Oltre la solitudine dei social: l’importanza di “fare gruppo” contro le dipendenze

La dottoressa Monica Zermiani spiega l'urgenza di intercettare precocemente il disagio giovanile, sottolineando come la condivisione tra famiglie e il supporto delle reti educative siano strumenti vitali per rompere l'isolamento e combattere le nuove forme di dipendenza

Monica Zermiani, psicologa (foto: Francesco Vitale)

La dottoressa Monica Zermiani, dirigente e psicologo Azienda ULSS di Verona sottolinea l’importanza di una prevenzione precoce e mirata per contrastare le dipendenze giovanili, superando la sottovalutazione delle sostanze “blande”. Per vincere la solitudine acuita dai social, è fondamentale ricostruire reti relazionali tra famiglie e istituzioni: la condivisione delle esperienze e il supporto reciproco tra genitori sono strumenti vitali per intercettare il disagio e intervenire tempestivamente.

L’Intervista

Dottoressa, di fronte a quella che molti definiscono una vera “pandemia” di dipendenze tra i giovani, quali sono gli strumenti concreti che possiamo mettere in campo per aiutarli?

“Lo strumento principale è senza dubbio la prevenzione. Ma attenzione: deve essere una prevenzione che parte molto presto nell’età evolutiva. Dobbiamo agire precocemente per individuare i fattori di rischio che possono portare allo sviluppo di una dipendenza e, contemporaneamente, potenziare i fattori protettivi. L’elemento cruciale è la tempestività: la prevenzione deve essere mirata e iniziare nelle prime fasi della vita dei soggetti”.

Spesso si tende a sottovalutare l’uso di droghe cosiddette “leggere” tra gli adolescenti. Qual è il rischio di questo approccio?

“Questo è un punto fondamentale. Dobbiamo cambiare mentalità: non possiamo più pensare che l’uso di una sostanza “blanda” in adolescenza sia solo una fase passeggera da ignorare. Spesso vediamo persone che arrivano ai nostri servizi dopo 7 o 8 anni di consumo continuativo. Il nostro obiettivo per il futuro deve essere quello di intercettare questi ragazzi molto prima, riducendo questo scarto temporale e intervenendo nei vari punti di accesso in cui una persona può rivolgersi per chiedere aiuto”.

Il mondo è cambiato profondamente rispetto alla generazione dei genitori di oggi. In questo contesto, quanto è importante recuperare le relazioni all’interno di istituzioni come famiglia, scuola e mondo del lavoro?

“È vitale. Nonostante i social media ci offrano l’illusione di avere tantissimi amici, viviamo in un’epoca di profondo senso di solitudine. Per contrastarla, dobbiamo favorire il raggruppamento. Le famiglie devono sentire di appartenere a un gruppo di riferimento, sia nel micro-territorio che all’interno delle agenzie educative. È fondamentale che un genitore non si senta solo, ma possa condividere la propria esperienza con altri”.

Questo vale anche per il problema del gioco d’azzardo e delle altre dipendenze comportamentali? Che suggerimento darebbe agli adulti?

“Assolutamente sì. Soprattutto quando si parla di gioco, avere un punto di contatto con altri genitori che affrontano le stesse problematiche è fondamentale. Spesso queste famiglie si trovano a dover prendere decisioni molto importanti e difficili. Essere sostenuti dall’esperienza di chi ti sta vicino, oltre che da un supporto professionale, è l’unico modo per riuscire ad aiutare davvero un ragazzo o una ragazza che soffre di una dipendenza. La condivisione rompe l’isolamento e dà la forza necessaria per agire”.

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