Quest’anno il 36° Festival dei Giovani a Medjugorje coincide con il Giubileo dei Giovani a Roma. Interris.it ha intervistato Riccardo Caniato, giornalista e autore del libro “Medjugorje, un’indagine. La mia via per il Paradiso, sola andata“, con cui abbiamo parlato del profondo significato di questi eventi che richiamano migliaia di giovani alla fede. Un’occasione per riflettere su come la spiritualità possa trasformare le vite, anche nell’era digitale.
Festival dei Giovani a Medjugorje. Saranno in tanti a partecipare. Come può cambiare le loro vite una esperienza del genere?
“Dall’1 al 6 agosto, quasi 100.000 ragazzi da tutto il mondo sono attesi a Medjugorje per il 36° Festival dei Giovani. È un evento sorprendente, soprattutto nell’Europa fortemente scristianizzata di oggi, dove prevale la cultura del relativismo e l’individualismo. Eppure, questi giovani, il nostro futuro, vanno a Medjugorje. Quello che mi colpisce, da giornalista, è che a Medjugorje non c’è nulla, nemmeno adesso. Non ci sono attrazioni turistiche, discoteche o opere d’arte. Ma 100.000 ragazzi vanno lì per la prima settimana di agosto. Questo mi fa pensare al 1981, quando sei ragazzi di età diverse, senza nulla in comune, furono uniti da qualcosa di esterno a loro. Questo “qualcosa” è qualcuno, e se si decide di credere a quei ragazzi, è la presenza della Madonna. I milioni di pellegrini che in tutti questi anni sono passati da Medjugorje, confessandosi e facendo la comunione, testimoniano una preghiera particolarmente sentita, un luogo dove si respira davvero la presenza del Divino”.

Che cosa è per te Medjugorje?
“Per me, Medjugorje è stata una forte provocazione. L’ho conosciuta nell’84, quando due miei compagni di classe, poco inclini alla Messa, tornarono da lì entusiasti, dicendo di aver solo pregato. Ho capito che quella non era una preghiera vuota, ma una preghiera viva. Questo si inserisce nell’evento del Giubileo a Roma, che ci dice la stessa cosa: i ragazzi hanno bisogno di pregare, di stabilire un dialogo con Dio, perché solo in Lui, come dice Gesù, trovano, noi tutti troviamo, parole di Vita eterna”.

Nel tuo libro sottolinei proprio questa esperienza. Possiamo dire che il primo miracolo di Medjugorje è proprio questa unità di cuore e di preghiera tra tanti giovani?
“Il mio libro racconta la storia di Medjugorje, il suo messaggio e come mi aiuta nella preghiera. Ma soprattutto, riporta tutti i frutti che, da giornalista, ho incontrato negli anni: le conversioni, le guarigioni. Medjugorje ci mostra come la storia della salvezza, il macrocosmo, sia sempre in dialogo con il microcosmo della vita di ogni persona, chiamata a vivere la “buona battaglia” e a comunicare l’amore di Dio. ‘La mia via per il Paradiso sola andata’ è Maria che ci ricorda che siamo fatti per la vita eterna. La Madonna ci chiama a tendere al cielo, dicendo che il nostro paradiso può già iniziare qui in terra. Se i ragazzi non trovano qualcosa di autentico, semplicemente si allontanano. Invece a Medjugorje, tanti hanno fatto scelte di vita radicali: vocazioni religiose, matrimoni risanati, cambiamenti di vita. Molti sono diventati testimoni nel loro quotidiano, rispondendo alla ‘chiamata universale alla santità’ definita dal Vaticano II”.
Puoi approfondire il legame tra l’esperienza di Medjugorje e il Giubileo dei Giovani a Roma?
“Sì. L’esperienza di Medjugorje, come quella del Giubileo a Roma, ci conferma che i ragazzi hanno un bisogno intrinseco di senso e di speranza. Papa Leone XIV, dopo la Santa Messa di benvenuto, ha accolto i giovani a San Pietro, parlando di una pace che per noi credenti è radicata in Cristo, è Cristo stesso. Sia Medjugorje che il Giubileo sono occasioni per i giovani di sperimentare la presenza di Dio, un Dio che si fa incontro e che desidera stabilire nei nostri cuori una relazione d’amore e di pace con noi. Entrambi gli eventi evidenziano come la Chiesa stessa si muova di conseguenza per andare incontro ai giovani, ascoltarli e accompagnarli nel loro cammino di fede”.
Qual è il messaggio chiave che tu speri che i giovani portino con sé da eventi come il Festival di Medjugorje o il Giubileo di Roma?
“Il messaggio chiave è “eternità con Dio”. La Madonna a Medjugorje, la prima credente, la creatura che ha avuto in terra la fede più grande, ci invita a farci santi, ricordandoci che siamo “cari figli” amati da un Padre buono, pensati e creati a sua immagine e somiglianza. La nostra dimora è il Cielo, ragione per cui, ci ricorda Maria, il paradiso può già cominciare qui in terra. Questo avviene quando impariamo ad affrontare ogni momento, ogni sfida della nostra esistenza non da soli, ma in atto libero di affidamento e di comunione con Dio. Spero che i giovani portino con sé la gioia di una preghiera che si fa dialogo vivo e che genera l’audacia di essere testimoni, trasformando la loro vita ordinaria in un cammino di santità”.
Cosa dovrebbe cercare oggi un ragazzo o una ragazza che decide di recarsi a Medjugorje?
“Non bisogna andare alla ricerca di sensazionalismi. Chiunque si rechi a Medjugorje, dovrebbe interiorizzare la grazia particolare, tangibile di un luogo come questo, per poi tradurla nelle circostanze quotidiane della sua vita. Lo straordinario di luoghi come Medjugorje, Betlemme, Gerusalemme, Lourdes, Fatima e tanti altri ha lo scopo di richiamarci che Dio esiste, perché poi gli permettiamo di abitare anche il nostro ordinario. Le guarigioni fisiche, le grazie spirituali, i miracoli dei Vangeli come quelli di Medjugorje sono come il suono delle campane con cui Dio ci dice: “Svegliati, io ci sono, ti voglio bene”… ma poi dobbiamo incanalare queste grandi grazie, queste esperienze, che sono pur sempre occasionali, in una vita santa, cioè vissuta nella presenza e nella sequela di Cristo anche nelle fatiche e nelle croci che troveremo sul nostro cammino. Con la certezza che non siamo soli, mai. La Famiglia del Cielo veglia su di noi e ci accompagna”.

