Ottimismo e pessimismo: come i pensieri guidano le nostre scelte quotidiane

Immagine creata con Canva

Ottimismo e pessimismo, due facce della stessa medaglia. Che cosa distingue una persona ottimista da una pessimista? È bene vedere la vita un po’ meglio di ciò che è realmente? I pessimisti sono realistici e gli ottimisti vivono di illusioni, oppure l’interpretazione della realtà in maniera positiva e la considerazione di un futuro di successo sono manifestazione di autoefficacia, resilienza e speranza?

“Essere felici non è gratis, comporta un impegno”, diceva Martin Seligman, fondatore della psicologia positiva. Anche il paradigma positivo, dunque, non è esclusivamente qualcosa di innato o di effimero, ma il frutto di un processo in continua evoluzione che comporta uno sforzo — specialmente nelle situazioni più difficili — e una visione peculiare sul senso della vita.

Oggigiorno questi termini sembrano stare sulla bocca di tutti. Quando si parla di ottimismo, l’equivoco più comune è confonderlo con l’inganno dell’idealismo utopico, con l’ingenuità o con la negazione dei problemi. Tuttavia il vero ottimista è chi ha fiducia e chi vive la propria vita con una prospettiva propositiva. Il pessimismo è invece una corazza che protegge ma che allo stesso tempo pesa: chi si aspetta il peggio spesso crede di soffrire meno quando le cose vanno male. Il problema nasce però quando il pessimismo diventa una modalità di vita — in quel caso non è più un meccanismo di cautela, ma qualcosa che ci ostacola. Chi è convinto che le cose andranno male o che “tanto non cambierà niente” tende a vivere peggio e a fare rinunce.

Le differenze tra ottimismo e pessimismo emergono soprattutto nei momenti difficili: una bocciatura, un colloquio di lavoro andato male o una delusione sentimentale. Ma si manifestano anche nelle situazioni più quotidiane, persino davanti a un ostacolo apparentemente banale, come un livello di un videogioco che sembra impossibile da superare.

Gli eventi sono gli stessi — ognuno ha le sue prove da affrontare — ma come vengono interpretati cambia drasticamente: sono i modi a definire l’uomo ed è ciò che egli fa dell’accaduto a comportare una differenza. L’ottimista persevera e analizza la realtà in modo da ricavarne qualcosa di utile: “ho sbagliato, capisco cosa migliorare e ci riprovo”. Il pessimista si fa schiacciare: “ho sbagliato, quindi non sono capace, è tutto inutile”.

Negli ultimi anni sempre più giovani tendono al pessimismo. Le ragioni affondano nel contesto mondiale attuale: l’incertezza economica e lavorativa rende il futuro meno lineare e stabile, tra salari bassi, costo della vita elevato e difficoltà crescenti nell’acquisire l’indipendenza economica. A tutto questo si aggiungono crisi di varia natura che si susseguono senza sosta — epidemie, guerre, emergenza climatica — lasciando sempre più spazio all’incertezza. Eppure la vita non è mai fatta solo di bianco o di nero. Esercitandoci a osservare il quadro complessivo della realtà, per quanto possibile al di fuori di noi stessi e mettendo tutti gli elementi sul piatto di una bilancia non falsata a priori, potremmo riuscire ad apprezzarne tutti i colori e le sfumature. Per i giovani di oggi, cresciuti tra crisi e incertezze, coltivare quello sguardo è forse l’atto più coraggioso che esista. Del resto, non è certo con il grigiore che si rende il mondo più colorato.

ARTICOLI CORRELATI

AUTORE

ARTICOLI DI ALTRI AUTORI

Ricevi sempre le ultime notizie

Ricevi comodamente e senza costi tutte le ultime notizie direttamente nella tua casella email.

Stay Connected

Seguici sui nostri social !

Scrivi a In Terris

Per inviare un messaggio al direttore o scrivere un tuo articolo: