La storica visita pastorale di Papa Leone XIV alla Sapienza ha lasciato un segno profondo nel cuore della comunità studentesca dell’ateneo più grande d’Europa. In questa intervista, Beatrice Zabotti, studentessa di Editoria e Scrittura, riflette con Interris.it sul valore di una giornata definita “straordinaria”, che ha visto il Pontefice rivolgersi direttamente alle nuove generazioni come protagoniste di un cambiamento globale. Al centro della riflessione di Beatrice emerge il potente richiamo del Papa alla pace e alla cooperazione internazionale, un “filo rosso” che lega la missione della Santa Sede al percorso formativo degli studenti. Per Beatrice, l’invito a essere “costruttori di pace” attraverso lo studio e la competenza professionale rappresenta una sfida audace: trasformare l’università in un laboratorio di bene comune, capace di unire giovani di ogni nazionalità. Un incontro che, tra speranza e responsabilità, conferma la centralità degli studenti nel dialogo tra fede, cultura e istituzioni.
L’intervista
Beatrice, tu sei una studentessa di 23 anni al corso di laurea magistrale in Editoria e Scrittura. Che valore ha avuto per te la visita di Papa Leone XIV alla Sapienza?
“È stata una giornata straordinaria e davvero significativa. La Sapienza è l’università più grande d’Europa e il fatto che il Papa abbia voluto dedicare una visita pastorale proprio alla nostra comunità studentesca sottolinea il grande rilievo del legame tra la Chiesa di Roma e questa istituzione prestigiosa”.
Qual è l’aspetto del discorso del Pontefice che ti ha colpito maggiormente?
“Senza dubbio l’invito alla pace. L’ha sottolineato in varie occasioni ed è il punto focale del suo magistero. Ho visto un “filo rosso” che unisce le parole di oggi all’invito fatto quest’estate durante il Giubileo dei Giovani: l’appello a un’alleanza per la pace e per la cooperazione internazionale tra i popoli. È un invito rivolto alle nuove generazioni affinché, con audacia, coraggio e competenza, aiutino anche chi ci ha preceduto a individuare un orizzonte di bene comune”.
Il Papa ha parlato di essere “costruttori di pace” anche attraverso lo studio e la professione. Nella tua esperienza di studentessa che si affaccia al mondo della comunicazione, quanto sono importanti queste parole?
“Sono di grandissima importanza. L’università è la sede dove le giovani generazioni si formano ed è fondamentale che questo invito sia fatto proprio da un popolo di studenti che non è solo italiano, ma che ospita continuamente ragazzi da tante parti del mondo. Credo davvero che l’invito del Papa abbia fatto breccia nei cuori di tutti i giovani presenti”.
Cosa porterai nel cuore di questa giornata, guardando al tuo futuro?
“Mi porterò la consapevolezza di quanto il Pontefice sia una figura di pace per tutti, indipendentemente dalla religione. Questa giornata mi ha mostrato quanto l’attenzione verso la comunità degli studenti sia centrale per la Santa Sede, così come per le istituzioni universitarie e governative. Sapere di essere al centro di questo interesse ci aiuta a guardare il futuro con molta più speranza”.

