Si trova a Roma, il santuario mariano più piccolo del mondo ed è dedicato alla Madonna dell’Archetto. Questo luogo, spesso sfuggente all’occhio del turista distratto, custodisce una storia affascinante e una profonda tradizione di fede, rendendolo un santuario mariano unico della Città Eterna, già ricca di chiese dedicate alla Vergine Maria.
Nel 1690 la marchesa Alessandra Mellini Muti Papazzurri Savorelli, volle esporre alla venerazione dei fedeli un’immagine della Madonna nel vicolo dell’Archetto, nel rione Trevi, aperto per mettere in comunicazione la via di S. Marcello e piazza della Pilotta, dove ha sede la Pontificia Università Gregoriana. La nobildonna diede incarico al pittore Domenico Muratori (1661-1742) di riprodurre le sembianze della Vergine, prendendole a prestito dalla effigie mariana custodita dalla suora cappuccina Ersilia Mellini, sua parente, nel monastero del Verbo Divino, che si trovava a via Agostino Depretis. Il volto della Madonna è dipinto sopra una tegola di coccio maiolicato e misura appena 58 centimetri per 50.
L’immagine, detta in un primo momento “Mater misericordiae” e poi “Causa nostrae laetitia”, venne collocata tra le pareti del palazzo Casali e della casa dirimpetto. Nel 1571 l’edicola venne restaurata a spese della famiglia Savorelli, divenuta proprietaria del palazzo Casali, oggi Balestra; i lavori vennero eseguiti dagli scultori Ferrari e Grassi.
Il 9 luglio del 1796 accadde un fatto straordinario: l’immagine mariana mosse le pupille dando inizio ad una serie di altrettanti prodigi che furono registrati in quello stesso giorno su numerose altre icone della città, raffiguranti la Madre di Dio. In quel periodo, l’Europa era sconvolta dagli eventi rivoluzionari e si diffuse la notizia che diverse immagini mariane, non solo a Roma ma anche in altre città, avessero mosso gli occhi o manifestato segni straordinari, interpretati come presagi o appelli alla preghiera. Il portentoso gesto fu avvertito da uno dei tanti fedeli, tale Antonio Ambrosini, che s’era recato di buon mattino a pregare Maria Santissima.
Aumentò, a partire da allora, il concorso del popolo; in seguito per dare al luogo un maggiore decoro e salvaguardare gli ex-voto che si andavano facendo più numerosi, gli accessi dal vicolo, sia da una parte che dall’altra, vennero chiusi da cancelli.
Successivamente il vicolo già chiuso venne trasformato in una devota cappella, la cui costruzione venne eseguita su progetto dell’architetto Virginio Vespignani (1808-1882), che la considerò il suo capolavoro, su incarico di Alessandro e Caterina Muti. L’opera venne inaugurata il 31 maggio del 1851, presenti autorità civili e religiose; tra i primi visitatori vi fu Luigi I (1786-1868) re di Baviera.
L’interno di questa minuscola cappella è a croce latina, mentre la cupola fu affrescata da Costantino Brumidi (1805-1880) che introdusse l’arte dell’encausto (una pittura con i colori preparati con cera); lo stesso artista decorò anche il Campidoglio a Washington. Il soffitto di questo piccolo santuario, è a cassettoni in stucco dorato, con teste d’angioli e putti recanti simboli mariani e stemmi gentilizi della famiglia Savorelli. Il 1° novembre del 1946 in occasione del 150° anniversario del miracolo, l’immagine mariana venne trasportata nella vicina chiesa delle Stimmate e solennemente incoronata dal Capitolo Vaticano.
La Madonna dell’Archetto continua ad essere un luogo di culto attivo e un punto di riferimento per la devozione mariana a Roma. Nonostante sia spesso oscurata dalla fama della vicina Fontana di Trevi, offre un rifugio di pace e spiritualità in uno dei rioni più frequentati dai tanti turisti.

