Pagaie Rosa, la forza di rinascere insieme dopo il tumore al seno

Pagaie Rosa, donne operate di tumore al seno che trovano nel dragon boat forza, condivisione e fiducia per ripartire insieme dopo la malattia

Foto gentilmente concessa dall'Associazione Pagaie Rosa

L’Associazione “Pagaie Rosa Dragon Boat” affonda le sue radici nel 2003, quando Orlanda Cappelli fondò la prima squadra italiana di donne operate di tumore al seno: le Pink Butterfly, portando per la prima volta a Roma l’esperienza nata in Canada dall’intuizione del dottor Don McKenzie. Da quel primo equipaggio nasce anche in Italia un movimento capace di crescere e farsi testimonianza: donne che, dopo la diagnosi di tumore al seno, salgono sulla stessa barca, scegliendo di tornare a fidarsi del proprio corpo e della forza delle proprie braccia. Da oltre vent’anni le donne dell’Associazione Pagaie Rosa Dragon Boat, che oggi conta 57 associate, si allenano nelle acque del Lago Albano di Castel Gandolfo, un luogo capace di parlare al cuore prima ancora che agli occhi.

Non arrendersi alla paura

Uno splendido specchio d’acqua dolce, adagiato ai piedi della storica residenza pontificia, fa da cornice a ogni colpo di pagaia, che diventa un atto di rinascita, un modo per non arrendersi alla paura e allo sconforto; un luogo in cui la natura sembra invitare al raccoglimento e, come ha ricordato il Santo Padre Leone XIV nella liturgia per la cura del Creato celebrata a Castel Gandolfo, chiede di mettere a tacere i rumori dell’uomo per ascoltare la voce melodiosa della creazione. Una testimonianza sul valore dello sport di gruppo come rinascita, capace di parlare alla parte di noi che nella sofferenza cade, ma anche a quella che, nella condivisione e nell’aiuto reciproco del “gioco di squadra”, trova sempre la forza di rialzarsi: il peso del dolore si fa più leggero quando c’è qualcuno pronto a sostenerci e a camminare al nostro fianco.

L’intervista

L’intervista di Interris.it a Mariagrazia Punzo, Presidente dell’Associazione “Pagaie Rosa Dragon Boat”.

Presidente Punzo, la storia delle Pagaie Rosa si inserisce in un percorso internazionale nato nel 1996 a Vancouver, che ha cambiato l’approccio alla ripresa fisica e psicologica delle donne operate di tumore al seno. In che modo quell’intuizione ha aperto una strada nuova?

“Proprio così. Il dottor Don McKenzie, medico dello sport e fisiologo dell’esercizio, ebbe il coraggio di sfidare una convinzione allora diffusa: che le donne operate di tumore al seno dovessero evitare movimenti intensi e ripetitivi della parte superiore del corpo per timore del linfedema. Scelse ventiquattro donne, tutte sopravvissute alla malattia, le accompagnò in un percorso di allenamento e le portò su un dragon boat. Alla fine di quella esperienza, nessuna sviluppò il temuto linfedema; ma soprattutto nacque qualcosa che andava oltre la ricerca medica: una squadra, un senso di appartenenza, un nuovo modo di dire al mondo che la vita, dopo il tumore, poteva continuare piena, forte, condivisa”.

Come inizia la storia dell’Associazione?

“La storia dell’Associazione comincia a Roma nel 2003, quando Orlanda Cappelli, dopo l’incontro con il movimento internazionale delle Breast Cancer Survivors, portò in Italia un’intuizione destinata a lasciare il segno: salire insieme su una barca per ritrovare determinazione, fiducia nel proprio corpo e senso di appartenenza dopo il tumore al seno. Nacque così il primo gruppo italiano, le Pink Butterfly, da cui prese vita l’esperienza delle Pagaie Rosa: una comunità di donne che, colpo dopo colpo di pagaia, ha trasformato lo sport in una forma concreta di sostegno, presenza e rinascita. Dal 2009 ci siamo trasferite sul Lago Albano di Castel Gandolfo. Dal 2018, grazie al presidente Filiberto Desideri e al Consiglio direttivo, abbiamo una convenzione con l’A.S.D. AISA Sport, che ci permette di svolgere le nostre attività all’interno del circolo”.

Da vent’anni l’Associazione che presiedi sostiene le donne operate di tumore al seno, fino a diventare un punto di riferimento nel dragon boat oncologico. Quanto conta, in questo cammino, la condivisione della fatica, dell’allenamento e dell’esperienza vissuta sulla stessa barca?

“Allenarsi insieme, almeno due volte alla settimana, significa intraprendere un percorso che unisce attività fisica, sostegno reciproco e recupero della fiducia nel proprio corpo: una fiducia che la diagnosi di tumore al seno può incrinare profondamente, ma che sulla barca, a ogni pagaiata, può essere ritrovata con coraggio. Quando la barca si stacca dal pontile ed entra in acqua, si crea un microcosmo: non siamo più sole, siamo davvero “tutte sulla stessa barca” e impariamo ad aiutarci le une con le altre. La condivisione della fatica e dell’inevitabile sconforto si trasforma così in forza e speranza”.

Qual è il sogno nel cassetto che vorreste realizzare per diffondere ancora di più questa disciplina che, a colpi di pagaia, restituisce forza, fiducia e speranza alle donne che affrontano la medesima “tempesta”?

“Sicuramente il sogno è poter contare su una sede stabile sulle sponde del lago: uno spazio accogliente e funzionale, con spogliatoi adeguati, che ci permetta di rientrare dagli allenamenti, fare una doccia calda e cambiarci in un ambiente riservato e rispettoso della nostra privacy. Il desiderio che condividiamo da anni è un pontile facilmente accessibile e un rimessaggio per le nostre due dragon boat, da 20 e 10 posti, così da poter svolgere le attività con maggiore continuità e sicurezza. Per noi allenarsi è parte di un percorso di recupero fisico e psicologico dopo il tumore al seno, un cammino che può restituire forza, fiducia e persino la consapevolezza di poter diventare atlete”.

Un luogo che sia, oltre che funzionale, riconoscibile, aperto all’incontro e capace di orientare chi desidera avvicinarsi a voi e condividere il vostro percorso?

“Esattamente. Sogniamo uno spazio identitario che, oltre a essere funzionale, sia una ‘casetta’ da custodire e far vivere: un approdo riconoscibile sulle rive del lago, capace di raccontare chi siamo, il cammino che ci ha portate fin qui, quello che percorriamo ogni giorno e la rotta che vogliamo continuare a tracciare insieme, sostenendoci a vicenda”.

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