Le catacombe: testimonianza di fede e speranza

Tra i tanti percorsi di fede che i pellegrini di speranza compiono in questo Anno Santo non può certamente mancare una visita alle catacombe che si trovano a Roma. Esse hanno rappresentato per turisti e visitatori in genere, sempre un qualcosa di particolare e di suggestivo al tempo stesso, le catacombe, infatti ci rimandano ai primi secoli del cristianesimo, quando l’imperatore Costantino (306-337) non aveva ancora firmato il famoso editto di Milano del 313, che permetteva la libertà di culto, in tutto l’Impero Romano. A proposito, per l’esattezza, Costantino, diede ordine ai governatori delle province romane, durante la tetrarchia, di attuare le misure già emanate dall’imperatore Galerio (293-311) il 30 aprile del 311, con il quale era stato definitivamente posto termine alle persecuzioni verso i cristiani.

Le catacombe sono un insieme di tunnel e camere sotterranee, che furono utilizzati come luoghi di sepoltura e di culto, usate dalle comunità cristiane tra il II e il III secolo, in un tempo in cui la cremazione era la prassi tradizionale romana, per volere del console Silla tra l’82 e l’81 a.C. C’è da ricordare che le catacombe non furono un’invenzione dei cristiani, ma forse un’imitazione di sepolcri dove avveniva l’inumazione, già in uso nei popoli orientali e negli Etruschi.

I cristiani preferivano l’inumazione, in vista della risurrezione della carne, secondo la loro fede religiosa, essi scavarono le loro catacombe al difuori della città, in quanto la legge romana vietava di seppellire nell’interno dell’abitato, usavano il tufo perché si lavorava facilmente, e data la sua porosità, rendeva salubri ed asciutte le gallerie nelle quali si dovevano deporre i corpi dei defunti. Nelle stanze chiamate “cryptae” se grandi, e “cubicola se piccole, erano le sepolture di famiglia.

Tutte le gallerie erano rischiarate in gran parte da piccole lampade fissate ai muri, come anche da fori in alto, di forma rotonda o quadrata che discendevano fino ai piani inferiori delle catacombe, portandovi l’aria e la luce. Molte gallerie erano arricchite da affreschi che riproducevano i simboli cristiani, il “Buon Pastore”, il monogramma di Cristo (Chi-Rho) e il pesce, che trascritto in greco “IXTHYS “, era un acrostico dal significato: “Gesù Cristo Figlio di Dio Salvatore”.

Naturalmente si trovano anche altri simboli come la colomba, la fenice che voleva dire resurrezione e la nave che s’identificava con la Chiesa. A Roma le catacombe più importanti sono quelle di San Callisto, situate tra la via Appia Antica, la via Ardeatina e la via delle Sette Chiese, su un’area di circa quindici ettari, nacquero tra la fine del II secolo e l’inizio del III. Il nome deriva da Callisto, diacono e successivamente papa, che le ampliò e ne fece il cimitero ufficiale della Chiesa di Roma, e fu preposto all’amministrazione di questo cimitero da papa Zefirino (199-217).

Al suo interno ci sono oltre cinquanta martiri, sedici pontefici e migliaia di cristiani, con una rete di gallerie lunga fino a venti chilometri e strutture monumentali come le cripte dei Papi, di Santa Cecilia e i Cubicoli dei Sacramenti. Nella cripta dei Papi troviamo sei pontefici con iscrizioni identificate: Ponziano (230-235) Antero (235-236) Fabiano (236-250) Lucio I (253-254) Sisto II (257-258) Eutichiano (275-283). Altri pontefici sono sepolti in altre zone delle catacombe. Oltre a quelle di S. Callisto a Roma è possibile visitare quelle di S. Domitilla, di S. Priscilla, di S. Agnese e dei Santi Marcellino e Pietro, di S. Pancrazio.

Nella storia del cristianesimo, le catacombe rivelano soprattutto la solidarietà delle prime comunità cristiane, dove si percepiva la grande fede e la speranza della resurrezione in Cristo.

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