Mediterraneo sempre più caldo: il monitoraggio di Goletta Verde

L’intervista di Interris.it al responsabile nazionale dell'ufficio scientifico di Legambiente Andrea Minutolo sui dati del monitoraggio del mare Adriatico della campagna Goletta Verde

Nell'immagine: a sinistra Goletta Verde, a destra Andrea Minutolo (foto Ufficio stampa Legambiente)

Il Mediterraneo suona il campanello d’allarme. A giugno la temperatura media del nostro mare è stata superiore di un grado rispetto allo stesso periodo di riferimento nei dieci anni precedenti. Un mare più caldo cambia le condizioni di vita sotto e sopra la superficie dell’acqua, con impatti sulla biodiversità e sull’instabilità atmosferica. A misurare la “febbre” del Mediterraneo la campagna Goletta Verde di Legambiente, da trent’anni impegnata a segnalare le criticità e valorizzare le bellezze del nostro mare, ha effettuato un monitoraggio nel mese di giugno percorrendo la costa italiana sull’Adriatico, per poi spostarsi sul Tirreno.

La “febbre” dell’Adriatico

“Le temperature raggiunte dal Mediterraneo nel mese di giugno sono state le più alte degli ultimi dieci anni, sia come fasce di picco che come media”, dice a Interris.it Andrea Minutolo, responsabile nazionale dell’ufficio scientifico di Legambiente, “soprattutto nell’alto e nel centro adriatico, dalla laguna di Venezia fino all’Abruzzo e al Molise”. Dove si sono raggiunti rispettivamente i 25 e il 24,9 gradi centigradi. I dati di partenza sono quelli dell’analisi satellitare dell’osservatorio europeo Copernicus, rielaborati dall’associazione ambientalista. “Se il trend di luglio e agosto tenderà ad avere temperature costanti elevate aumenterà ancora”, aggiunge. Inoltre, “il Tirreno ha dimostrato a giugno una temperatura media più alta rispetto all’Adriatico”, sottolinea. L’analisi dell’altra porzione di Mediterraneo si tiene tra mese di luglio e inizio agosto.

Cause ed effetti

Motivo di questo aumento sono anche le caratteristiche morfologiche dell’area mediterranea, “un bacino semichiuso con poco ricambio d’acqua e d’ossigeno”, spiga Minutolo, che la rendono “un hotspot climatico”. Il calore assorbito dalla superficie dell’acqua viene trattenuto e immagazzinato, causando due fenomeni. “Sotto l’acqua l’aumento di temperatura fa cambiare le condizioni di vita delle specie abituate alle acqua più fredde, che migrano, mentre quelle dalle altre latitudini trovano qui le condizioni ideali”. Sopra la superficie del mare, invece, “per le elevate temperature e il forte irraggiamento solare l’evapotraspirazione crea una forte instabilità in atmosfera per via carichi di umidità e di acqua che salgono e si raffreddano, generando precipitazioni improvvise e sempre più estreme con maggior frequenza”, continua Minutolo. Per questo dopo settimane più calde si verificano shock con temporali e grandinate.

Foto Ufficio stampa Legambiente

Mitigazione e adattamento

Uno degli effetti del cambiamento climatico è l’innalzamento del livello del mare e il nostro Paese rischia di vedere scomparire, da qui al 2100, la laguna di Venezia ma anche altre zone costiere. Minutolo indica come evitare che accada, puntando sull’adattamento del territorio. “Serve restituire spazio al mare e sulla terraferma ripristinare le dune, inoltre occorre ripensare lo sviluppo urbanistico, oggi le infrastrutture arrivano quasi sulla costa e si espongono al rischio delle mareggiate”. L’Agenda 2030 individuano politiche di mitigazione per ridurre l’impatto degli effetti del cambiamento climatico. “Occorre ridurre le emissioni in atmosfera abbandonando le fonti fossili, per questo Legambiente promuove gli impianti eolici offshore, sostenibili e intorno alle quali si può ricreare biodiversità dato che l’uomo non ci può arrivare”, dichiara il responsabile dell’associazione ambientalista.

Altre minacce

Lo scopo originario della campagna Goletta Verde è la denuncia dell’inquinamento e dell’abusivismo. Quali altre minacce alla salute del Mediterraneo sono state osservate durante il monitoraggio. “Le analisi microbiologiche su campioni di acqua fatte in alto Adriatico l’hanno trovato in buono stato, tranne qualche anomalia riscontrata in Emilia-Romagna, Abruzzo e Molise, segno di una cattive depurazione”, riferisce Minutolo.

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