“La società deve imparare a comprendere di più le persone con autismo per renderle meno disabili, invece di escluderle”. E’ netto Paolo Cornaglia Ferraris, medico e presidente di Fondazione Aut Aut, realtà di La Spezia che tramite strutture turistico-ricettive offre accoglie e forma giovani e adulti neurodivergenti. “Una volta finita la scuola restano senza riscontro sociale, ma possono essere inclusi nei processi produttivi traendone beneficio”, continua l’esperto. Fino ad arrivare nel Palazzo di Vetro di New York, dove hanno cucinato caserecce al pesto per i delegati delle Nazioni unite.
L’idea
Riavvolgiamo il nastro, indietro veloce fino a un decennio fa. “Di fronte all’esigenza del territorio di dare un supporto ai ragazzi con autismo, abbiamo deciso di collaborare con due realtà di volontariato per operare in maniera coordinata”. A parlare è il direttore generale di Fondazione Carispezia Vittorio Bracco, le realtà a cui fa riferimento sono A.G.A.P.O. Odv e Il Domani dell’Autismo E.T.S., dall’unità di intento ecco nascere Fondazione Aut Aut, che sta per Autonomia Autismo. “Inserire queste persone in contesti che li fanno stare bene li rende più autonomi e in grado di lavorare”, continua. Le due strutture dove giovani e adulti con autismo sperimentano l’inclusione sociale e lavorativa fuori dalla famiglia per alcuni giorni a settimana, maturando maggiori capacità di gestione di sé stessi e sviluppando competenze professionali, sono la locanda-ristorante Luna Blu e l’agriturismo sociale Sant’Anna Hostel.

Compiti domestici
Il progetto Luna Blu oggi coinvolge circa 400 persone provenienti non solo dalla provincia di La Spezia, anche dal capoluogo Genova e da fuori regione, prevalentemente Toscana e Lombardia. “Abbiamo tre centri per i piccoli e i bambini, due per gli adolescenti e appartamenti per grandi”, spiega il responsabile Alberto Brunetti. “Al loro arrivo gli affidiamo compiti come fare la lavatrice o sparecchiare la tavola, le attività manuali li aiutano a migliorarsi”. Una sorta di “tirocinio” residenziale per capire le caratteristiche di ciascuno e il suo grado di resistenza ad acquisire novità. “L’autismo non è omogeneo e gli sono individui molto diversi gli uni dagli altri, per ognuno serve un percorso personalizzato”, chiarisce Cornaglia Ferraris.
Mani in pasta nel lavoro
Oltre alla dimensione abitativa, c’è quella lavorativa. Ristorante, laboratori dove si fanno pasta fresca, essiccata e prodotti per la gastronomia come torte di verdure e crocchette oltre a un panificio a Lerici. La specialità della casa sono “i cinque-sei tipi di ravioli che serviamo a La Spezia e nelle sedi di Brugnato e Sarzana”, racconta Brunetti. “Le persone sono entusiaste perché alcune di loro, fuori di qui, erano rimaste ai margini”, continua, “le loro abilità non vengono riconosciute ed è difficile inserirsi in un processo produttivo velocissimo”. Ad oggi 18 sono stati assunti, 25 sono in borsa lavoro e 15 potrebbero essere presi entro il prossimo anno.

Autonomia
La richiesta è tanta e le famiglie cercano risposta anche alla domanda come faranno i loro figli quando loro non ci saranno più. “Per il ‘dopo di noi’ abbiamo comprato due case dove offriamo a dieci persone di essere ospiti fissi ed altri di venire occasionalmente. In queste strutture gli affidiamo le attività di base e li seguiamo finché non raggiungono il proprio massimo grado di autonomia”, spiega Brunetti. Qual è questo massimo grado? “Sviluppano competenze, lavorano e prendono uno stipendio, ma tendono a non interagire né a socializzare tra loro e neppure possono gestirsi completamente da soli. Qualcosa a cui noi non daremmo peso per loro potrebbe assumere grande rilevanza, inoltre l’autismo è in continua evoluzione e non puoi prevedere come sarà la persona tra dieci anni”. Per farli entrare in relazione l’uno con l’altro, gli operatori, insieme a educatori e psicologi, lavorano a creare dinamiche di vita insieme a partire da piccoli gruppi.
L’ora blu
“Non tutti sono in grado di lavorare e di inserirsi, ma tutti sono soddisfatti di vivere in un contesto inclusivo. Dobbiamo cominciare a interpretare le loro peculiarità”, riprende Cornaglia Ferraris. Un punto vendita autism-friendly è un esempio della strada da percorrere. “Insieme a Coop Liguria abbiamo istituito l’‘ora blu’, una fascia oraria in cui le persone con autismo vanno a fare spesa in un ambiente consono alle loro caratteristiche, con illuminazione e rumori non forti e il personale formato appositamente”. “Il nostro scopo è tirare fuori il meglio da ciascuno di loro, uno dei quali, dopo essersi professionalizzato e aver prese coscienze delle proprie potenzialità, adesso lavora al controllo qualità alla Barilla”, conclude Bracco, “stiamo pensando a come fare per rendere il progetto di spessore nazionale”.
Dalla teoria alla pratica
Il progetto della Fondazione Aut Aut si inserisce pienamente nello spirito della Carta di Solfagnano, un documento internazionale firmato nel 2024 dai Paesi del G7 dedicato ai temi dell’inclusione e dei diritti delle persone con disabilità. È stata adottata durante il primo G7 su Inclusione e Disabilità, tenuto a Solfagnano (in Umbria). La Carta individua tra i suoi principi fondamentali la promozione della vita autonoma e indipendente, cioè la possibilità per ogni persona di sviluppare le proprie capacità, partecipare alla vita della comunità e costruire percorsi abitativi e lavorativi dignitosi, anche oltre il sostegno familiare. Le esperienze della locanda Luna Blu e dell’agriturismo Sant’Anna Hostel traducono concretamente questo principio in azioni quotidiane: formazione professionale, inserimento lavorativo, attività domestiche e percorsi di autonomia abitativa permettono a giovani e adulti con autismo di sperimentare gradualmente indipendenza, responsabilità e inclusione sociale. In questo senso, il progetto rappresenta un esempio pratico di come i principi della Carta di Solfagnano possano essere applicati nella realtà, trasformando linee guida etiche e sociali in opportunità reali di crescita e partecipazione.

