesso si usa l’espressione ‘il pane della vita’: è la base della nostra alimentazione. Proprio nella manualità dell’impasto, nella lievitazione e nella cottura nasce l’attenzione verso l’alimento. Abbiamo quindi scelto di partire da un prodotto fondamentale per costruire un progetto più ampio. Per noi, la focaccia, il pane e la pizza rappresentano il lavoro quotidiano e, attraverso questi prodotti, anche il valore della diversità”.
Quali sono i vostri desideri per il futuro?
“Da quando siamo partiti, molte persone ci hanno conosciuto, hanno provato i nostri prodotti e continuano a visitare il ristorante, attratte da questa miscela di cose buone. Ci hanno chiesto anche di occuparci di catering: siamo arrivati a Bergamo e stiamo collaborando con l’Università di Bergamo, che ha accolto con entusiasmo la possibilità di dare lavoro ai nostri ragazzi attraverso questi servizi”.
State progressivamente uscendo dal territorio…
“Sì, è in corso uno sviluppo importante per la nostra attività: stiamo uscendo dal territorio e siamo chiamati a portare questa esperienza altrove. Siamo davvero contenti, perché anche i ragazzi possono vivere nuove esperienze. Molti di loro non hanno mai visto Bergamo, non hanno mai volato o sono mai stati al mare. È bello accompagnarli fuori dalla valle e permettere loro di conoscere un mondo più ampio.”
In che modo, chi lo desidera, può supportare la vostra lodevole azione di inclusione?
Chi vuole sostenerci può farlo semplicemente chiamandoci e facendoci lavorare: in questo modo sostiene la nostra cooperativa e ci permette di portare le eccellenze del territorio in altri luoghi”.

