“Cosa possiamo apprendere dalla natura, invece di prendere, nella vita di tutti i giorni?”. L’ambiente che circonda e le forme di vita che lo abitano non sono soltanto una risorsa. In molti casi rappresentano un modello per noi esseri umani, suggerendoci l’idea per una nuova scoperta scientifica o dimostrando come la cooperazione sia il “segreto” della coesistenza. Da questi spunti è partito il programma di “Mi curo di te-Agire secondo natura”, il percorso didattico gratuito realizzato da WWf Italia e Regina (Gruppo Sofidel) per promuovere l’educazione ambientale fin dai banchi della scuola primaria. Perché fin dei nostri gesti quotidiano possiamo comportarci “secondo natura”. Interris.it ne ha parlato con la responsabile educazione di WWF Italia Martina Alemanno.
Perché insegnare il rispetto dell’ambiente già ai bambini?
“Il WWF Italia lavora da anni per educare tutti alla cultura della sostenibilità e all’attenzione per la natura, anche nella vita quotidiana e nei contesti urbani. Da oltre dieci anni il progetto ‘Mi curo di te’ si rivolge alle giovani generazioni per far conoscere anche alle bambine e ai bambini le nozioni ambientali e le azioni di cura del pianeta. Ci ispiriamo anche al target 4.7 dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite che prevede la promozione di una cultura della sostenibilità accessibile a tutti”.
Quale tema avete scelto per questa edizione?
“Ci focalizziamo sull’obiettivo 12 dell’Agenda 2030, ‘Consumo e produzione responsabili’. Invitiamo a non sprecare le risorse, a non produrre più del necessario e a prendere esempio dal comportamento di ecosistemi, animali e piante – un processo chiamato biomimesi. In tante occasioni la scienza ha realizzato idee innovative a partire dall’imitazione della natura, ne ripercorriamo la storia in classe raccontando qualche esempio virtuoso. Il programma è composto da cinque moduli didattici, ‘Elementi in circolo’, Consumare con cura’, ‘Futuro, innovazione e tecnologia’, ‘Alleati del clima’ e ‘Soluzioni della natura’, per i quali proponiamo sia un percorso di approfondimento sia dei giochi, come i web game, per stimolare la curiosità e il coinvolgimento di bambine e bambini”.
Ce ne può raccontare qualcuno?
“Uno scienziato inventato ha il velcro dopo aver notato che fiori e piante rimanevano attaccati al pelo del suo cane, quando lo portava a spasso nel parco. Le tecniche di ecolocalizzazione di alcuni animali che non hanno una vista particolarmente sviluppata, come i pipistrelli, che gli permettono di capire com’è fatto l’ambiente circostante e se ci sono ostacoli, sono alla base dei nostri sistemi radar e sonar. L’ingegnere giapponesi Miura, appassionato di origami, si è ispirato alle coccinelle per studiare il miglior meccanismo di ripiegamento per le vele solari delle sonde spaziali. Ancora, un modello di cooperazione è il rapporto simbiotico che si stabilisce tra i coralli e le zooxantelle, alghe unicellulari che ricevono dai primi un nutrimento e ripari e in cambio forniscono ossigeno e altre sostanze utili. Una simbiosi iniziata milioni di anni fa e uno spunto per la coesistenza tra l’uomo e le altre forme di vita”.
In questi anni, che tipo di riscontro ha avuto il progetto?
“La ricezione è sempre stata estremamente ampia e positiva, fino ad oggi abbiamo coinvolto 1.140 scuole primarie, in totale oltre 130mila studenti. Il mondo della scuola ha dimostrato un forte coinvolgimento e questo lo dobbiamo anche alla bravura e alla creatività degli insegnanti nel portare questi temi in classe, ricollegandoli in maniera trasversale alle diverse materie – come prevede la legge 92/2019 sull’insegnamento dell’educazione civica”.

