Per i cattolici, l’impegno nella società civile è una naturale espressione della fede, che si traduce in responsabilità, testimonianza e servizio verso il prossimo. La Dottrina Sociale della Chiesa invita i credenti a partecipare attivamente alla vita pubblica, promuovendo il Bene Comune, la giustizia sociale e la tutela della dignità umana. L’agire politico e civile, vissuto con spirito evangelico, diventa così strumento di carità e costruzione di fraternità.
L’esperienza di Como
In provincia di Como, sulla base di questi principi, ha preso avvio il “Laboratorio Bene Comune” che, attraverso l’incontro con il prossimo, sta dando vita a diverse occasioni di ascolto e fraternità concreta. Interris.it ha intervistato il dott. Federico Gramatica, rappresentante della Comunità Beato Teresio Olivelli di Bellagio e Vassena nel relativo Vicariato, membro del Laboratorio Bene Comune (Lbc) nonché volontario in diverse associazioni e, dal maggio 2023 sindaco di Oliveto Lario.

L’intervista
Gramatica, come nasce e quali obiettivi ha il “Laboratorio Bene Comune”?
“Il Laboratorio Bene Comune nasce dallo studio e dalla venerazione del Beato Teresio Olivelli. Dopo una visita a Vigevano insieme a Paolo Bustaffa e a don Simone Tiraboschi, parroco di Bellagio, abbiamo approfondito la figura di Olivelli, apprezzandone l’impegno civico. Da questa riflessione è nata, insieme alla CDAL – di cui il Laboratorio rappresenta una piccola espressione – la volontà di creare uno spazio di formazione e condivisione dedicato ai giovani. L’obiettivo è offrire loro un luogo in cui avvicinarsi gradualmente alla realtà amministrativa e politica, sviluppando al contempo senso civico e responsabilità verso la comunità”.
Alla luce dell’insegnamento offerto dalla Settimana Sociale di Trieste, cosa lascia ai giovani e come si può incentivare la loro partecipazione al Bene Comune?
“Il Bene Comune parte da un concetto fondamentale: prendersi cura dell’altro. È questo il modo migliore per coinvolgere i giovani e aiutarli a sentirsi parte di una comunità viva. Prendersi cura significa dedicare tempo, ascolto e attenzione, ma anche creare spazi di aggregazione dove i giovani possano esprimere i propri talenti e farli fiorire. Solo così possono maturare una consapevolezza civica autentica e diventare protagonisti attivi del Bene Comune”.
In base alla sua esperienza nel mondo del volontariato e in quello amministrativo, quali sono i suoi auspici per il futuro su questi temi?
“Il mio augurio, personale e collettivo, è di riscoprire che volontariato e politica, pur essendo due binari distinti, devono correre parallelamente. Su questi binari viaggia infatti il “treno” della società. La politica non può prescindere dal valore aggiunto che il volontariato offre, fatto di dedizione, esperienza e servizio. Allo stesso tempo, il volontariato non deve dimenticare che non tutto può arrivare “dal cielo”: occorre anche costruire, agire, assumersi responsabilità concrete. La politica, se vissuta con spirito di servizio, insegna proprio questo — che il Bene Comune si realizza solo attraverso l’impegno condiviso, la collaborazione e la cura reciproca”.

