La valorizzazione delle tradizioni locali, l’attenzione ai sapori autentici e il principio dell’inclusione possono rappresentare elementi fondamentali per costruire una società più giusta e solidale, centrata sulla persona e sulle sue capacità. In questo contesto si inserisce l’esperienza di “Pastaparola”, un laboratorio artigianale di pasta fresca nato a Fidenza, che offre un’opportunità lavorativa concreta a giovani con disabilità. Un’iniziativa che coniuga lavoro, dignità e inclusione sociale, restituendo valore alle relazioni umane. Interris.it, in merito a questa esperienza, ha intervistato Marilena Porcari, fondatrice di “Pastaparola” e madre caregiver, per approfondire la nascita, le sfide e le prospettive di questa significativa realtà.

L’intervista
Porcari, come nasce e quali obiettivi ha “Pastaparola”?
“’Pastaparola’ nasce innanzitutto da un’esigenza personale e familiare. Sono mamma di tre ragazzi, di cui una con disabilità, e ho in affidamento due giovani con una forma importante di autismo. Purtroppo, quando termina la scuola superiore, per questi ragazzi si apre un vuoto. I loro coetanei iniziano a costruire il proprio futuro, mentre i ragazzi con disabilità restano spesso a casa. La solitudine è uno spreco enorme, perché il mondo del lavoro per loro raramente si apre: al massimo, si prospettano brevi tirocini di sei mesi che, una volta conclusi, non risolvono i loro bisogni. Da questa consapevolezza è nata l’idea di avviare un’esperienza concreta, partendo dalla valorizzazione della pasta. Premetto che, fino a quel momento, non avevo mai cucinato la pasta fatta in casa secondo la tradizione emiliana. Mi è venuto in mente che le nostre nonne, le ‘rezdore’, sono le custodi della cultura culinaria della Food Valley e dell’arte della pasta fatta a mano. Per un anno mi hanno insegnato questa tradizione e, una volta imparata, abbiamo ristrutturato un locale vicino casa e siamo partiti. Dopo pochi giorni dall’apertura, sono arrivati i primi volontari, che ci hanno donato il loro tempo. Insieme a loro abbiamo costruito questa realtà, che riconosce ai nostri ragazzi il valore sociale del lavoro. La nostra pasta artigianale, di alta qualità, ha iniziato fin da subito a farsi conoscere, tanto da vincere un concorso dedicato agli anolini. Puntiamo sulla qualità e sull’inclusione: questo laboratorio è stato più efficace di qualsiasi terapia o farmaco”.
Che valore ha, per voi, l’inclusione lavorativa delle persone con disabilità?
“Dare valore a ogni persona è un principio fondamentale, che deve essere posto al centro. Il lavoro rappresenta una parte essenziale di questo percorso, assumendo una valenza importantissima”.
Quali sono i vostri auspici per il futuro? In che modo, chi lo desidera, può supportare la vostra opera?
“Abbiamo tanti progetti per il futuro. Il nostro auspicio più grande è che sempre più persone conoscano la nostra esperienza, affinché possa espandersi in altri territori e contribuire a cambiare la realtà. Chi lo desidera può sostenerci acquistando i nostri prodotti e supportando le iniziative future. In particolare, da gennaio 2026, prevediamo l’apertura di un home restaurant, una nuova formula di ristorazione a domicilio basata su prodotti di eccellenza. Questo progetto permetterà ai nostri ragazzi di entrare sempre più in contatto con il mondo esterno, sviluppando nuove abilità. A breve, inoltre, lanceremo una raccolta fondi per l’acquisto di un food truck, che ci permetterà di far conoscere la nostra realtà nelle fiere e nei vari eventi”.

