Polmonite: prevenzione e cura tra vecchie e nuove sfide

A Interris.it il dott. Sglavo, pneumologo: "La pandemia ha rivoluzionato diagnosi e follow-up, mentre l'antibiotico-resistenza resta la minaccia globale"

a sin: Raffaele Sglavo, pneumologo dell'Azienda Ospealiero-Universitaria Sant'Andrea di Roma (foto per gentile concessione); foto a destra: pixabay

La polmonite resta una delle infezioni respiratorie più insidiose, specialmente tra anziani e soggetti fragili. Con Raffaele Sglavo, pneumologo dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria Sant’Andrea di Roma, le analisi delle raccomandazioni attuali, l’impatto della pandemia sui protocolli e la crescente minaccia dell’antibiotico-resistenza.

L’intervista

Quali sono le indicazioni specifiche raccomandate per la prevenzione della polmonite negli adulti e negli anziani, in particolare per i soggetti a rischio o con patologie croniche? E qual è il loro livello di efficacia reale?

“La prevenzione si basa primariamente sulla vaccinazione e su misure igienico-comportamentali. La vaccinazione è sicuramente lo strumento più efficace per prevenire le infezioni che possono evolvere in polmonite grave. Secondo il Piano Nazionale di Prevenzione Vaccinale (PNPV) 2023-2025, le vaccinazioni raccomandate sono: Anti-Pneumococcica, raccomandata per tutti gli adulti sopra i 65 anni e per soggetti con patologie croniche come diabete, cardio/pneumopatie, insufficienza renale, o condizioni di immunodeficienza. Viene somministrata in dose unica una tantum con il vaccino 20-valente; Anti-Influenzale: raccomandata dagli over 60, donne in gravidanza/postpartum e soggetti fragili. Riduce significativamente il rischio di ospedalizzazione, complicanze severe e mortalità associate all’influenza, che può causare severe polmoniti. Anti-Covid19: protegge dalle forme gravi di infezione da SarsCov2, che possono causare polmonite interstiziale. È raccomandata per over 60, ospiti di lungodegenza, operatori sanitari e persone con elevata fragilità. In aggiunta, sono fondamentali le norme igienico-comportamentali, come lavarsi frequentemente le mani e coprirsi bocca e naso in caso di sintomatologia respiratoria”.

Alla luce dell’esperienza della pandemia da COVID-19, la polmonite interstiziale e le infezioni polmonari secondarie hanno modificato i protocolli diagnostici e terapeutici standard? Quali sono le indicazioni per il monitoraggio polmonare a lungo termine nei pazienti guariti?

“La pandemia ha avuto un impatto significativo. Ci ha insegnato a non sottovalutare i sintomi respiratori e ha reso più accessibili strumenti diagnostici come la TC torace ad alta risoluzione, essenziale per la diagnosi di polmonite interstiziale e lo screening di altre patologie polmonari. Sul piano terapeutico, ha accelerato l’utilizzo di nuove tecnologie come il vaccino a mRNA e i dispositivi di ossigenoterapia ad alto flusso (HFNC), spesso meglio tollerati e altrettanto efficaci della ventilazione meccanica non invasiva per l’insufficienza respiratoria. I pazienti guariti dalle forme polmonari più gravi di Covid-19 hanno indicazione a un follow up pneumologico frequente. Questo monitoraggio viene effettuato con strumenti diagnostici come la spirometria globale e il test di diffusione alveolare del monossido di carbonio (DLCO), per valutare la funzione polmonare residua”.

Spesso i sintomi iniziali della polmonite possono essere confusi con una semplice influenza o un raffreddore. Quali sono i segnali d’allarme specifici che dovrebbero spingere un paziente a rivolgersi urgentemente al medico?

“Nelle persone in buona salute, segnali d’allarme includono una febbre che non passa dopo qualche giorno o nonostante gli antipiretici, una massiccia produzione di catarro purulento o una tosse persistente che non migliora. In questi casi è necessario consultare il Medico di Medicina Generale. Negli anziani, i sintomi possono essere più sfumati e ingannevoli, come maggiore sonnolenza, un rallentamento dello stato neurologico o una marcata inappetenza. Questi possono essere spie di una ridotta ossigenazione dovuta a un’infezione respiratoria, e richiedono un consulto medico tempestivo”.

La crescente resistenza agli antibiotici rappresenta una seria minaccia. In che modo questa problematica sta influenzando il trattamento delle polmoniti batteriche? Ci sono nuovi approcci farmacologici in fase di sviluppo?

“La resistenza agli antibiotici è un problema globale che in ospedale può portare a un fallimento terapeutico iniziale, ritardo nella guarigione, prolungamento dell’ospedalizzazione e aumento del rischio di complicanze e mortalità, specie nei pazienti più fragili. Per contrastarla, applichiamo quotidianamente Linee guida internazionali che suggeriscono di utilizzare l’antibiotico più mirato ed efficace nel più breve tempo possibile e di ridurre la durata della terapia. Utilizziamo anche nuovi antibiotici ad azione mirata, spesso in combinazione con farmaci che contrastano i meccanismi di resistenza batterica. Siamo fiduciosi anche nello sviluppo di nuove tecnologie non antibiotiche, come la terapia fagica, le immunoterapie aggiuntive (anticorpi monoclonali) e farmaci che agiscono sulla virulenza del batterio”.

ARTICOLI CORRELATI

AUTORE

ARTICOLI DI ALTRI AUTORI

Ricevi sempre le ultime notizie

Ricevi comodamente e senza costi tutte le ultime notizie direttamente nella tua casella email.

Stay Connected

Seguici sui nostri social !

Scrivi a In Terris

Per inviare un messaggio al direttore o scrivere un tuo articolo: