Un anno eccezionale che lascia il segno e proietta la città della pace verso nuove sfide internazionali. Il sindaco di Assisi, Valter Stoppini, esprime a Interris.it l’emozione e la soddisfazione dell’amministrazione e dell’intera comunità per il successo degli eventi legati all’Ottavo Centenario della morte di San Francesco, culminati con il ritorno del 4 ottobre a festa nazionale e la chiusura del Tempo del Creato. Dall’afflusso record di fedeli e turisti da ogni angolo del pianeta alle iniziative culturali e spirituali, Stoppini mette in luce il ruolo unico di Assisi nel panorama mondiale
L’intervista
Signor Sindaco, qual è il sentimento della città di Assisi al culmine di questo anno così straordinario, segnato dall’Ottavo Centenario, dal Tempo del Creato e dal ritorno del 4 ottobre come festa nazionale?
“Dire che non sono emozionato sarebbe una bugia! Assisi è una luce nel mondo sempre, ma quest’anno lo è in modo del tutto particolare perché celebriamo l’Ottavo Centenario della morte di San Francesco. Abbiamo vissuto e stiamo vivendo un anno eccezionale. Penso ad esempio all’ostensione del corpo di San Francesco: trenta giorni fondamentali per la nostra città, durante i quali siamo stati meta di ben 400.000 pellegrini giunti da ogni parte d’Italia e del mondo. Come amministrazione siamo davvero soddisfatti della riuscita degli eventi, perché tutto si è svolto nel migliore dei modi e la gente è rimasta felice e appagata”.
Un anno di grazia, dunque, ma anche un messaggio di forte attualità in un contesto globale segnato da troppi conflitti.
“Sì, è un anno pieno di luce perché il messaggio di San Francesco, a distanza di 800 anni dalla sua morte, è più che mai vivo. Lo è soprattutto oggi che il pianeta sta attraversando tempi bui fatti di guerre, di chiusura verso il diverso, di dimenticanza verso i più fragili e di scarso rispetto per il creato. Come Sindaco di Assisi avverto una grande responsabilità: insieme alle famiglie francescane e alle diocesi dobbiamo continuare a organizzare appuntamenti cruciali per la pace, affinché i potenti della Terra dicano finalmente basta alle guerre. Il messaggio di Francesco è vivo, e se ognuno di noi nel suo piccolo mettesse in pratica i suoi insegnamenti nella vita di tutti i giorni, avremmo senz’altro un mondo migliore”.
Ad Assisi la sete di pace si è intrecciata anche con un grande fermento artistico, culturale e interreligioso. La città si conferma un faro per il dialogo?
“Senza dubbio. Assisi è la città della pace a livello universale. Attraverso l’organizzazione di tutti questi eventi abbiamo messo al centro il rispetto del creato, la fratellanza e l’uguaglianza, ma in modo particolare la pace, priorità assoluta mentre viviamo guerre drammatiche proprio alle porte del nostro Paese. Ci faremo sempre portatori di un messaggio di pace a livello internazionale”.
Si avvia a conclusione un anno indimenticabile, ma lo sguardo è già rivolto al domani. Quali sono le prospettive e i desideri per il futuro di Assisi?
“La fine del Centenario non è un traguardo, ma un trampolino di lancio per il futuro. L’obiettivo è continuare a migliorare ciò che abbiamo realizzato nel 2026 e sviluppare i progetti per la nuova stagione, mantenendo sempre Assisi al centro del mondo e custodendo la sua identità di luce di pace per l’umanità intera”.

