Il Giubileo degli influencer mira a riconoscere e sostenere chi porta Gesù negli ambienti digitali, formando missionari che imparino il “linguaggio” della rete. Per le nuove generazioni, virtuale e reale sono un’unica realtà, e l’obiettivo è un primo annuncio che poi conduca alla piena presenza. L’invito ai giovani è di cogliere i “semi di speranza” offerti sul web, che possono catturare l’attenzione in un istante e portare alla scoperta della fede e della gioia. Interris.it ne ha parlato con Mons. Lucio Ruiz, Segretario del dicastero per la comunicazione della Santa Sede.
I missionari nel digitale
“Il Sinodo ha messo in luce il grande potenziale della missione negli ambienti digitali. Per questo, il Giubileo intende riconoscere, accompagnare e formare tutti coloro che sentono l’urgenza di portare il messaggio di Gesù nella rete. Come i missionari di ogni tempo hanno imparato le lingue e le culture locali, così oggi è essenziale comprendere le dinamiche digitali per comunicare efficacemente. Questo è un momento prezioso per scoprire, valorizzare e sostenere chi, attraverso il web, porta la speranza e la grazia di Dio ai confini della Terra”.
Virtuale e reale come unica entità
I giovani oggi possono avere tanti esempi e ci sono anche di giovani sacerdoti che utilizzano i social per arrivare ai ragazzi: un virtuale che però non fa dimenticare il reale, la relazione, l’incontro. “Per le nuove generazioni – afferma Mons. Ruiz – virtuale e reale sono una entità unica. Perciò noi dobbiamo trovare questo bilanciamento nel processo formativo. Il virtuale offre un’opportunità per un primo annuncio, per portare la speranza e la gioia di Gesù a un pubblico vasto. Ma questo è solo l’inizio: il nostro scopo è sempre guidare verso la piena presenza, perché Gesù va incontrato. Come agli innamorati non serve spiegare che un abbraccio è più autentico di uno schermo, così l’amore per Gesù si manifesta appieno solo nell’incontro reale. Si tratta di far innamorare di Cristo: quando portiamo la Sua gioia e il Suo amore, la Sua presenza si manifesta in modo completo e profondo”.
La nostra fede: un minuto con Dio
Oggi attraverso una storia, uno short di un minuto, si può comunicare qualcosa e attirare anche l’attenzione di un giovane. E’ importante lasciare un messaggio per le nuove generazioni che sono sempre di corsa, sempre in contatto con i social, spesso distratti, ma possono riuscire a fermarsi a quel minuto sullo schermo e riuscire a vivere la propria fede.
“La scoperta di Gesù – ha aggiunto il Segretario del dicastero per la comunicazione – è la cosa più bella che può succedere a chiunque di noi. La scoperta della speranza, della vita, della gioia è l’invito da parte dei missionari a poter mettere questi piccoli semi di speranza e gioia nella rete per poter prendere quell’istante che a volte si ha nel passaggio frenetico a volte di immagini, ma che può catturare l’attenzione per dare nel momento giusto una risposta giusta, una speranza giusta. Da parte di chi ascolta, l’invito è ad avere il coraggio di cogliere quell’attimo: lasciare che la speranza e la grazia entrino nel cuore. Quel messaggio, per quanto piccolo, è un seme. E come si dice, un piccolo seme può dare frutti abbondanti per tutti”.

