Pause, novità e programmazione: come affrontare il ritorno alla routine

Passati i giorni di vacanza, si torna a scuola e al lavoro. La psicanalista Adelia Lucattini spiega come affrontare questo passaggio in modo sano

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Nell'immagine grande Foto di energepic.com: https://www.pexels.com/it-it/foto/donna-seduta-davanti-a-macbook-313690/, nel riquadro Adelia Lucattini

Il ritorno alla routine dopo le feste spaventa sempre un po’. Il tempo più lento e dilatato dei giorni di vacanza, quando sono stati allietati dal calore umano e dal riposo, lascia repentinamente posto alle lancette dell’orologio che tornano a correre, alle scadenze ineludibili e agli impegni quotidiani che richiedono quasi il dono dell’ubiquità. Il timore di farsi risucchiare dalla ripresa deriva anche dalla nostra visione in cui vacanza e attività sono due dimensioni alternative in rapporto di discontinuità. La vita non è però a compartimenti stagni, bensì è una continuità di fasi differenti. A partire da questa consapevolezza è possibile rendere meno “traumatico” il rientro a scuola o al lavoro, sapendo programmare gli impegni e introducendo nell’organizzazione quotidiana qualche buona pratica, come una pausa o del tempo all’aria aperta, che interrompa il flusso delle attività e consenta di recuperare energie psicofisiche, prima di tornare al proprio dovere.

Paese che vai, pausa che trovi

“I periodi di festa e di vacanza sono un tempo investito di valori simbolici e significati profondi, legati sia a esperienze personali che a tradizioni sociali, in cui il nostro tempo interiore scorre in maniera asincrona rispetto al resto dell’anno, quando si riprendono le attività occorre pensare al proprio equilibrio interno”, spiega a Interris.it la dottoressa Adelia Lucattini, psichiatra a psicoanalista della Società psicoanalitica italiana (Spi). “Ogni Paese ha un modo proprio per affrontare la ripresa. In Svezia suggeriscono di continuare a concedersi pause quotidiane che permettono di organizzare le energie interne, i finlandesi ricorrono alla sauna come ‘rito di passaggio’ per mantenere un contatto con la natura, mentre in Danimarca hanno il concetto di ‘hygge’, secondo il quale la routine non deve essere punitiva, ma accogliente”. Come riuscire a vederla in questo modo?, ci si potrebbe chiedere. “Anche l’attività lavorativa ha degli aspetti piacevoli, come gli stimoli che si ricevono da quello che si fa e il rapporto con i colleghi”, afferma l’esperta. Scendendo poi dalla Scandinavia verso l’Europa centrale e occidentale, tedeschi e iberici suggeriscono di camminare. “Concederci uno spazio di moto permette di crearci uno spazio mentale utile per staccarci dal lavoro quando lasciamo l’ufficio per tornare a casa”, spiega Lucattini.

Organizzazione e programmazione

L’ansia da rientro è il campanello dell’allarme che suona quando si guarda al calendario e per disinnescarla le parole chiave, secondo la psicoanalista, sono organizzazione e programmazione. “Si può rientrare meglio al lavoro se si è vissuta la pausa e si introducono delle novità nel ritmo più ferreo del lavoro, come un’attività fisica o creativa, che stimolano il pensiero”. Per chi lavora da casa conducendo una sedentaria con scarsi contatti con i colleghi, Lucattini suggerisce di camminare all’interno dell’abitazione. “Passeggiare ritmicamente in spazi chiusi attiva un pensiero e un tempo diversi, è comportamento con una lunga storia alle spalle”. Per far fronte a tutte le scadenze che si parano davanti, programmare meticolosamente “anche le prossime vacanze”, aggiunge.

Elogio della lentezza

Può sembrare controintuitivo, ma attraversare le festività tenendo a mente quando si tornerà a lavoro può aiutare ad affrontare la transizione. “Avere uno scopo può far stare bene”, spiega Lucattini, “e dobbiamo renderci conto che, pure se pensiamo alla vita come una serie di scatole cinesi che si aprono e si chiudono una alla volta, il tempo è un continuum e la nostra esistenza è un susseguirsi di fasi dove possiamo portare con noi il buono della precedente nella successiva”. Durante i periodi di pausa non ci si ferma veramente, ma nella decelerazione del quotidiano si possono scoprire nuovi ritmi che, lasciati decantare, influiscono positivamente sul nostro lavoro. “Un elogio della lentezza – non della pigrizia”, chiosa la psicanalista.

Farsi domande

Hygge, pause ristoratrici, passeggiate all’aria aperta (ma anche al chiuso), organizzazione e programmazione sono validi strumenti per tornare alla vita di tutti i giorni dopo le feste. “Ma se ci si accorge, nonostante i buoni propositi, che dopo due settimane si è rientrati in un vortice, occorre fermarsi domandarsi cosa sta succedendo, cosa si sta facendo e perché si è così preoccupati. Queste domande interrompono il cortocircuito emotivo, la nostra parte razionale entra in gioco e ci tranquillizza”, conclude Lucattini.

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