I diritti dei bambini rappresentano un pilastro fondamentale per la costruzione di società giuste, inclusive e orientate al futuro. Ogni bambino, indipendentemente dal contesto in cui nasce, deve poter beneficiare di protezione, cura, educazione e pari opportunità di crescita. Garantire questi diritti significa riconoscere il valore della persona sin dai primi anni di vita e assumersi la responsabilità collettiva di tutelarne il benessere. È un impegno etico, sociale e civile che interpella l’intera comunità. Interris.it, in merito a questi argomenti e al Festival dell’Infanzia “Pari Diritti”, ha intervistato la dott.ssa Dafne Guida, presidente della cooperativa Stripes.

L’intervista
Dottoressa Guida, come nasce e quali obiettivi ha il Festival dell’Infanzia Pari Diritti?
“Il Festival dell’Infanzia ‘Pari Diritti’ è stato ideato come un’occasione per sottolineare l’importanza delle attività del progetto Paripasso. L’evento si svolge in contemporanea nei cinque hub sociali attivati nelle quattro regioni coinvolte – Puglia, Campania, Lazio e Lombardia. È un momento di racconto e condivisione con famiglie e operatori, per mostrare a che punto siamo nell’attuazione del progetto, finanziato da Con i Bambini. Stripes, capofila della rete, collabora con numerosi enti del terzo settore impegnati in azioni specifiche sui cinque territori, oltre a partner trasversali come il Politecnico di Milano e Fondazione Mission Bambini. Il festival è quindi un’occasione per narrare ciò che è stato fatto e per rilanciare le attività di Paripasso. Si svolge fino a sabato: è iniziato ieri pomeriggio, con l’accensione dell’albero di Natale nel comune capofila di Desio, e proseguirà con workshop, conferenze, laboratori e spettacoli teatrali. Il tema centrale è quello dei diritti dei bambini, affrontato a 360 gradi. Per lavorare realmente su questi diritti, coinvolgiamo famiglie e bambini in laboratori dedicati, ad esempio, al diritto al gioco, all’identità, alla pace e ad altri aspetti fondamentali per la crescita”.
La povertà educativa è un fenomeno in crescita. Che ruolo può avere la comunità educante per contrastarla?
“La povertà educativa è una ferita silenziosa, e gli ultimi dati mostrano una situazione sempre più complessa e grave. Limita profondamente le opportunità dei bambini, non solo sul piano cognitivo, ma anche nella loro capacità di immaginare un futuro diverso. Per questo la comunità educante – famiglie, scuole, istituzioni e associazioni – ha un ruolo centrale e insostituibile. Il contrasto alla povertà educativa non può essere delegato a un unico attore: è un impegno collettivo che richiede la partecipazione e la responsabilità di tutti. Dobbiamo riscoprire quella che io chiamo la pedagogia di comunità: trasformare luoghi e servizi in veri spazi di aggregazione e apprendimento condiviso. È ciò che stiamo cercando di fare con gli hub, concependo l’infanzia come un’opportunità per far crescere l’intera comunità. La comunità educante può fare moltissimo per ridurre la povertà educativa, e il nostro lavoro va esattamente in questa direzione”.
Quali azioni sta portando avanti la cooperativa Stripes?
“Stiamo lavorando su più fronti. Da un lato, vogliamo rendere gli hub ad alta densità educativa spazi permanenti, capaci di restare attivi anche dopo la conclusione del progetto. Accolgono bambini da 0 a 6 anni e le loro famiglie, soprattutto nei primi mesi di vita, e vorremmo che continuassero a essere sostenuti dalle reti territoriali, dalle amministrazioni pubbliche, dalle scuole e dal terzo settore. L’obiettivo è integrarli stabilmente nei servizi sociali, sanitari ed educativi del territorio, così da offrire un aiuto concreto alle famiglie in situazioni di difficoltà. Un altro elemento fondamentale è la creatività pedagogica, che per noi significa non limitarci a replicare modelli standard, ma sperimentare nuovi linguaggi, favorire il pensiero riflessivo, incoraggiare i genitori a partecipare attivamente con iniziative come banche del tempo, gruppi teatrali o piccoli progetti imprenditoriali. Vogliamo che la creatività diventi il motore che alimenta la continuità degli hub”.
Quale messaggio lancia il Festival sulla tutela dei diritti dell’infanzia?
“Il messaggio del festival è chiaro: la tutela dei diritti dei bambini non è solo una celebrazione, è un impegno comunitario. Difendere i diritti significa combattere l’emarginazione e fare in modo che questo tema appartenga a tutti, non solo agli addetti ai lavori. Vogliamo che i bambini credano nel potere trasformativo delle loro azioni e che le famiglie riscoprano quanto l’educazione condivisa possa cambiare il futuro. Il nostro slogan è Accendiamo i diritti: accendiamo l’albero di Natale, e insieme accendiamo l’attenzione sui diritti dei bambini, che devono diventare un riferimento imprescindibile per ripensare ogni progetto educativo, oggi e domani”.

