Il grido di dolore di un popolo ferito nella salute, nella legalità e nell’ambiente da criminalità e inquinamento chiede giustizia, pentimento per l’avvelenamento delle terre e dei corpi e la speranza che l’ingiustizia non accada ancora. Il pellegrinaggio sulle orme dell’enciclica Laudato Si’ attraverso la cosiddetta “Terra dei fuochi” è una richiesta di perdono alle vittime e promessa che non si ripeta. Un cammino di confronto e di denuncia che le comunità delle dodici diocesi comprese in quel territorio tra Napoli e Caserta hanno intrapreso da anni e che nell’anno giubilare, rilancia il messaggio della cura del Creato contenuto nella lettera pastorale nel giorno del suo decimo anniversario, oggi. “E’ un pellegrinaggio penitenziale che tocca diversi siti inquinati e insieme un pellegrinaggio di speranza”, conferma a Interris.it il presidente della Conferenza episcopale della Campania monsignor Antonio Di Donna, vescovo di Acerra.
La situazione
In questa prima metà del 2025, qualcosa torna quindi a muoversi nella “Terra dei fuochi”, una parte di quella che in epoca romana si chiamava “Campania felix” per via della fertilità del suolo. Prima, la Corte europea dei diritti dell’uomo condanna l’Italia per non aver fatto abbastanza a tutela del diritto alla vita di quasi tre milioni di persone che risiedono in quelle novanta province devastate e avvelenate da roghi dolosi e smaltimento illegale di rifiuti provenienti da tutta Italia, con il rilascio di agenti inquinanti nell’atmosfera e la contaminazione di terreni e falde acquifere. Successivamente, il governo italiano ha nominato commissario unico il generale dei carabinieri Giuseppe Vadalà, a cui spetta di attuare gli interventi di bonifica, effettuare un monitoraggio sanitario e ambientale, informare i cittadini su rischi. “In vent’anni ci sono state decine di ricorsi e alla fine questo pronunciamento è arrivato, anche se ancora incompleto, si dovrebbe pensare almeno a forme di ristoro per chi sé ammalato o è morto”, prosegue il capo dei vescovi campani.
Problemi di salute
Uno studio epidemiologico dell’Istituto superiore di Sanità del 2014 sulla popolazione residente in 55 comuni nell’area registrava eccessi di mortalità sia per gli uomini che per le donne, ammalatisi principalmente di tumori, di bambini ricoverati nel primo anno di vita per tumore e un’ospedalizzazione per asma più elevata che nel resto della regione. “Dopo la nomina del commissario unico, persona che ha operato nella bonifica dei territori, attendiamo prima gli esiti dei monitoraggi poi l’operatività. Le persone hanno ancora un po’ di speranza che non tutto sia perduto”, rimarca mons. Di Donna.

Il pellegrinaggio
Il pellegrinaggio è partito lo scorso 16 maggio dal Santuario della Madonna del Rosario di Pompei e si conclude oggi nell’arcidiocesi di Napoli. “Quindici camminatori ‘ufficiali’ hanno fatto tappa nelle diocesi di Sorrento-Castellammare di Stabia, di Nola, di Acerra, di Aversa, di Caserta di Teano Calvi e Sessa Aurunca, di Capua e Pozzuoli, ricevendo ospitalità e facendo un tratto del cammino con le realtà diocesane del posto nei diversi siti, partecipando a convegni e a momenti di preghiera”, spiega il vescovo di Acerra. “Le diocesi coinvolgono al confronto, all’apertura e alla speranza, reale e concreta, che si possa ancora invertire la rotta e la Laudato Si ci sostiene in questo cammino”, continua il presidente della Cec, “quello che facciamo è parte integrante dell’annuncio del Vangelo”.
Nuova frontiera
A dieci anni dall’enciclica, secondo il vescovo c’è una maggior consapevolezza dell’importanza della cura del Creato, la “Casa comune” e anche le istituzioni sono diventate più sensibili, sotto il profilo amministrativo e gestionale. La situazione sarebbe in parte diversa nella realtà ecclesiale. “Si fa ancora un po’ fatica a recepire l’enciclica, mentre è una nuova frontiera del magistero sociale della Chiesa. Come ai tempi della Rerum novarum c’era la questione operaia di fronte allo sfruttamento della macchina oggi c’è la custodia del Creato”, osserva mons. Di Donna. “Il suo messaggio deve diventare patrimonio della vita ordinaria della Chiesa e della sua comunità, entrando nelle prediche, nella catechesi, nelle attività di fede”, aggiunge.

Formare le coscienze
Non può mancare una riflessione sulla cultura della legalità. “Oltre alle bonifiche, un aspetto fondamentale è la formazione delle coscienze alla giustizia e cura del Creato. Un’opera a lungo termine che deve cominciare dalle scuole. Inoltre occorrono leggi più snelle e più decise”, conclude il presidente dei vescovi campani.

