La storia di Ibrahim, “leone” del disegno

Ibrahim Mamouda, giovane partecipante all’OPS! Academy dell’Unicef, racconta a Interris.it la propria vicenda e l’amore per il disegno

A sinistra: l'opera di Ibrahim Mamouda "Oltre la paura". Foto Lorenzo Cipolla. A destra: Ibrahim Mamouda e Nicola Dell’Arciprete, Coordinatore della Risposta in Italia per l’Ufficio UNICEF per l’Europa e l’Asia Centrale. Foto © Unicef/2026/Vasapollo.

Un ragazzo e un leone si guardano. L’animale ha un’espressione seria, sul viso del giovane il sorriso e lo sguardo acceso dipingono il desiderio di vita, alimentato dalla speranza, che dopo un passato – prossimo, non remoto – difficile, il presente e il futuro siano i tempi in cui lasciare il peggio alle spalle e poter coltivare i propri talenti, inseguire i propri sogni e realizzare la propria essenza. In quei volti Ibrahim Mamouda ha racchiuso le due fasi della sua vita e in quegli occhi trova la motivazione a percorrere la sua strada, quella dell’arte.

L’incontro parla con creatività

Il dipinto con il giovane e il re della savana, dal titolo “Oltre le mie paure”, è stato realizzato durante il percorso formativo e artistico OPS! Academy, promosso dall’Ufficio Unicef per l’Europa e l’Asia centrale, rivolto a ragazze e ragazzi con background migratorio per raccontare esperienze di discriminazione e storie di inclusione. Un progetto che fa parte della campagna OPS! – la tua Opinione, oltre ogni Pregiudizio e contro gli Stereotipi, a dimostrazione di come la cultura dell’incontro e del dialogo parli anche il linguaggio della creatività, fatto di immagini, parole e gesti.

La determinazione del leone

“Il leone rappresenta la mia motivazione di fronte alle sfide e alle difficoltà”, dice Mamouda a Interris.it in occasione della mostra “Giovani d’oggi” organizzata dall’Unicef a Roma. “Se va a caccia ma non riesce a prendere la preda, il giorno dopo ci riprova. E’ un animale che non si arrende”. La stessa determinazione l’ha avuta, e l’ha tutt’ora, il ragazzo, che per arrivare in Italia ha attraversato parte dell’Africa e il Mediterraneo. Il suo itinerario lo ha portato dal Camerun alla Nigeria, da qui in Niger e poi in Libia, dove è stato fermato per due settimane. “Non è stato facile, ho incontrato persone che non riesco a definire ‘umane’”, prosegue, “fortunatamente ho trovato anche chi è stato disposto ad aiutarmi”.

Disegno di compagnia

Il disegno è diventato compagno di Mamouda fin dall’inizio del nuovo capitolo della sua nuova vita. Le prime settimane nel centro che lo ha accolto, a Pescopagano, in Basilicata, trascorrono nella solitudine, senza nessuno con cui parlare e con la difficoltà di fare nuove conoscenze e stringere amicizie al fuori della struttura. “Ho iniziato a disegnare con alcuni pennarelli trovati nel centro perché non avevo molta voglia di uscire e mi sentivo solo. L’arte mi faceva stare bene”, aggiunge.

Un processo artistico in condivisione

La discriminazione razziale ha, per Mamouda, la consistenza delle battute di cattivo gusto sul colore della pelle e dei pezzetti di carta che gli lanciavano quattro compagni di classe. Quando ha visto sui social il concorso della OPS! Academy sull’inclusione, ha deciso di partecipare raccontando il suo vissuto nel modo che gli è più congeniale per esprimersi: il disegno. Ritrae un leone e lo invia, dando così inizio al suo percorso con l’Unicef. Partecipa al laboratorio artistico dove viene affiancato da uno studente dell’Istituto europeo di design (Ied) in veste di tutor, Thomas Montebelli. Insieme lavorano sul concetto e la tecnica dell’opera, in un processo condiviso che è anche un incontro tra persone, culture e tecniche. “Io facevo tutto a mano, lui viene da un altro mondo in cui è tutto informatizzato e fatto col computer”, ricorda sorridendo.

Messaggio d’inclusione

L’arte lancia un messaggio di inclusione oltre i pregiudizi e gli stereotipi e aiuta a immaginare, in prima persona e in maniera collettiva, un futuro diverso. “Grazie a progetti come OPS! Academy”, conclude Mamouda, “tutti possono vedere che anche i ragazzi con background migratorio hanno le potenzialità e l’intelligenza per fare bene le cose e aiutare l’Italia a progredire”.

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