La “via cattolica” della sinodalità: il card. Coccopalmerio spiega la Chiesa del futuro

Il cardinale Coccopalmerio presenta il suo nuovo volume "Chiesa sinodale in cammino", invitando ogni battezzato a passare da una presenza passiva a un ruolo attivo nelle decisioni della parrocchia

A destra il cardinale Francesco Coccopalmerio. Foto Francesco Vitale. A sinistra, il volume "Il cammino sinodale". Foto Dicastero della Comunicazione

In un tempo in cui il linguaggio ecclesiale rischia spesso di smarrirsi tra tecnicismi e astrazioni, il cardinale Francesco Coccopalmerio torna in libreria con un contributo di rara lucidità: “Chiesa sinodale in cammino“. Stimato canonista e pastore di lungo corso, Coccopalmerio non si limita a un commento accademico, ma offre ai lettori una vera e propria bussola per orientarsi nel Documento finale della XVI Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi (2023-2024), testo che Papa Francesco ha recentemente integrato nel suo Magistero ordinario. L’intento dell’autore è quello di una “rilettura pastorale”: attraverso l’analisi di temi chiave e la spiegazione di passaggi nodali, il volume punta a svelare la natura profonda della sinodalità. Tra le pagine più incisive spiccano quelle dedicate a un tema complesso e attualissimo: l’esercizio del voto consultivo e deliberativo all’interno delle strutture ecclesiali. Qui, Coccopalmerio tratteggia con equilibrio quella che definisce una possibile “via cattolica” al deliberativo, cercando un punto di incontro tra partecipazione democratica e natura gerarchica della Chiesa. Caratterizzato da uno stile sobrio e incisivo, il volume si rivolge non agli specialisti, ma a chiunque — laico o pastore — sia impegnato quotidianamente nel servizio della comunità. Un’opera che trasforma il concetto di “camminare insieme” da slogan a pratica vissuta, come emerge chiaramente in questa intervista rilasciata dall’autore.

L’Intervista

Eminenza, nel suo volume “Chiesa sinodale in cammino”, lei insiste molto sull’identità profonda della comunità ecclesiale. In che modo la Chiesa si manifesta concretamente nel suo essere “popolo di Dio”?

“Io credo che la Chiesa, che è fatta di fedeli e di pastori, si attui in modo speciale nelle celebrazioni liturgiche, in modo particolare nell’Eucaristia. Tuttavia, essa si esprime anche nell’attività di governo, che è propria delle strutture di sinodalità. Potrei dire, quasi con un’equazione, che vedere le strutture di sinodalità e vedere un “pezzetto” di Chiesa sia esattamente la stessa cosa”.

A proposito di fedeli, lei sottolinea il valore dei sacramenti dell’iniziazione. In che modo i pastori possono trasmettere questa “sacramentalità” alle nuove generazioni e quanto conta, in questo processo, la potestà che deriva dal Battesimo?

“È fondamentale far sentire, fin dall’inizio della catechesi dell’iniziazione, che il Battesimo ci abilita a vivere come Chiesa. Questa consapevolezza deve tradursi in gesti concreti: il fedele deve partecipare alla vita della propria parrocchia, ad esempio interessandosi alla sua struttura e ai suoi problemi. Il battezzato deve chiedersi: ‘Cosa posso fare io per intervenire e per aiutare la comunità?'”.

Il suo libro tocca temi cruciali come l’ascolto e il dialogo, concetti difficili da vivere in una società frenetica, distratta e rumorosa. Come possiamo recuperare il “sensus fidei” e rendere i consigli pastorali veri luoghi di condivisione?

“La risposta risiede nel vivere più intensamente la vita della parrocchia in tutte le sue dimensioni. Non dobbiamo limitarci alla sfera liturgica, ma dobbiamo abitare anche quella della vita concreta e dell’assunzione delle decisioni. Interiorizzare questi valori significa passare da una presenza passiva a una partecipazione attiva, dove l’ascolto e il dialogo diventano il metodo naturale per stare insieme”.

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