C’è un filo che unisce eventi apparentemente diversi: la proclamazione del 4 ottobre come festa civile nazionale, l’Anno Giubilare Francescano indetto da Leone XIV, il ciclo degli anniversari ottocentenari che dal 2023 al 2026 ripercorrono i momenti decisivi della vita del Santo di Assisi, fino al cammino globale dell’Economy of Francesco. Non è un caso, né un semplice accumulo di ricorrenze. È un segno evangelico dei tempi. La sequenza non è casuale. È come se la Chiesa — e forse anche il mondo — avesse bisogno di tornare alla sorgente dove il Vangelo si è fatto carne in modo radicale, disarmato, non ideologico.
San Francesco non è un santo “devozionale”: è un evento nella storia della Chiesa. Ogni volta che la cristianità attraversa un passaggio critico, Francesco ritorna come criterio di discernimento. E oggi il passaggio è evidente: guerre, polarizzazioni, crisi ecologica, crisi economica, crisi di fiducia nelle istituzioni, crisi spirituale. Leone XIV lo dice con chiarezza nella sua lettera: la pace con Dio, con gli uomini e con il creato sono inseparabili. È un’affermazione che sembra scritta per il nostro tempo. È un catecumenato per il mondo. Un itinerario che risponde, punto per punto, alle fratture del presente.
San Francesco ritorna quando la storia ha bisogno di una svolta. Non come icona consolatoria, ma come criterio di discernimento. La sua figura, così radicalmente evangelica e così sorprendentemente moderna, sembra riemergere proprio mentre il mondo attraversa una crisi che è insieme economica, ecologica, politica e spirituale. Guerre che si moltiplicano, polarizzazioni che lacerano, un pianeta ferito, un’economia che produce scarti, una società che fatica a riconoscersi: tutto sembra chiedere un’altra grammatica dell’umano.
È in questo contesto che il Decreto pontificio sull’anno giubilare francescano assume un valore particolare. Non è un atto amministrativo, ma un gesto pastorale forte. La clausola finale — “Nonostante qualsiasi disposizione contraria” — suona come un sigillo di urgenza: questo Anno di San Francesco deve accadere, perché il suo messaggio è necessario. È un kairos, un tempo favorevole che la Chiesa offre al mondo. È come se il Papa dicesse: Questo Anno di San Francesco deve accadere. Nulla può impedirlo. È un dono necessario per la Chiesa e per il mondo.
Gli anniversari ottocentenari non sono semplici memorie storiche. Sono un itinerario spirituale che ripercorre l’intera architettura della vita francescana: la Regola come forma evangelica dell’esistenza; il Cantico come riconciliazione cosmica; le Stimmate come conformazione a Cristo; Greccio come incarnazione quotidiana; il Transito come compimento nella pace. È un catecumenato per il nostro tempo, una pedagogia della fraternità che risponde, punto per punto, alle fratture del presente.
La razionalità moderna — che ha generato progresso ma anche devastazione — mostra oggi i suoi limiti. Non basta più a interpretare la complessità del mondo. Francesco propone una razionalità diversa: non irrazionale, ma sovra-razionale. Una intelligenza spirituale capace di integrare affetto, simbolo, corpo, creato, comunità, limite, dono. È la stessa intuizione che anima l’Economy of Francesco: l’economia non può essere solo tecnica, deve tornare ad essere relazione, cura, gratuità, fraternità. È un catecumenato per il mondo. Un itinerario che risponde, punto per punto, alle fratture del presente.
Il ritorno a Francesco, dunque, non è nostalgia. È un’indicazione di rotta. È la proposta di un paradigma alternativo alla logica del dominio e dell’efficienza. È un invito a disarmare il cuore, come Francesco davanti al Sultano nel 1219: un gesto che oggi parla più di mille trattati diplomatici.
L’Anno Giubilare Francescano può diventare allora un laboratorio di pace, un esercizio di riconciliazione, un cammino di conversione personale e sociale. Può aiutare la Chiesa e la società a ritrovare la bussola in un tempo disorientato. Può ricordarci che la pace non è un’utopia, ma una vocazione; che la fraternità non è un sentimento, ma una scelta; che la povertà non è miseria, ma libertà; che il creato non è una risorsa, ma una casa comune.
Forse è questo che la Provvidenza sta dicendo attraverso la sorprendente convergenza di questi eventi: che il mondo ha bisogno di Francesco. Non come santo del passato, ma come compagno di viaggio per il futuro. E che la Chiesa, nel proporlo con tanta insistenza, sta indicando una via: la via della minorità, della pace, della fraternità universale.
Una via che non è alternativa al Vangelo, ma il suo volto più luminoso: una bussola alternativa alla razionalità tecnocratica.
Il ritorno a Francesco non è un’operazione culturale, ma un discernimento ecclesiale. La Chiesa sta indicando che il paradigma francescano — evangelico, relazionale, cosmico — è la chiave per attraversare la crisi globale. L’Anno Giubilare non è un ricordo, ma un mandato: ritrovare la pace come vocazione universale.

