La mongolfiera rappresenta un “mondo” poco conosciuto eppure molto affascinante, di lontana origine che, in sicurezza, è utilizzata per sperimentare, in tutto il pianeta, viaggi lenti e appaganti. Occorre riconoscere, alla mongolfiera, anche il primato di aver innalzato, nel 1783 (prima del volo aereo dei fratelli Wright del 1903), l’essere umano e di aver consentito di realizzare quel sogno atavico inseguito da millenni.
In sintesi, il principio che fa alzare in volo questi “mezzi” è la presenza di aria più leggera (calda) all’interno del pallone, rispetto a quella intorno; circostanza che si realizza maggiormente nei mesi più freddi o nelle ore fresche della giornata.
Alcune precisazioni: il dirigibile possiede un motore funzionante a elica; la mongolfiera e il pallone aerostatico non hanno motori, la prima sfrutta l’aria più calda, il secondo dei gas più leggeri dell’aria stessa. Si vola in sicurezza, con attenzione alle accelerazioni del vento e, in particolare, ai tralicci dell’alta tensione, delle linee elettriche. Nella letteratura è celebre il riferimento alla mongolfiera da parte di Jules Verne, nell’opera “Il giro del mondo in 80 giorni”.
È rarissimo imbattersi in contenuti mediatici rivolti agli aerostati, tanto che l’argomento è pressoché disconosciuto, seppur diffuso. È auspicabile, quindi, uno spazio maggiore, meritato, per le opportunità che offre al visitatore e per le conseguenze positive per il turismo locale. Il “fenomeno” favorisce le relazioni sociali e consente, se ben pubblicizzato, di creare attività turistica e relativi investimenti occupazionali. Il 10 dicembre 2021, rivolto a 500 militari dell’Aeronautica italiana, Papa Francesco ha precisato “Il cielo ci ricorda che siamo fatti anche per volare, non tanto nel senso materiale, ma soprattutto in quello spirituale”.
Molto efficace risulta la metafora utilizzata dal nuovo Santo Carlo Acutis “La confessione è come il fuoco che fa risalire in cielo la mongolfiera. Questa, per salire in alto, ha bisogno di scaricare pesi, così come l’anima per elevarsi al cielo”.
Il professor Andrea De Marchi è l’autore del volume “Inflazionismo” (sottotitolo “Per chi vola la Mongolfiera”), pubblicato nel marzo 2023. Parte dell’estratto, con deciso riferimento traslato per problematiche sociali più ampie, recita “La mongolfiera, rappresentata in copertina mentre si libra sul deserto, ha bisogno di un continuo apporto di aria calda al suo interno per poter volare, ed è quindi l’allegoria ideale per questa nostra sciagurata economia che necessita di continue iniezioni di denaro fresco per continuare a ‘volare’. Questo libro spiega come in realtà questo flusso di soldi inventati costituisca un travaso di ricchezza dalle tasche della gente a quelle di chi è in controllo, e come alla lunga questo processo rischi di creare il deserto sotto al volo della mongolfiera, a forza di allargare il divario tra ricchi e poveri”.
focusjunior.it, al link https://www.focusjunior.it/scienza/il-magico-mondo-delle-mongolfiere/, cita alcune curiosità e dei dati tecnici. Fra questi, si legge “Per vedere la prima vera mongolfiera, però, ci vollero altri 74 anni: il 19 ottobre 1783 i francesi Michel e Jacques Etienne Montgolfier (ecco perché i palloni volanti si chiamano mongolfiere!) fecero decollare il loro aerostato ad aria calda che trasportava una pecora, un’oca e un gallo. Due giorni dopo ci riprovarono con due uomini, che volarono per 25 minuti trasportati dal vento. Oggi la capienza di una mongolfiera arriva a 32 persone (la più grande, in Italia ha 20 posti) […] Il pallone, ci spiega l’esperto pilota di mongolfiere Riccardo Trombetti, ‘contiene da mille a più di 8mila metri cubi di aria e gas bruciato, è in nylon […] Il 99% delle ceste è in vimini, un materiale leggero, elastico e che non si rompe quando si atterra’. […] Per pilotarle servono almeno 16 anni e la licenza, che si ottiene a scuola dopo 40 ore di studio e 16 di volo”.
Il sito della Federazione Italiana di Aerostatica offre tutte le informazioni riguardanti eventi, raduni, gare, storia, glossario, libri, ecc. Eventi come il “Ferrara Balloons Festival” sono stati in grado di attirare oltre 100mila spettatori e di coinvolgere ben 50 equipaggi. L’Aeronautica Militare organizza, ogni anno, una competizione, internazionale, la Balloon Cup, dedicata alle mongolfiere, proprio per diffondere la conoscenza dell’incredibile “pallone che vola”. Quest’anno è previsto un programma molto fitto di appuntamenti, tra il 26 e il 28 settembre.
Si organizzano anche eventi specifici, per divertimento, scambio di opinioni.
Vi sono diverse aziende che organizzano voli su prenotazione. In Italia, è possibile volare in quasi ogni luogo: le offerte sono molto varie e accontentano tutte le esigenze paesaggistiche. I costi partono da circa 150€ per un’ora di volo. Non vi sono particolari controindicazioni, consentendo, quindi, a tutti di poter osservare, in un lento movimento, i panorami italiani a circa 500 metri dal suolo, su specchi d’acqua, pianure, colline e montagne.
Da notare come, in genere, vi sia un ruolo specifico assegnato all’equipaggio che partecipa, quindi, alle varie fasi del volo. Importante il ruolo sensoriale del librarsi, sublimato nella percezione, davvero unica, per possibilità, visuale e tempi, di poter apprezzare il Creato.
La mongolfiera si caratterizza anche per il vasto e lucente campionario di colori di cui è rivestita. Questo festival cromatico ben si abbina ai colori del Belpaese: il verde di pianure e rilievi, il bianco delle nevi e il celeste dei mari, alternati nelle varianti tipiche delle stagioni.
A differenza di altri mezzi di trasporto, la mongolfiera possiede un’ulteriore caratteristica, quella di non aver timone o motore. Si tratta di una circostanza in cui è richiesta al soggetto, necessariamente, una capacità rilevante, di essere artefice del proprio percorso. Tutto ciò in condizioni non sempre dipendenti dalla propria volontà bensì dal vento, da una componente incerta, ambigua, non affidabile completamente, a cui contrapporre le giuste correzioni, per un traguardo che si presenta, spesso, ignoto.
La lentezza del volo favorisce l’introspezione, una dimensione ormai poco diffusa nel mondo occidentale. La figura dell’aerostato si presta a metafore molto interessanti. Fra queste la possibilità di crescere e di spiccare il volo rinunciando ai pesi e agli ostacoli che si contrappongono nel cammino. L’individuo che discerne è in grado di scorgere il percorso di ascesi e, in collaborazione con il prossimo e il divino (non ci si salva da soli), ha la possibilità di migliorarsi fisicamente e spiritualmente. Il percorso è dialogico, di relazione con l’altro, affinché l’aiuto reciproco, nelle cadute, possa essere di ausilio per riprendere quota, salvando entrambi.
I pesi da lasciare sono spesso rappresentati da paure e ansie, sopravvalutazioni o sottovalutazioni di problematiche, da trattare, invece, con più equilibrio, senza isterismi ma con razionalità. La società del successo e della felicità impone solo modelli positivi e ignora quelli negativi che, tuttavia, esistono e occorre saperli affrontare senza rinunciare, promuovendo, così, l’elevazione della propria personalità.
L’egoismo e l’indifferenza sono fardelli che obbligano a terra: concedono l’illusione, a chi vi si affida, di poter sconfiggere avversari e di primeggiare, in realtà conficcano il piede nella zavorra eterna. Pesi e scarsa autostima sono proprio gli intralci che impediscono normali relazioni sociali e trattengono l’individuo in una gabbia immotivata e senza futuro.
Importante, quindi, come conforto psicologico, l’obiettivo di raggiungere un benessere generale che permetta di vivere in modo sano. La grinta consente di salpare sul mezzo e ascendere; tuttavia, al singolo si chiede anche di mantenere la rotta e riprenderla saldamente nel momento in cui si dovesse deviare. La persona è, dunque, pilota del proprio volo, in maniera attiva, non solo un corpo che accetta, passivamente, di essere innalzato da altri.

