Dare voce e mettersi in ascolto. L’inclusione sociale delle persone con background migratorio, tra cui anche i giovani rifugiati e i minori non accompagnati – coloro che arrivano in Italia senza la compagnia di un adulto di riferimento –, passa attraverso un cambio di approccio, che superi l’ottica dell’emergenza e si strutturi in servizi in grado di accogliere i diversi bisogni e rispondere con una presa in carico adeguata all’età e alla condizione dei soggetti. Il nuovo sguardo sui minori migranti non può prescindere dal dare loro modo di essere partecipi dei percorsi di inserimento nella società, da un rinnovamento del racconto pubblico del fenomeno migratorio, che oltre al tema della sicurezza dia spazio a storie positive di integrazione, e da un contrasto alle discriminazioni, anche inconsapevoli, che non sia “limiti” alle leggi ma venga praticato nella vita di tutti i giorni. E’ il senso delle parole di Nicola Dell’Arciprete, coordinatore della risposta in Italia per l’Ufficio UNICEF per l’Europa e l’Asia Centrale, raccolte da Interris.it in occasione dell’esposizione artistica “Giovani d’oggi”.
L’intervista
L’Italia è un Paese accogliente e inclusivo?
“Il nostro Paese dispone di un sistema di accoglienza che lavora molto per garantire l’inclusione sociale delle persone con background migratorio. Sappiamo anche, però, che si verificano molti episodi di discriminazione, anche inconsapevoli, nei confronti di molte categorie, tra cui i giovani migranti e rifugiati. Il contrasto alla discriminazione non si persegue soltanto con i sistemi normativi, va fatto anche nella quotidianità, anche dal punto di vista culturale”.
Il suo Ufficio ha realizzato una mostra per trasmettere il messaggio dell’inclusione attraverso l’arte dando voce ai giovani con background migratorio. Quanto sono importanti comunicazione e informazione per il contrasto alle discriminazioni e quale ruolo svolgono gli operatori di questi settori in Italia?
“Il rapporto ‘Tra realtà e rappresentazione: minorenni migranti e rifugiati nei media e il ruolo dell’informazione’, realizzato in collaborazione con l’istituto di ricerca Osservatorio di Pavia, mostra che sulla carta stampata, nelle trasmissioni televisive e sui social, quando si parla di minori non accompagnati quasi sempre lo si fa in riferimento a emergenze, tragedia o problemi di ordine pubblico. Le storie di integrazione, che dimostrano come anche un minorenne arrivato da solo in Italia abbia opportunità di inclusione, sono poco raccontate. Inoltre, quando si parla di loro, non gli si dà voce, così come si ascoltano poco anche gli esperti, educatori e psicologi, che fanno parte del sistema di accoglienza”.
Il 20% delle 66mila persone migranti arrivate via mare in Italia nel 2025, attraverso la rotta del Mediterraneo centrale, erano bambini e adolescenti. Di questi, 12mila erano minori stranieri non accompagnati, in aumento rispetto agli 8mila dell’anno precedente. Questi soggetti quali bisogni hanno?
“Si tratta di una casistica che va dalle malattie croniche ai traumi legati al viaggio, dalla salute mentale ai rischi di violenza di genere, molto spesso vissuti dalle ragazze. Sappiamo che gli arrivi di persone migranti e rifugiati, soprattutto minori senza persone di riferimento, vanno avanti da molto tempo, per cui è necessario affrontarli con un’ottica che non sia quella dell’emergenza: dobbiamo attrezzarci per garantire a ogni bambino, adolescente e giovane una presa in carico adeguata alla sua condizione”.
Quali risposte offre l’Unicef?
“La casistica di cui parlavo ha bisogno di un supporto specializzato. Noi siamo presenti con i nostri partner nei luoghi di sbarco per dare ai minorenni che arrivano in Italia informazioni sui loro diritti e abbiamo dei programmi a supporto delle prefetture per la gestione dei casi più vulnerabili, che ci permettono seguire chi ha problemi di salute mentale o ha vissuto episodi di violenza di genere. Allo stesso tempo, mettiamo a disposizione strumenti di ascolto, confronto e partecipazione, come la campagna OPS! – la tua Opinione, oltre ogni Pregiudizio e contro gli Stereotipi, la OPS Academy e la piattaforma U-Report, per dare voce ai soggetti destinatari dell’accoglienza. Credo che soltanto ascoltando loro potremo costruire un sistema davvero inclusivo e che risponda ai loro bisogni”.

