Il Labour Film Festival, giunto alla sua ventunesima edizione e in corso fino al 9 ottobre presso il Cinema “Rondinella” di Sesto San Giovanni, rappresenta una delle rassegne cinematografiche più significative in Europa dedicate al tema del lavoro. La rassegna cinematografica racconta le sfide, le trasformazioni e la dignità del lavoro in tutte le sue forme, offrendo uno sguardo profondo sulle condizioni umane e sociali di chi lavora. Una proposta culturale che unisce impegno civile e arte, promuovendo riflessione, consapevolezza e solidarietà. Interris.it, sul significato di questa rassegna e alla sinergia tra cooperazione internazionale e lavoro, ha intervistato la dottoressa Marta Valota, direttrice di Iscos Lombardia.

L’intervista
Valota, quali sono, a suo parere, i titoli più rappresentativi di questa edizione del “Labour Film Festival”? Che valori rappresentano per voi?
“Siamo giunti alla ventunesima edizione del Labour Film Festival, una delle rassegne storiche in Europa dedicate al tema del lavoro attraverso il linguaggio del cinema. La selezione propone un’indagine sulle molteplici relazioni tra l’uomo e il mondo del lavoro. Tra i titoli spicca ‘La storia di Souleymane’ di Boris Lojkine, che affronta il tema dello sfruttamento dei rider migranti. C’è poi ‘Aragoste a Manhattan’ di Alonso Ruizpalacios, un regista messicano che esplora l’universo complesso della ristorazione. Attraverso ‘Guida pratica per insegnanti’ di Thomas Lilti invece, affrontiamo la vocazione e le difficoltà legate all’insegnamento, tema attuale anche in Italia. Inoltre, ‘Sons’ di Gustav Möller approfondisce il delicato ruolo dell’agente carcerario, mentre ‘L’ultimo turno’ racconta l’abnegazione di un’infermiera che presta servizio in un ospedale sottorganico. Attraverso queste storie, vogliamo veicolare valori fondamentali: il lavoro deve essere dignitoso, tutelato e riconosciuto. Il festival è promosso da Cisl Lombardia e Acli Lombardia, che da anni promuovono una vera cultura del lavoro tramite il cinema”.
Come si coniugano le tematiche del lavoro con quelle della cooperazione internazionale?
“Siamo stati onorati di aver inaugurato il festival con due nostri documentari che raccontano alcuni progetti di cooperazione internazionale. Per noi è un contesto naturale, essendo un ente promosso da un sindacato e impegnato da oltre 40 anni neila promozione del lavoro degno nei contesti più svantaggiati del mondo. Il nostro nome stesso, ovvero Istituto Sindacale di Cooperazione allo Sviluppo, testimonia la missione che ci guida. Il primo documentario racconta il nostro intervento nella Cisgiordania, dove operiamo dal 2010 in collaborazione con il sindacato locale PFTU. Inizialmente l’intervento era centrato su formazione e salute e sicurezza sul lavoro. Dopo il 7 ottobre 2023 però, con l’aggravarsi del conflitto, il nostro impegno si è trasformato in un’azione umanitaria, pur sempre fondata sul lavoro come strumento di resilienza e dignità. Il secondo documentario presentato invece, è ambientato in Marocco, dove supportiamo giovani volontari e lavoratori in un rifugio per animali abbandonati. Qui abbiamo offerto formazione zooantropologica con esperti italiani e sensibilizzato sul valore della formalizzazione del lavoro, favorendo percorsi di regolarizzazione tramite forme di autoimprenditorialità accessibili, come ad esempio le partite Iva agevolate. Anche in questo caso, il nostro obiettivo è creare opportunità concrete di lavoro dignitoso”.
Che messaggio volete lanciare attraverso i documentari presentati?
“Un messaggio di solidarietà e cooperazione tra i popoli. Attraverso il documentario ambientato in Palestina, chiediamo di non distogliere l’attenzione da una realtà drammatica perchè, mentre la Striscia di Gaza resta sotto i riflettori internazionali, la situazione in Cisgiordania è spesso dimenticata, nonostante sia oggi altrettanto colpita. Nell’intervista al segretario del PFTU, Wael Natif, emerge con forza la necessità di garantire una vita dignitosa a chi sopravvive alla guerra, a partire proprio dal lavoro. Anche il documentario sul Marocco vuole offrire uno spunto di riflessione: conoscere realtà lontane, ma non per questo meno urgenti, e fondamentale proporre soluzioni che restituiscano speranza e futuro. Rivolgiamo un appello a chi partecipa al Festival e non solo: aiutateci a sostenere i nostri progetti, attraverso donazioni, il 5×1000 o anche semplicemente diffondendo i nostri contenuti. I documentari sono disponibili sul nostro sito e visibili a tutti, con l’obiettivo di continuare a raccontare e costruire un mondo dove il lavoro sia davvero un diritto per tutti”.

