La canonizzazione di Bartolo Longo è vista come un atto d’amore di Dio per l’umanità, un modello di santità e salvezza. La sua figura è considerata attuale e vicina alla vita quotidiana, nonostante il tempo trascorso. La santità riconosciuta pubblicamente è uno strumento per offrire speranza e guida. Longo è un esempio di come la fede possa ispirare e trasformare la vita. Interris ne ha parlato con l’Arcivescovo di Pompei, S.E. Mons. Tommaso Caputo
Un’attesa lunga 45 anni
Questa notizia era attesa fin dal 26 ottobre del 1980, quando l’avvocato Bartolo Longo fu beatificato in Piazza San Pietro da Papa San Giovanni Paolo II. Da allora una moltitudine di fedeli da tutto il mondo ha sempre e spesso questa esigenza del cuore, vedere il fondatore canonizzato, e in tanti hanno pregato intensamente, secondo questa intenzione, e in tanti si sono anche rivolti al nostro beato chiedendo la sua intercessione nei frangenti più difficili della loro vita. “Così, alla gioia di questa notizia – racconta mons. Caputo – si è aggiunto anche un profondo senso di riconoscenza per Papa Francesco, che Pompei ama in modo profondo e specialissimo. Non dimentichiamo che il santuario di Pompei è, nella sua stessa definizione, pontificio, appartiene al Papa, è il Santo Padre per il quale Pompei ha intensamente pregato e continuerà a pregare in questo tempo della convalescenza”.
Chi propaga il Rosario è santo!
La canonizzazione del Beato Bartolo Longo è ancora una volta una dichiarazione d’amore che Dio fa all’umanità. Un Santo che sentiamo ancora più attuale nelle nostre vite in questo periodo storico, “un modello di quella chiesa in uscita che è così centrale nel magistero di Papa Francesco”, commenta l’Arcivescovo di Pompei. Importante ancora oggi il rapporto di Bartolo Longo con il santo Rosario, un vero Apostolo del Rosario. Una forma di insegnamento per chi vive immerso nella società odierna, impegnato a correre senza avere il tempo di fermarsi e ascoltare. E il futuro Santo ci riporta alla Pompei del 1872, quando giunse qui per la prima volta. “Una Pompei completamente diversa rispetto ad oggi – ricorda Mons. Caputo – quasi una ‘Valle sconsolata’ dove il Bartolo Longo sente un’ispirazione pensando alle parole del suo Padre spirituale: Se cerchi salvezza propaga il Rosario. E’ promessa di Maria. Chi propaga il Rosario è santo“. Il Santo Rosario lo accompagnerà spesso nella sua vita e nel suo cammino. “Un laico, una persona innamorata di Cristo – continua ancora l’arcivescovo – che vede in Maria un modello di vita cristiana, dà il suo contributo perfino al Magistero della Chiesa, in questa preghiera che non è una preghiera secondaria ma fondamentale per la nostra vita cristiana”.

Il viaggio del Pellegrino
Nel Santuario di Pompei arrivano numerosi i pellegrini, fedeli, semplici turisti o amanti dell’arte. Ciascuno si prende del tempo per una foto, un momento di preghiera, per confessarsi o per “mettersi in ascolto”. “Mi commuovo e resto ammirato dalla fede dei pellegrini – rivela mons. Caputo – Ci sono delle giornate in cui il santuario accoglie diverse migliaia, se non decine di migliaia di pellegrini. Quando un pellegrino si mette in viaggio porta con sé il bagaglio della sua esistenza, la propria storia personale, la propria fede, la propria vita, tra luce e ombre e i pellegrinaggi co diventano occasione per sgombrare il cuore dalle scorie della vita e per rimanere soli a dialogare con il Signore”. Chi arriva a Pompei sente l’esigenza di portare al Signore attraverso Maria, la madre di Dio e madre nostra, e ci si rende conto che non è soltanto una grazia che si viene a cercare a Pompei, ma una persona. Si contano 130 pellegrinaggi ogni anno, considerando solo quelli organizzati. “Si avanza verso il Santuario insieme agli altri e qui apprendiamo la dimensione comunitaria della fede cristiana, aiutarsi a vicenda per andare avanti. La nostra comunità cristiana è anzitutto una famiglia”.

