Pallavolo e fede: la storia di don Raffaele Aprile

Don Raffaele Aprile, sacerdote in servizio presso il Santuario della Madonna delle Lacrime di Siracusa, racconta come, con costanza e impegno, è riuscito a coniugare la sua vocazione e il suo amore per lo sport

A sinistra: don Raffaele nel Santuario dove presta servizio. A destra: don Raffaele con la divisa della squadra di pallavolo Foto gentilmente concesse

Nella squadra di pallavolo maschile della Polisportiva “Archimede” di Priolo, che ha recentemente conquistato il primo posto nella fase provinciale del campionato CSI, milita un atleta fuori dall’ordinario: don Raffaele Aprile, sacerdote in servizio presso il Santuario della Madonna delle Lacrime di Siracusa. Da sempre appassionato di pallavolo, racconta: “Giocavo fin da bambino, e da giovane avevo raggiunto buoni livelli agonistici. Poi, trent’anni fa, ho dovuto appendere le ginocchiere al chiodo per dedicarmi ad altri impegni: l’obiezione di coscienza, il lavoro nel sociale… fino a quella che considero la chiamata più grande, quella del Signore”. Dopo sette anni di seminario, nel 2016 è stato ordinato sacerdote.

Il richiamo

Il richiamo per la pallavolo, però, non si è mai spento. Alcuni mesi fa, quasi per gioco, ha chiesto alla squadra di poter tornare ad allenarsi. “Volevo solo mantenermi in forma – spiega – ma alla fine mi hanno tesserato e convocato anche per partite importanti”. Da lì, è iniziata una stagione intensa, fatta di allenamenti, sacrifici e partite. Ma anche di relazioni: “In campo continuo ad essere prete, anche se indosso maglia e pantaloncini. Credo che si possa fare la differenza nei piccoli gesti, nelle parole, nel modo in cui si sta con gli altri”.

Squadra e comunità

Per don Raffaele, la pallavolo è un’immagine potente della vita: “Una squadra è come una comunità. Si affrontano insieme fatiche e obiettivi, si cresce, si cade e ci si rialza. È socialità, dialogo, ascolto. Quando siamo in partita o ci alleniamo, sentiamo il peso della fatica ma anche la gioia di un cammino comune. Questo ci migliora, come persone e come gruppo”. La sua presenza in campo ha suscitato curiosità e riflessioni, soprattutto tra i compagni. “Alcuni hanno iniziato a pormi domande sulla fede, sulla mia vocazione. C’è chi è venuto in santuario a conoscermi meglio, chi mi ha chiesto una benedizione, chi desidera ricevere la Cresima o sta seguendo un corso prematrimoniale. È come se questo percorso sportivo avesse riacceso domande profonde”. Ai giovani in ricerca suggerisce di partire da sé:”Dico sempre: ‘Fai verità!’. Se non ti conosci, non puoi decidere davvero chi vuoi essere. Anch’io ho avuto dubbi, ho riflettuto tanto sulla rinuncia a una famiglia per diventare sacerdote. Ma alla fine vince il desiderio, quello più autentico. Se metti Dio al primo posto, puoi affrontare tutto. Anche la costanza, come nello sport, si allena”.

Poesia

Oltre al ministero e allo sport coltiva anche una passione per la scrittura, considerata da lui un’altra forma di vocazione: è autore di raccolte poetiche. “Scrivere è un modo per trasmettere l’amore che porto dentro, per dare voce al mio universo interiore. È una missione, come lo sport e il sacerdozio. La poesia mi aiuta a mettere ordine, a cogliere l’essenziale, a ricucire relazioni. Mi accompagna nella fatica del vivere quotidiano, come una bussola che orienta lo sguardo verso ciò che davvero conta”.

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