La sostenibilità ambientale rappresenta oggi una sfida imprescindibile per garantire un equilibrio tra sviluppo economico, tutela della natura e benessere delle future generazioni. Ridurre l’impatto delle attività umane, promuovere modelli di consumo responsabili e contrastare l’inquinamento sono azioni sempre più urgenti in un contesto globale segnato da crisi climatiche e perdita di biodiversità. In questo scenario, il ruolo delle istituzioni, delle imprese e dei cittadini diventa determinante. Interris.it, su questi temi, ha intervistato Giorgio Bagordo, membro dell’ufficio sostenibilità di WWF Italia.
L’intervista
Dottor Bagordo, il WWF, da sempre, è impegnato nella promozione di una economia circolare che implica anche la riduzione dei rifiuti. Quali sono le vostre azioni più qualificanti in tal senso?
“Il WWF promuove un modello di economia circolare che interviene lungo l’intero ciclo di vita dei prodotti, dalla progettazione allo smaltimento. Non solo quindi ridurre inquinamento e produzione di rifiuti a monte, ma anche prevenirne la dispersione in ambiente, mantenendo prodotti e materiali in uso il più a lungo possibile non solo per salvaguardare la natura ma anche rigenerarla. Per raggiungere questi obiettivi, il WWF agisce su più livelli, internazionale, nazionale e locale, collaborando con istituzioni, amministrazioni, consorzi, città, imprese e cittadini. L’impegno si traduce in attività mirate a rafforzare politiche e quadri normativi, nello sviluppo di campagne di sensibilizzazione e nella realizzazione di progetti concreti sul territorio”.
La riduzione degli sprechi è fondamentale..
“Si, un’attenzione particolare è rivolta alla riduzione degli sprechi e del consumo insostenibile di risorse, soprattutto per quanto riguarda gli imballaggi, in particolare quelli monouso e non necessari, che hanno un forte impatto, soprattutto se dispersi in ambiente. Parallelamente, vengono incentivati il riuso, il riciclo e la riciclabilità. Il tema dei rifiuti, infatti, richiede un approccio sistemico che coinvolga l’intera filiera. In questo contesto, la plastica rappresenta una delle sfide più rilevanti”.
La plastica, su questo versante, è uno dei rifiuti più pericolosi. Come state agendo per evitarne la dispersione nell’ambiente?
“Dal 2019 il WWF promuove a livello globale l’iniziativa ‘No Plastic in Nature’, che punta a contrastare la dispersione della plastica nell’ambiente. Il problema principale riguarda l’elevato consumo di plastica monouso e non necessaria, unito al rischio concreto che venga dispersa, con conseguenze gravi sia per gli ecosistemi che per la salute umana. L’iniziativa si basa su un approccio olistico e multilivello che coinvolge l’intera filiera. Sul piano della governance, il WWF sostiene l’adozione di un trattato globale vincolante sulla plastica, con obiettivi di riduzione, sistemi di monitoraggio e standard validi a livello internazionale. Questo approccio ha trovato un impulso importante nel 2022, con la decisione dell’Assemblea delle Nazioni Unite per l’Ambiente di avviare un percorso per lo sviluppo di uno strumento giuridicamente vincolante contro l’inquinamento da plastica, che purtroppo non ha ancora portato i risultati auspicati”.
I sistemi di produzione e le città più sostenibili rappresentano un passo importante..
“Si, il WWF lavora con le imprese per ripensare e riprogettare i sistemi di produzione e consumo in chiave più circolare, promuovendo il riutilizzo, migliorando riciclo e riciclabilità e incentivando l’impiego di materiali a minor impatto. Viene inoltre sostenuta l’adozione di sistemi di responsabilità estesa del produttore. Un ulteriore ambito di intervento riguarda le città, attraverso l’iniziativa ‘Plastic Smart Cities’, che coinvolge numerosi centri urbani nel mondo nello sviluppo di soluzioni innovative per ridurre la dispersione dei rifiuti plastici e migliorare la gestione dei rifiuti. L’obiettivo è una transizione giusta e inclusiva verso un’economia circolare della plastica, riconoscendo anche gli impatti su clima e salute”.
Quali sono i vostri auspici per il futuro? Che messaggio volete lanciare alle giovani generazioni?
“Il WWF auspica un futuro in cui l’economia operi entro i limiti del pianeta, contribuendo anche a rigenerare la natura ed eliminando il più possibile sprechi e rifiuti alla fonte. Senza un cambio di rotta, criticità come l’inquinamento da plastica continueranno a crescere, con effetti sempre più gravi su ambiente e salute. Alle giovani generazioni il messaggio è di non scoraggiarsi e di continuare ad attivarsi, anche attraverso reti come WWF Young, community dedicata ai giovani tra i 18 e i 35 anni impegnati nella tutela degli ecosistemi e nelle sfide ambientali e climatiche. Le azioni individuali sono ovviamente importanti, ma serve anche un impegno collettivo e coordinato per un cambiamento strutturale che coinvolga governi, imprese, comunità scientifica e cittadini. Solo così sarà possibile proteggere il nostro futuro e salvaguardare tutte le specie che abitano il pianeta, compresa la nostra”.

